Patrizio Cacciari

Qualcuno l’ha chiamata rivoluzione, qualcun altro cambio di rotta. Chi conosce la storia del Parma Calcio racconta di una scelta incomprensibile, drammatica, ai limiti del paradosso. In un colpo solo Luigi Apolloni, Lorenzo Minotti, Andrea Galassi e Nevio Scala non fanno più parte della società ducale. Uno scarno comunicato, diffuso dal club la scorsa settimana dopo la sconfitta con il Padova, recitava così: “La Società Parma Calcio 1913 comunica di aver sollevato dai rispettivi incarichi di responsabile area tecnica, direttore sportivo e allenatore Lorenzo Minotti, Andrea Galassi, Luigi Apolloni e di aver preso atto delle dimissioni di Nevio Scala dalla presidenza del Consiglio di Amministrazione”. La fine di una favola bellissima, la storia che era scesa in campo per ricostruire il presente e riconsegnare un futuro al club. Tutto questo adesso non esiste più.

Intervista in esclusiva a Luigi Apolloni

A poco più di una settimana dall’esonero, abbiamo intervistato in esclusiva Luigi Apolloni, ex tecnico del  Parma, ma soprattutto bandiera di quella meravigliosa squadra di provincia che conquistò tutti i tifosi negli anni 90, in uno dei migliori decenni per il calcio italiano.

Mister, la prima domanda che mi viene in mente è molto semplice: ma cosa è successo?
«E’ successo che probabilmente il progetto di cui si parlava a Parma è venuto meno, i risultati non erano eccezionali ma nemmeno così scarsi, fatale è stato l’ultimo ko in casa con il Padova dove siamo usciti tra i fischi».

Un campionato dominato nella scorsa stagione con 94 punti e ben 17 di distacco sulla seconda che hanno riportato il Parma tra i professionisti. E improvvisamente, dopo pochi mesi in Lega Pro, si decide di cancellare tutto?
«Purtroppo la squadra ha iniziato a perdere punti, c’è stato qualche risultato inaspettato, ed è venuta meno la pazienza. Personalmente ritengo che un progetto debba essere strutturato sui 3 anni. Il calcio tra i professionisti è altra cosa».

Nevio Scala si è dimesso dopo il suo allontanamento e quello di Minotti, perché non d’accordo con la decisione della proprietà. Tra di voi è sempre andato tutto bene?
«Avevamo creato un bel gruppo di lavoro. La proprietà aveva delegato la maggior parte del lavoro a Nevio Scala. In questi mesi è stato lui la nostra guida. Conoscevamo i nostri limiti e stavamo lavorando su quelli. La Lega Pro è un campionato molto diffcile, ci sono squadre gloriose e blasonate come la Cremonese o il Lecce, che nonostante gli investimenti, faticano a risalire».

I giocatori come hanno reagito al suo allontanamento?
«Dai giocatori ho avuto molti attestati di stima. Il mio obiettivo in questi mesi è stato quello di dare a questa squadra una identità. Parma per me è stata tutto, la squadra più importante della mia carriera. C’è un rapporto che va oltre quello del semplice tecnico su una panchina».

Il vicepresidente Marco Ferrari cosa le ha detto?
«E’ rimasto sorpreso e molto dispiaciuto anche lui».

Cosa vi siete detti in privato?
«Al momento della comunicazione mi ha detto che era lui il primo a essere dispiaciuto. Figuratevi quanto potevo esserlo io».

Ha sentito qualcuno della proprietà?
«Giampaolo Dallara mi ha telefonato, ed è stato anche lui molto elegante».

Ma scusi, Apolloni, se erano tutti così dispiaciuti, perché è stato esonerato?
«Francamente non lo so. Posso arrivare a comprendere l’arrabbiatura per risultati che non arrivavano. Evidentemente la maggioranza del Consiglio d’amministrazione aveva fretta, è un suo diritto».

Intervista Luigi Apolloni

Nevio Scala con Luigi Apolloni durante la scorsa stagione in serie D.

Sulla panchina dei ducali adesso siede Morrone, in attesa del nuovo tecnico. Ma lo scorso fine settimana il Parma ha perso ad Ancona. Ha visto la partita?
«No, non l’ho vista, ho passato del tempo in famiglia, fuori città. In realtà non ho avuto modo di vederla».

Insomma, è più facile fare il calciatore o l’allenatore?
«Risposta scontata: molto più facile fare il calciatore».

Eppure quando giocava lei non era così facile fare il difensore centrale in Italia. Chi è stato il centravanti più difficile da marcare?
«Ho giocato contro i grandissimi, ai miei tempi dovevi misurarti con Van Basten, Vialli, Mancini. Ma se devo dirne uno, quello che mi ha messo personalmente più in difficoltà è stato Careca. Era veramente fortissimo, non riuscivo mai ad anticipare un suo movimento o a prevedere una sua intenzione. Magari viene poco considerato perché ai tempi il Napoli era Maradona, ma vi assicuro che nelle vittorie del partenopee ha fatto la sua parte».

Mi conferma comunque che è stato più facile marcare Careca che allenare il Parma
«Assolutamente sì (sorride)».

Intervista Luigi Apolloni

Luigi Apolloni con la maglia del Parma nel 1989.

Cosa farà adesso Apolloni? Pausa di riflessione?
«Sicuramente mi prenderò del tempo e poi valuterò anche una prospettiva all’Estero. Allenare in Italia è sempre più complicato. Le faccio un esempio: quando giocavo, con Nevio Scala in panchina, affrontammo un periodo molto complicato. Eravamo in B e perdemmo sei partite consecutive, ma restammo uniti e centrammo la qualificazione».

Impensabile nel calcio di oggi?
«Non sempre. Prendete l’Atalanta. Gasperini a inizio stagione ha perso 4 partite e stava per essere esonerato, ma una società d’esperienza come quella bergamasca ha fatto la scelta giusta, ha aspettato e ora si gode i risultati della squadra rivelazione. E’ quello che probabilmente è mancato a Parma, la pazienza, un elemento fondamentale in un progetto sportivo in cui si crede».

A chi verrà dopo di lei che consiglio vuole dare?
«Nessun consiglio, chi verrà dopo di me saprà trasmettere il suo bagaglio d’esperienza. Mi auguro solo che riesca a dare alla squadra quell’identità su cui stavo lavorando io».