Francesco Cavallini

Autofinanziamento, sostantivo maschile. La destinazione di parte degli utili dell’impresa alla realizzazione di nuovi investimenti; associazioni, giornali, aziende, ecc., che si finanziano attraverso i propri soci o con i proventi della propria attività.

Concetto semplice ed efficace, virtuoso, sintomo di ottime capacità manageriali e di gestione. Tranne che in un caso. Nel dorato e folle mondo del calcio, il termine autofinanziamento, per qualche motivo, assume un valore negativo. Significa immobilismo sul mercato, sottintende la volontà da parte di una proprietà di non spendere, di non mettere neanche un euro nelle casse del club, di non accettare che i ricavi vengano superati dai costi. Poi, come sempre, c’è da fare una distinzione di capacità tecniche ed economiche. Una piccola squadra che va in autofinanziamento è un modello. Ma per una società importante, magari con una proprietà molto ricca, è una delusione. Per maggiori informazioni, chiedere all’Inter.

Inter-Suning

Steven Zhang, figlio del patron di Suning Zhang Jindong

Inter, una crescita organica per un futuro virtuoso

Nel giro di 3-4 anni il club dovrà essere capace di generare le risorse per auto finanziarsi. La parole del neo Amministratore Delegato Alessandro Antonello, dirigente ma anche tifoso nerazzurro, hanno rappresentato una bella doccia fredda per gli interisti. È comunque bene chiarire subito qualche punto focale, tanto per non cadere in equivoci indesiderati. Sì, i soldi ci sono, l’Inter non rischia assolutamente nulla. No, il gruppo Suning non è uno specchietto per le allodole, ma rappresenta una delle realtà di punta dell’economia cinese. Sì, il mercato di quest’anno verrà finanziato, i tifosi possono aspettarsi dei grandi colpi, che regalino a Spalletti una rosa competitiva e in grado di lottare perlomeno per un posto in Champions League. Ma no, nel corso degli anni non sarà sempre così.

In estrema sintesi, la proprietà cinese ha intenzione di investire per qualche stagione per far ripartire il progetto tecnico nerazzurro, ma poi il club dovrà per forza di cose generare introiti sufficienti per garantirsi, appunto, l’autofinanziamento. Apriti cielo, se già il bulimico mercato milanista aveva creato qualche mal di pancia sparso, il progetto a medio-lungo termine di Suning e soci ha scaraventato il tifoso interista in una preoccupazione che non conosceva da tempo. Il termine autofinanziamento suona nuovo e triste, soprattutto se paragonato all’era Moratti, quando il presidentissimo, bontà sua, non era certo nuovo all’inserimento volontario di nuovi capitali in società per l’acquisto di grandissimi nomi.

moratti inter

Massimo Moratti con la Champions League vinta dall’Inter

C’è di mezzo, e non poteva essere altrimenti, il Fair Play Finanziario, ai limiti del quale la nuova Inter dovrà attenersi entro i prossimi anni. Il FPF, lo strumento più odiato dai nerazzurri, rappresenta esattamente la strada indicata da Antonello per il futuro dell’Inter. Pareggio di bilancio, sistemazione dei conti e progressivo finanziamento delle attività sportive attraverso i ricavi. Il che non significa che in qualche maniera il gruppo Suning non farà pervenire fondi al club (uno degli enormi problemi nell’applicazione del FPF è che le sue norme sono facilmente aggirabili), ma che se qualcuno si aspettava da Zhang e soci un continuo esborso di denaro per creare un’Inter sempre più competitiva, beh, ha capito male.

Del resto, in maniera silenziosa e discreta, l’arrivo di Walter Sabatini come coordinatore sportivo del gruppo Suning aveva già dato un messaggio simile. Per usare una espressione molto cara all’ex DS di Palermo e Roma, chi ha duecento milioni a disposizione per ogni campagna acquisti non ha bisogno di Sabatini. Del suo mercato creativo, della sua capacità di dilazionare pagamenti, trovare escamotage contrattuali e soprattutto di scoprire giovani talenti che in capo a un paio di stagioni valgono fior di milioni di euro. Il fumante, come da lui orgogliosamente rivendicato, ha già contribuito a rimettere a posto a fior di plusvalenze le casse della Roma e ora farà lo stesso con l’Inter. E i tifosi, a rigor di logica, dovrebbero esserne felici.

Autofinanziamento fa rima con ridimensionamento

E invece no, perchè nella visione dell’uomo comune autofinanziamento fa rima con ridimensionamento. Toglie dalla testa l’idea che l’Inter possa fare la voce grossa sul mercato, come stanno invece facendo i cugini rossoneri. Cancella dalla mente l’idea del proprietario spendaccione, capace di soddisfare ogni singolo capriccio dei suoi tifosi. Segnala che Ausilio, per fare un esempio pratico, non potrà mai andare a Barcellona con l’idea di pagare la clausola di Neymar. Ed è così, ma non necessariamente. Perchè uno sviluppo societario solido, accompagnato da una crescita sportiva, può far sì che tutto ciò accada comunque, anche senza iniezioni di fondi da parte di Suning, rese tra l’altro più difficoltose dalle nuove norme cinesi per gli investimenti all’estero.

Walter Sabatini

Walter Sabatini

Ma nel breve termine, il messaggio che passa è un altro. Limitazione delle spese, mercato sobrio e oculato, obiettivi importanti ma non esagerati. In primis la Champions, che garantisce introiti in grado di risollevare i bilanci, o almeno di dare un po’ di respiro a chi deve far quadrare i conti. La costruzione della squadra avverrà, perchè rappresenta comunque il passo fondamentale per la buona riuscita dell’attività sportiva, che dell’autofinanziamento è la chiave di volta. Ma avverrà non con modalità simili a quelle dei club degli sceicchi o degli oligarchi russi. Niente quantità illimitate di contanti tirate fuori come fossero bruscolini, niente (più) spese folli a impatto immediato, ma progettazione.

Il problema, in fondo, è tutto lì. Che un progetto, una sorta di piano industriale, richiede tempo e pazienza. Una risorsa che la nuova società nerazzurra rischia di non avere in quantità e una dote che la tifoseria, scottata dagli anni post-Triplete, ha esaurito da un bel pezzo.