Redazione

Inter-Pordenone sfida per…esodati. Anche se guai a snobbare la Coppa Italia: è comunque un trofeo e l’Inter in questa stagione ne può vincere solo due. L’esordio nel torneo dei nerazzurri coincide con la possibilità di recuperare chi, per un motivo o per un altro, è rimasto ai margini del progetto spallettiano. Il tecnico di Certaldo è stato chiaro, non boccia nessuno. Opera delle scelte all’interno di un gruppo in cui tutti hanno il diritto e dovere di sentirsi protagonisti. Ecco che la sfida con il Pordenone, al netto della simpatia per la squadra friulana, divine un’occasione da cogliere al volo per chi sinora ha avuto poche possibilità di mettersi in mostra.

Dalbert ok, ma è l’ora di aprire…il Cancelo

Dalbert è già sceso in campo contro la Juventus ed ha arginato Cuadrado, che dopo il suo ingresso in campo ha perso incisività. Ma se il brasiliano ha già alzato le proprie quotazioni, pur restando sempre in competizione con Nagatomo e Santon, resta ancora da aprire il…Cancelo. Il portoghese deve recuperare terreno e condizione. Ormai è una riserva di D’Ambrosio e rischia seriamente di perdere il mondiale. La prima parte di stagione è stata condizionata dalla distorsione al ginocchio che ne ha rallentato l’inserimento. Sinora, un bilancio in chiaroscuro. Discreto con la Roma, disastroso nel derby quando, nonostante un paio di sgroppate offensive, si è perso l’uomo in occasione del pareggio del Milan. Del resto, la sua qualità migliore è la progressione. Tecnica e corsa. É arrivato il momento di mettersi in mostra. Ma più da sostituto di Candreva che come esterno basso.

Karamoh, più di un’alternativa

Karamoh è un discorso a parte. Ha già conquistato il pubblico del Meazza durante Inter-Genoa ed ha riscosso uguale simpatia durante Inter-Chievo. Il pubblico nerazzurro è particolarmente incline ai colpi di fulmine e, quando scoccano, l’attesa è pari al credito incondizionato. Ecco, Karamoh è entrato nel circolo della fiducia. Il ragazzo ha qualità da mettere in mostra: strappi e conduzione di palla lo rendono pressoché imprendibile quando parte in progressione. É stato a un passo dalla titolarità, prima che Candreva ritrovasse condizione e qualità. Una buona prova confermerebbe le buone impressioni e renderebbe meno “comoda” la vita ai due titolati inamovibili, che in quanto tale, a volte tendono a rilassarsi. Quando Spalletti parla di “qualcosa in più” si riferisce proprio a chi, nelle gare chiave, può e deve essere decisivo. E la crescita di Karamoh è l’ideale per mettere un po’ di pressione a chi adesso è (sin troppo) certo del posto.