Luigi Pellicone

Icardi prende per mano l’Inter e incide il proprio nome in uno dei derby più emozionanti degli ultimi anni. Questione di argentini. La tripletta nel derby è qualcosa di speciale. In questo modo è unico: Icardi segna tutti i gol del vantaggio, sino a quello definitivo: 1-0, 2-1 e 3-2. Roba da raccontare a figli e nipoti.

Fulmineo e letale come un serpente a sonagli

Al netto dell’aspetto emozionale Icardi gioca una partita da centravanti vero. Di razza superiore: è un attaccante che ha già in mente la soluzione e sa già come attuarla ancora prima di ricevere il pallone. In occasione della prima rete si butta sul pallone da rapace. Bonucci gli cede due metri in un fazzoletto e l’argentino non si fa pregare. Il gol del 2-1 è tutto suo: ruba palla a Biglia apre e conclude un’azione di puro istinto. Cambia idea in corsa: vuole chiudere sul primo palo, poi decide in un solo attimo di piazzarla sul secondo. In entrambi i casi c’è un comune denominatore: Icardi tesaurizza come nessuno. Converte in gol i palloni anche meno giocabili. Il quoziente palle giocare gol realizzati parla da solo: 11 palloni toccati, 4 tiri verso la porta del Milan tre gol. 75% di realizzazione. Sembrano statistiche da tiri liberi nel basket. Un mostro.

L’uomo delle responsabilità

Il terzo gol merita invece un capitolo a parte. Ci vuole coraggio, freddezza e massima concentrazione per mettere quel calcio di rigore alle spalle di Gigio Donnarumma. Uno che se indovina il palo, ha ottime possibilità di intercettare la conclusione. Quello è un pallone che può cambiare la storia del derby ma anche la visione del calciatore agli occhi del tifoso. L’argentino non sente il peso della responsabilità: va sul dischetto con una calma quasi olimpica. Sorride anche Sampaoli. Ha un rigorista che non sbaglia rigori pesanti: a differenza di Dybala, Higuaìn e (ogni tanto) Messi.