Redazione

di Matteo Muoio

Ieri la Lazio cominciava il suo campionato nel migliore dei modi, passando a Bergamo con un pirotecnico 4-3 frutto di un primo tempo da oscar e una seconda frazione thriller. Senza Keita. Lo spagnolo ha deciso di chiamarsi fuori dall’esordio e probabilmente dal mondo Lazio, scegliendo ancora una volta il gesto estremo della diserzione dopo la mancata partenza con i compagni per il ritiro di Auronzo. Doveva essere il suo anno, quello della definitiva consacrazione, il primo da titolare con l’allenatore che più di tutti aveva creduto in lui. Invece no, il Balde giovane vuole cambiare aria, la dimensione Lazio gli va stretta e non ha digerito il trattamento  economico  riservatogli; in effetti, Keita guadagna 500 mila euro, meno di Morrison, Kishna e Hoedt, per fare alcuni nomi, Lotito e Tare dovevano muoversi prima per il rinnovo. Comunque ha sbagliato modi e tempi, mal indirizzato dal procuratore Calenda. Prima la partenza posticipata per Auronzo, venerdì l’autoesclusione per problemi al ginocchio che gli esami medici di rito non hanno evidenziato. Quindi la battaglia mediatica tra post su Facebook e il comunicato ufficiale del nuovo team manager Peruzzi. Keita vuole andarsene, ma, al momento, nessuno è disposto a pagare i 25-30 milioni chiesti da Lotito, anche gli estimatori di lunga data – Inter e Monaco – sembrano essersi defilati. Potrebbe finire fuori rosa, ma per la Lazio sarebbe un danno economico troppo importante.

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Inzaghi a Bergamo ci è andato senza di lui, preparando nel migliore dei modi una partita cui arrivava con più casi aperti che esterni d’attacco. La Lazio ha vinto mettendo in campo tutto il coraggio del proprio allenatore, (ri)chiamato a portar la nave in bonaccia quando la bufera Bielsa si abbatteva sul popolo biancoceleste. Quella di ieri è stata una vittoria di cuore, la migliore risposta a chi, come Keita, il suo l’ha messo in un cassetto. Il cuore di Ciro Immobile, che ha fatto centro alla prima occasione, propiziato il terzo gol e dato il via all’azione del  quarto, passando tutto il secondo tempo a lottare da solo nella metà campo atalantina quando i biancocelesti non ne avevano più; quello di Stefan De Vrij, al ritorno in campo dopo un anno e subito padrone della difesa; quello di Lucas Biglia, rimasto da bandiera nonostante vedesse scorrere gli ultimi treni importanti della carriera pieni di soldi e prestigio; quello, soprattutto, di Cristiano Lombardi. Carneade dell’ultimo minuto per gli estranei all’ambiente Lazio, chi lo conosce bene è proprio Inzaghi, che lo ha avuto nei primi mesi alla guida della Primavera laziale, dove faceva la differenza. Poi due prestiti poco fortunati, prima al Trapani in B, poi, lo scorso anno all’Ancona il Lega Pro. Aveva le valigie in mano, cercava una sistemazione in prestito nelle serie minori, Inzaghi lo ha fermato. In attesa di un sostituto di Candreva e con Anderson alle Olimpiadi, Inzaghi ha deciso di affidarsi a lui per sostituire il ‘dolorante’ Keita; e dello spagnolo Lombardi è diventato quasi nemesi. Classe ’95 come Balde, non ha l’estro dell’ex Barca ma sicuramente tanta fame. Dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili biancocelesti sognava da tempo l’esordio in prima squadra, ma probabilmente ad inizio estate nemmeno lui ci avrebbe puntato un euro. Quando Sportiello respinge corto il destro di Immobile, il ragazzo di Viterbo vede materializzarsi l’occasione di una vita, ci si avventa e bagna l’inatteso esordio con un gol. A chiudere la gara c’ha pensato poi Cataldi, compagno e capitano di Lombardi nella Lazio Primavera campione d’Italia nel 2013. In quella squadra c’era pure Keita; lui ieri sera era a Roma, i due figli dell’Aquila regalavano a Inzaghi la prima gioia stagionale.

Lombardi ai tempi della Primavera laziale

Lombardi ai tempi della Primavera laziale