Redazione

Inter, un avvio scintillante, il migliore da 20 anni a questa parte. La squadra è in zona Champions. La mano di Spalletti si vede, ma la partita con la Sampdoria ha lasciato in eredità la sensazione che la rosa possa risentire degli impegni ravvicinati.

Innesti mirati ed…economici

La società ha preso atto delle difficoltà di una squadra che ha il suo punto di forza in una spiccata fisicità. Non a caso, si valutano due interventi mirati per garantire chili e centimetri. Il primo arrivo, scontato in tutti i sensi, è quello di Ramires: un passato al Chelsea, un presente allo Jiangsu, squadra di proprietà di Suning. Quindi nessun problema per portarlo alla Pinetina. Spalletti potrebbe avere così il centrocampista che gli serve per completare una rosa che ha in Brozovic e Joao Mario due ricambi non esattamente affidabili per continuità di rendimento. In difesa la situazione è ancora più seria. In questo momento le alternative a Skriniar e Miranda sono Ranocchia e…D’Ambrosio. Urge un quarto centrale, individuato in Mangala, già molto vicino all’Inter la scorsa estate. Come preventivato, il francese non gioca quasi mai e sei mesi all’Inter gli farebbero comodo per sperare in un posto per i Mondiali. Due prestiti, spese ridotte all’osso e rosa meno ristretta. Quanto basta per accontentare Spalletti.

Spalletti ha già fatto buon viso a cattivo gioco, però…

Spalletti che, a inizio stagione, ha preso atto delle difficoltà di investimento e si è “accontentato” di un mercato più funzionale che scintillante. Ha costruito, con pochi mezzi, una squadra competitiva, capace di arrampicarsi sin dove neanche il più ottimista dei tifosi avrebbe immaginato. E adesso il calendario sorride: da Verona…a Verona, l’Inter ha cinque partite che potrebbero fruttare bottino pieno. E a quel punto sarà quasi gennaio, quindi ora di fare mercato. L’Inter è stata chiara, i paletti del FPF influiranno anche sui movimenti della prossima sessione. Però, in qualche modo, bisognerà pure agire per consegnare all’allenatore qualche ricambio in più. Il tecnico di Certaldo, qualora la squadra non venisse potenziata, potrebbe anche storcere la bocca. Spalletti è un fenomeno finchè ha il vento in poppa, ma, storicamente, soffre, caratterialmente e da un punto di vista delle scelte tecniche, quando è esposto ai venti contrari. Prevenire, quindi, è meglio che curare.