Redazione

Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò. Anche no. In questo caso l’Italia richiama all’ordine la federcalcio Svizzera. Incidente diplomatico fra l’Udinese e Behrami: la società friulana, detentrice del cartellino, si appella a un ritardo. La convocazione è stata formalizzata il 27 ottobre, con ben cinque giorni di ritardo rispetto ai tempi. E chiede che il calciatore sia lasciato tornare a casa. E dalla constatazione si è addirittura passati alle minacce: l’Udinese è pronta ad appellarsi a qualsiasi forma organo di competenza e giustizia sportiva.

Un difetto di comunicazione

In effetti Behrami non potrebbe giocare e con ogni probabilità non sarà in campo a Belfast per l’andata dello spareggio contro l’Irlanda del Nord. Non è impossibile, però, vederlo giocare nella sfida di ritorno a Basilea. Uno scenario preoccupante per Delneri, tuttavia consapevole della volontà del giocatore. Behrami, prima di partire, ha parlato con il tecnico rassicurandolo: vuole far parte del gruppo che si giocherà l’ultima possibilità di partecipare il Mondiale, ma non giocherà se non riceverà le adeguate rassicurazioni dallo staff sanitario. Ed eccolo, il nodo gordiano della vicenda. L’Udinese, evidentemente, non si fida sino in fondo dei medici della Svizzera, che potrebbero decidere di rischiarlo. Qualora accadesse, e si infortunasse, il danno ricadrebbe sulla società friulana che perderebbe un calciatore fondamentale in questo periodo di stagione particolarmente delicato. Insomma, siamo alle solite beghe fra esigenze della Nazionali che rivendicano nella convocazione del calciatore uno status di prestigio anche per la società di appartenenza, e quelle dei club che pagano il cartellino e lo stipendio del giocatore e lo vorrebbero sempre a disposizione.

Fra due fuochi

Behrami è e resta nella situazione più scomoda possibile. Se ha possibilità, anche minima, di scendere in campo e rifiuta, rischierebbe di chiudere anticipatamente la sua esperienza con la nazionale rossocrociata. Se gioca, rischia e si infortuna, si mette comunque nei guai con l’Udinese, cui aveva promesso di non forzare la mano. Alla fine il calciatore ha tagliato corto: si prenderà lui l’ultima parola. E la responsabilità di ciò che sta facendo. Caso chiuso? Neanche per sogno. L’unica speranza è che la Svizzera faccia risultato in Irlanda del Nord e si metta al riparo da spiacevoli sorprese. Più si potrà gestire il risultato, minori sono le chanche che Valon scenda in campo. Ecco perchè a Udine tutti, per una sera, tiferanno Svizzera.