Redazione

L’Udinese porta a casa da San siro i tre punti, cancellando dalla casella delle sconfitte l’ultimo zero del campionato. Quello di un’Inter che dopo l’impegno di Coppa Italia è sembrata nuovamente spenta, stanca, incapace di imporsi sull’avversario. Eppure la squadra di Spalletti è stata in grado di reagire a una partita iniziata male, complice la rete di Lasagna. Il pareggio lampo di Icardi sembrava il preludio alla solita partita di questa Inter: complicata, in affanno, ma con tutta probabilità vincente. E invece il vincente è Massimo Oddo, alla terza affermazione consecutiva sulla panchina dei friulani, che organizza la partita come meglio non potrebbe. Difende a tre, infoltisce la mediana e piazza De Paul tra le linee, che crea il panico nella difesa nerazzurra. Soprattutto in Davide Santon.

Santon sbaglia su due delle reti friulane

Il terzino nerazzurro ha sulla coscienza entrambe le reti che l’Inter subisce mentre lui è in campo. La prima nasce da un errore in uscita, con il laterale di Spalletti che perde palla all’interno dell’area di rigore e si fa sfuggire Widmer, facilitando le cose all’Udinese. Il secondo sbaglio è ancora più sanguinoso, perché l’Inter era riuscita a recuperare lo svantaggio e poteva sperare di portare a casa la posta piena nel secondo tempo. Il fallo di mano che costa il calcio di rigore è scomposto, netto e non sfugge all’occhio dell’arbitro. La (lunga) consultazione del VAR serve solo a capire se il pallone è già uscito al momento del cross. Così non è e Santon chiude la sua giornataccia con la sostituzione per Karamoh.

Una carriera costellata da alti e bassi

La partita di Santon ricalca abbastanza la giornata dell’Inter, che, chiamata a confermare la bontà del lavoro svolto finora, crolla rovinosamente. Proprio come il suo terzino, che sembrava totalmente recuperato dalla martellante cura Spalletti, ma che nel Match di San Siro ha mostrato di nuovo le lacune che nel corso degli anni gli hanno impedito di imporsi come uno dei migliori laterali italiani ed europei. Eppure, alla soglia dei 27 anni, Santon pareva aver ritrovato se stesso, la giovane promessa che aveva fatto innamorare Mourinho e tutti gli interisti. I quali, vista la difficoltà di trovare qualcuno di totalmente affidabile in quella zona di campo, avevano gridato al miracolo. Ma, come gli è spesso successo nel corso della sua carriera, ora è arrivato uno stop brusco e improvviso. Che Spalletti, che gli ha affidato la fascia sinistra nonostante le buone prestazioni di Nagatomo, spera sia solo momentaneo, nonostante la storia agonistica di Santon non deponga esattamente a suo favore.

Inter imbrigliata e con poche idee

Non che il resto della squadra abbia fatto molto per sopperire alle lacune del compagno. Icardi si conferma bomber implacabile, trasformando in oro l’unico pallone giocabile che si trova tra i piedi. Ma nel momento in cui Oddo sigilla le corsie laterali, Candreva e soprattutto Perisic rimangono quasi sempre fuori dal gioco e i nerazzurri proprio non riescono a sfondare per vie centrali. Poche idee, ma abbastanza confuse, se si esclude qualche occasione frutto più del forcing che di un gioco organizzato. Il risultato è che l’Inter è ferma a una rete nelle ultime tre partite. E se rimanere a secco contro la Juventus ci può stare, il fatto che l’attacco nerazzurro non fosse riuscito a segnare al Pordenone doveva far scattare un campanello d’allarme. Allarme ora confermato dalla sterilità mostrata contro l’Udinese. Nulla di grave nella sconfitta, che prima o poi doveva arrivare.  Ma ora sarà interessante capire come Spalletti riuscirà a gestire il primo vero momento di difficoltà della sua squadra. Nella speranza che in questo caso l’Inter non sia a immagine e somiglianza di Santon: in un campionato così equilibrato, i blackout prolungati sono assolutamente da evitare.