Luigi Pellicone

Nagatomo è il paradosso dell’Inter e del mercato nerazzurro. Sembra che la partenza del giapponese abbia lasciato un vuoto incolmabile. Molto semplicemente, l’Inter, senza il suo terzino sinistro, non vince e non segna quasi più. Anzi, a ben pensarci, l’ultima “vittoria” risale proprio al suo sinistro: il rigore decisivo per i passaggi ai quarti di finale con il Pordenone.

Nagatomo non era decisivo ma utile

Una scelta che lascia pensare. L’addio di Nagatomo è coinciso con il calo dell’Inter e, soprattutto, quello di Perisic, che, perso il proprio punto di riferimento alle spalle è andato subito in confusione tattica. Dunque, definire il giapponese indispensabile sembra esagerato, ma è innegabile che senza il suo apporto, soprattutto tattico, l’Inter sia andata a picco. Sia Santon, sia Dalbert, pur possedendo una maggiore fisicità, non sono mai riusciti a prendere pieno possesso di quella fascia. E sono riusciti nell’impresa, non facile, di far rimpiangere un giocatore che può sembrare anonimo, ma riesce benissimo in quel poco che fa se è assistito da una squadra organizzata.

Un cambio di modulo che rispecchia l’errore

La maledizione andrà spezzata contro il Bologna: contro i felsinei Spalletti potrebbe varare una mini rivoluzione: 3-5-2. Come? Sfruttando Dalbert e Cancelo a tutta fascia e poi inserendo uno fra Ranocchia e Lisandro Lopez. Una rivoluzione tattica destinata a privilegiare l’inserimento di Rafinha. Il brasiliano è  piaciuto a Spalletti che ha intenzione di inserirlo sulla trequarti. Nelle idee del tecnico il brasiliano è l’unico che può servire Icardi con i giri giusti e innescarlo, creando un’alternativa tatticamente credibile ai cross di Perisic e Candreva.

Si pensa più ai nomi che alla sostanza?

A dirla tutta, anche Nagatomo, spesso e volentieri, riusciva, sfruttando i meccanismi di gioco, a trovare il fondo con continuità, molto più di Santon e Cancelo, comunque un adattato ulula sinistra. Alla luce del cambio di modulo e di prospettive, appare evidente che a conti fatti, la cessione del giapponese rappresenta ciò che è stato il mercato dell’Inter. Più attenzione ai nomi, che alla sostanza. E ai tifosi nerazzurri non resta che aggrapparsi alla speranza. L’Inter 2.0 funzionerà?