Luigi Pellicone

 

Un’ Inter potente, forte, solida. Tecnica e fisica. Luciano Spalletti ha le idee chiare: preso il regista, Borja Valero, è caccia aperta all’incursore e all’esterno. Il modulo di gioco di Spalletti non prevede il trequartista classico. Piuttosto un calciatore back to back, capace di inserirsi a rimorchio sullo scarico del centravanti o degli esterni, o penetrare sfruttando il giro palla che apre le difese avversarie e crea lo spazio per l’imbucata. Quindi niente numero dieci. Nè in campo, né sulle maglie. Anche questa, per certi versi, è una piccola rivoluzione: un segnale. Quest’anno si fa gruppo.

Giusto, sacrosanto. E però, dispiace vedere un’Inter senza qualcuno che la indossi. Perchè poche squadre sono romantiche come l’Inter. La 10 nerazzurra non è una maglia qualsiasi. Trasuda magia. Il 10, se ha il pallone fra i piedi, stai pur sereno che qualcosa di bello succede. Il 10, quando l’arbitro fischia punizione dal limite dell’area, senti un brivido, trattieni il respiro e condensi l’emozione: come se attendessi, e sai che arriverà, un bacio, una carezza, una bella notizia, il suono della campanella a scuola dopo due ore di matematica.

Di storie, la 10 dell’Inter ne ha da raccontare: e oggi, che è senza un padrone, eccone una carrellata.

Wesley Sneijder

Wesley Sneijder

2009/2010 WESLEY SNEIJDER

Che l’Inter non ha un…10. E che abbia centrato il triplete, non è un caso. L’olandese, quell’anno, e forse solo quello, è un trequartista infinito. Dispensa calcio e magie. Dal suo piede, assist e gol. Trascina l’Inter nell’anno del triplete. Esordisce con un 4-0 al Milan, segna nella sfida decisiva con la Dinamo Kiev per il passaggio agli ottavi e consegna a Milito il pallone dell’1-0 in finale al Bernabeu con il Bayern

 

Roberto Baggio

1998-1999: ROBERTO BAGGIO

Il “10” per eccellenza. Il Divin Codino al servizio dell’Inter. Trova poco spazio prima con Simoni e poi con Lippi ma quando entra in campo, toglie le castagne dal fuoco. Memorabile una doppietta al Real Madrid in Champions nella prima stagione. L’anno successivo non lega con il tecnico toscano ma è ugualmente decisivo. Nello spareggio per la Champions, contro il Parma, realizza una doppietta che porta l’Inter nell’Europa che conta.

Ronaldo

1997/1998: RONALDO

Il Fenomeno. Ha indossato anche lui quella maglia, seppur solo una stagione. Ma che annata, quella lì: segna 25 gol in 32 partite. Non basteranno per la conquista del titolo, uno degli scudetti più avvelenati della storia, ma saranno sufficienti per centrare la vittoria in Europa. Da solo, Ronaldo travolge la Lazio. 3-0 e terza coppa UEFA in bacheca.

 

Lothar Matthaus

Lothar Matthaus

1988-1989: MATTHAUS

Un 10 atipico. Un panzer. Uno dei migliori centrocampisti offensivi della storia del calcio moderno. Trascinatore, leader, totem. Un moloch. Lothar Mattahus è protagonista della cavalcata trionfale della stagione 1988-1989. Inter dei record: 58 punti. Campione del Mondo con la Germania nel 1990, regala prima dell’addio, anche una Coppa Uefa vinta sempre all’Olimpico contro la Roma. Una città che gli porta evidentemente fortuna.

 

Sandro_mazzola e Luisito Suarez

Sandro Mazzola

 

Tornando indietro nel tempo, poi, la magia si lega, doppio nodo alla marinara, con il Mito. Le lancette scandiscono attimi indimenticabili. Sandro Mazzola, Luisito Suarez.

Luisito Suarez

Questa non è storia: è un percorso emozionale. Non sono due numeri 10. Non solo. Rappresentano due colonne portanti, versi di una filastrocca che tutti i figli di interisti hanno imparato ancora prima di parlare. Protagonisti di un’Inter straordinaria, forse irripetibile. Quelli, andarono sulla luna prima di tutti gli altri. Sconfiggono il Real Madrid di Di Stefano, vincono scudetti, Coppe Campioni e Coppe Intercontinentali. In tre parole: scrivono la storia. Infinita…ecco perchè la 10 dell’Inter va assegnata.