Nino Santarelli

La stagione dei crociati. Lo sfortunatissimo Mattia Perin è solo l’ultimo di una lunga lista dei calciatori alle prese negli ultimi mesi con la lesione o la rottura del legamento crociato. Il destino non è stato certo benevolo con il portiere del Genoa che domenica ha subito la rottura del crociato sinistro e ad Aprile quella del ginocchio destro, sempre crociato.

Quanti infortuni già a inizio stagione

Prima di Perin hanno dovuto fare i conti con questo infortunio Milik, Florenzi, Melchiorri, Magnanelli e in estate Rudiger e Mario Rui. L’incidenza di questo infortunio sta aumentando notevolmente e non può essere certo un caso. Come stanno aumentando nel calcio moderno le lesioni muscolari. Leo Messi e Cristiano Ronaldo, solo per fare due esempi, già nel mese di settembre sono stati costretti a fermarsi proprio per un problema di natura muscolare.

(ph. tratta da www.ilnapolista.com)

Nel calcio moderno si gioca tantissimo a una velocità più che raddoppiata rispetto al passato. Vedere oggi una partita di calcio degli anni 80 sembra quasi di guardare un altro sport. La svolta c’è stata nella seconda metà degli anni 80 quando numerose squadre hanno iniziato a praticare la zona e a fare il pressing. La maggiore incidenza degli infortuni ovviamente non induce a nessuna riflessione i vertici del calcio mondiale. Si gioca molto di più rispetto al passato e si vorrebbe giocare sempre. Il presidente della Figc Tavecchio non più tardi di ieri ha ribadito la sua volontà di far giocare partite del campionato di serie A anche durante la feste natalizie. L’intenzione è quella di importare in Italia il modello inglese senza prenderne in considerazione gli aspetti negativi. Sempre Tavecchio ha detto in modo chiaro che la serie A rimarrà a 20 squadre, “è pura utopia  una riduzione a 18”. E oggi per confermare il trend la Fifa ha dato il via libera, a partire dal 2026, al Mondiale a 48 squadre, le prossime due edizioni saranno ancora a 32 squadre. Follie di un calcio moderno ossessionato dai soldi. Un vecchio maestro di calcio una volta ripeteva spesso: “un conto è sport, un conto è business”. Il vecchio maestro era e rimane un sognatore.