Francesco Paolo Traisci

È meglio la Champions o la Superchampions?

Tempo fa espressi le mie perplessità sull’ipotesi di una Superlega europea ad inviti, in cui i club continentali più blasonati si sarebbero affrontati in un campionato a loro riservato ed autogestito sulla base di criteri meramente manageriali di profitto economico. Alla faccia del merito, della necessità di qualificarsi vincendo o arrivando nelle prime posizioni nella classifica finale del proprio campionato. Una competizione nella quale il merito sarebbe stato quello di blasone e di una bacheca ricca di trofei del passato. Un’operazione di marketing, in cui tutte le sfide sarebbero state fra big dal nome altisonante. Solo sfide di cartello, con un ristretto novero di club concentrati solo su questo campionato a scapito dei campionati nazionali e delle Coppe tradizionali gestite dall‘Uefa.  Il tutto in nome del Dio denaro, della spartizione di enormi proventi televisivi e degli sponsor. Volete mettere un Real Madrid -Juve con un Ludogoretz -Viktoria Pilzen? Un campionato a parte, una sorta di NBA del calcio, senza promozioni ne’ retrocessioni. Non a caso l’idea è venuta anche nel basket, ma sembra ora tramontata in quello sport, per la guerra senza quartiere della FIBA e, a caduta, delle Federazioni nazionali.

Anche nel mondo del calcio l’idea di una Superlega, a lungo osteggiata dai vertici UEFA per ovvi motivi, è stata però di recente fatta propria da uno dei candidati alla successione di Platini e ripresa con interessanti correttivi. Una formula mista in cui la tradizione si combinerebbe con il merito: gironi misti con squadre storiche, club qualificati dai campionati primari e squadre provenienti dai campionati minori passate attraverso i turni preliminari. Le italiane sarebbero comunque 4 fra blasonate e qualificate, così come le rappresentanti spagnole, tedesche ed inglesi. Il tutto a prescindere dai conteggio del coefficienti UEFA come oggi avviene. Una miscela quindi, che consentirebbe all’Uefa di rimanere padrona del calcio in Europa (e di continuare a gestire i lauti proventi economici  che la Champions garantisce  a livello di sponsorizzazioni e di diritti televisivi). L’idea mi sembra senza dubbio interessante. Basta però indovinare le giuste proporzioni… E stabilire con quali criteri selezionare le squadre  storiche. Le polemiche sono già partite: da poco abbiamo sentito le voci di chi, non riuscendo più a disputare campionati all’altezza con il proprio blasone, pretende un posto nell’Europa che conta grazie alla propria bacheca trofei.

Aspettiamo fiduciosi: le idee sono tante ed alla fine qualche scontento ci sarà comunque.