Redazione

Lo strano rapporto di Insigne e la maglia azzurra numero 10. Un colore che accomuna Nazionale e Napoli. Un numero da prendere in eredità, ma che sembra infastidire chi ne è stato il proprietario. Gianni Rivera lo ha liquidato senza mezzi termini. La dieci, secondo il Golden Boy, non conta più come una volta. “La indossano tutti”. Una sufficienza che sa di condanna. La indossano tutti. Ergo anche Insigne? Non esattamente un’investitura. Beh, a Napoli sarà diverso: in realtà è anche peggio. Quella maglia li, è di Diego Armando Maradona. Basta e avanza. E qualora restassero dubbi, il D10s che si è incarnato in due scudetti ha già scagliato il dardo ferale: “La 10 a Insigne, se segna più di me…”. Insomma, neanche Diego è tanto disposto a cedergli lo scettro. E a Napoli, ciò che dice Maradona non è legge, ma Costituzione.

Esterno o attaccante?

Del resto, specialmente in Nazionale l’impiego di Insigne è tutto, fuorchè da numero 10. Molto, se non tutto, dipende dalle scelte di Ventura. Se il CT rispolvera il tridente, il talento napoletano viaggia su binari perfettamente conosciuti. Ben diverso, invece, il 4-2-4 che lo costringe, in fase di non possesso, di arretrare sulla line dei centrocampisti dove soffre, inevitabilmente, la fisicità. Difficile togliergli il pallone, ma altrettanto complicato che lo vada a strappare dai piedi dell’avversario. In entrambi i casi, il ragazzo appare snaturato nelle sue caratteristiche.

Insigne in maglia azzurra

Il miglior giocatore italiano

Insigne sembra dover aver sempre qualcosa da dimostrare. Come se fosse, ancora oggi, un sopravvalutato. Cosa ha Insigne? Perchè non convince? Eppure è il miglior giocatore italiano nel suo ruolo. Per anni gli si è imputata la scarsa vena realizzativa, ritoccata sensibilmente da quanto è stato sottoposto alla cura Sarri. Qualcuno altro lo ritiene ancora un ragazzino: ne ha il viso, ma anche 25 anni e una maturità tecnica che appare evidente. Impossibile essere scevri da critiche: fortunatamente il ragazzo sa gestire la pressione. Una qualità che gli appartiene sin dai tempi di Benitez, quando usciva fra i fischi del San Paolo. Adesso entra nella fase decisiva della carriera. Con serenità.