Stefano Impallomeni

Bello vederli insieme. In una foto, la sintesi di due ere. Due uomini importanti e fondamentali della storia della Roma. Che l’hanno fatta e la stanno continuando a fare. Falcao e Totti, insieme. A Trigoria, con il brasiliano in visita perché chiamato dal club per la presentazione del docufilm a lui dedicato e realizzato dalla stessa Roma. Bella iniziativa. Non l’unica da parte della nuova dirigenza che ha sempre dimostrato, con l’Hall of Fame, di non dimenticare chi nel passato ha vestito una maglia, partecipato a un trionfo, con l’obiettivo di recuperare un’identità.

Grazie a Falcao la Roma è uscita dall’anonimato

Il “Divino” ha creato, difeso e unito il mondo romanista. L’ha scelto, eletto ed elevato in alto contro il potere del Nord, contro una Juve marziana. L’ha fatto uscire dall’anonimato e l’ha fatto vincere. Ha tirato fuori dal nulla una mentalità vincente, sapendo aprire un solco nuovo, molto particolare, in cui la Roma si è ritrovata negli anni a venire. Falcao ha avuto meriti innegabili, forse il merito maggiore nella storia recente della Roma. È stato un esempio di rara intelligenza, prima che formidabile direttore d’orchestra e calciatore straordinario. I suoi compagni l’hanno scoperto pian piano, superando gli scetticismi iniziali poi guadagnati sul campo dal brasiliano. Il suo modo di ragionare, quella voglia di emergere dalla normalità, è stato il contagio magico, la vera differenza di una storia memorabile. Un’epoca densa di emozioni in cui i tifosi e i calciatori seppero costituire un blocco unico. Falcao arrivò a Roma senza credenziali roboanti. Sbarcò quasi per sbaglio. Più che un colpo, un rimedio del mercato. La folla voleva altro, ma da lì il destino avrebbe scritto un legame insospettabile ed eccezionale. Anche il Presidente Viola voleva altro: cercava Zico e poi spuntò lui, che in Brasile era poco più di uno sconosciuto. Una storia da film. Un predestinato che poteva trovare gloria soltanto con una squadra che aveva bisogno quanto lui di affermarsi, di uscire dal grigiore di classifiche tristi, da stagioni vissute soffrendo e da anni in cui salvarsi era il massimo traguardo.

impallomeni racconta falcao
Falcao
ha rappresentato una sorta di apripista verso un altro calcio. Un calcio in cui la Roma non era abituata a giocare. Un calcio che non aveva mai conosciuto. Con lui si giocava sempre per vincere e si pensava a come non perdere. Nell’era dei due punti non un dettaglio. Ogni partita, ogni allenamento era una ricerca continua verso il miglioramento. Liedholm il professore, Falcao il maestro che traduceva al meglio un gioco a zona fatto di tecnica e tanta personalità. Di Falcao si può parlarne soltanto bene.

GIOCARE INSIEME A FALCAO: UN’EMOZIONE UNICA
Ho avuto l’onore e la fortuna di conoscerlo. E di averci giocato. Di aver visto da vicino la sua grandezza e la sua umiltà. Avevo 16 anni, praticamente un bambino, a Trigoria tanti campioni e due guide certe, lui e Liedholm, riconoscibili, indiscusse tra le rivalità sane di una squadra fortissima, la più forte, a mio parere, che la Roma abbia mai avuto. Di Falcao ricordo il sorriso, la pazienza, l’insegnamento, la buona parola, il consiglio, oltre la classe, la facilità di leggere il gioco, saperlo anticipare, dirigerlo come nessuno. E ricordo le sue corse supplementari a fine allenamento con Cerezo per tenere la condizione, non allentare niente. Un fenomeno, Falcao. Aveva sempre due, tre giocate a disposizione nella testa, la capacità di scegliere con velocità quale fosse la più idonea e giusta da fare al momento. È stato un grande  personaggio anche fuori dal campo. Non ha mai fatto pesare granché. Si è sobbarcato grandi responsabilità e le ha portate avanti con professionalità maniacale. Come Agostino Di Bartolomei, capitano vero e romanista profondo. Ora il suo docufilm in cui anche i giovani tifosi di oggi potranno scoprire chi è stato, cosa ha rappresentato per la Roma. Falcao sulla Roma di oggi non ha dubbi: “Puzza di vittoria”, è il suo titolo. La Roma è una grande squadra che deve pensare in grande. È importante che abbia una Casa nuova. Uno Stadio nuovo. Sarebbe la ciliegina sulla torta. Già, lo Stadio di Tor di Valle. Una febbre di cavillo in cui anche una tribuna di un ex Ippodromo, davvero inguardabile, si trasforma in vincolo culturale. Per fortuna che di vincoli ce ne sono altri e molto più belli da vivere. C’è questa Roma di Spalletti e l’altra, quella di Falcao, in 90  minuti, in un docufilm da non perdere. Io so già, più o meno, di cosa si tratta.