Redazione

Addio alla Pinetina? Un pezzo di storia che se ne va. Il primo colpo al cuore degli interisti è arrivto quando il centro sportivo costruito da Angelo Moratti 55 anni fa si è tramutato in Suning Center. Adesso il possibile addio potrebbe definitivamente sancire la fine della rivoluzione.

Fine di un’Inter?

Facile parlare di semplice trasloco in un “area più specifica alle esigenze”. Roba da calcio moderno: vallo a spiegare ai tifosi nerazzurri con qualche capello bianco, che lì sono cresciuti con Suarez e Mazzola. Diventati grandi con Beccalossi e Altobelli. Adulti con Matthaus, Klinsmann. Uomini e tifosi appagati dal ricongiungimento fra le due Grandi Inter nel 2010, quando la bacheca ha accolto il triplete. Non facile da accettare, ma tant’è.

Abbattere i costi di mercato lavorando sul vivaio

Il progetto della nuova dirigenza è molto semplice. E se funzionasse renderebbe l’Inter una società alla stregua di Barcellona e Manchester City. L’idea è di impostare un programma a lungo termine che permetta alla società di ridurre i costi del mercato, puntando sullo scouting: meglio acquistare, a basso costo, giovani talenti da valorizzare, piuttosto che partecipare ad aste folli in un mercato impazzito. Il nuovo centro sportivo fungerà da catalizzatore dei migliori elementi provenienti dai vari Inter Campus per il mondo. Considerando che, attualmente, l’Inter ha 29 punti sparsi per i cinque continenti, non è impensabile che possa pescare diversi fuoriclasse. Del resto vi sono due fattori a favore: la legge dei grandi numeri e il fiuto di Sabatini.

Rivoluzione cinese?

Certo le idee sono ambiziose. E, se realizzate, potrebbero persino contribuire a cancellare ricordi e qualche lacrimuccia. La nuova “area training” (sic transit memoria interista) sarà costruita in un’area di Milano deputata ad ospitare una struttura molto più ampia, concepita per spostare l’attività della prima squadra e di un settore giovanile d’eccellenza. Come è che si dice “cantera” in cinese? La rivoluzione è cominciata.