Matteo Muoio

La Lazio si assicura l’accesso diretto alla prossima edizione dell’Europa League strapazzando per 7-3 la Samp di Giampaolo. Un pomeriggio di festa e spettacolo all’Olimpico, che mette il sigillo su una stagione straordinaria. Europa, appunto, una finale di Coppa Italia da giocare e conquistata ai danni dei cugini giallorossi, dominio stracittadino confermato una settima fa; 70 punti in classifica, miglior risultato dell’era Lotito e della storia laziale dall’introduzione del campionato a 20 squadre, 70 gol fatti, solo uno in meno dal record centrato dalla banda di Pioli nel 2014/2015 e da Eriksson-Zoff nei campionati 1999-2000 e 2000-2001. Mettiamoci pure che i biancocelesti non realizzavano 7 gol in una partita da ben 22 anni. Il merito di tutto questo è soprattutto dell’alchimista Simone Inzaghi, il tecnico rimasto sulla panchina laziale quasi per caso e capace di rivelarsi la migliore guida per questa squadra, la vera mossa vincente di Tare e Lotito. Ne abbiamo scritto più volte in questi mesi, oggi vi spieghiamo il suo capolavoro in 5 punti, 5 aspetti fondamentali e determinanti della sua gestione.

Fantacalcio-consigli

Keita Balde, alla Lazio dal 2011.

Il capolavoro di Inzaghi: la gestione Keita

Partiamo da Keita, uomo copertina nelle ultime settimane. Inzaghi ci ha creduto da subito, quando lo scorso anno subentrò a Pioli gli fece chiudere il campionato da titolare; il tecnico di Parma si ostentava a tenerlo in panchina nonostante le numerose prove incolore di Anderson e Candreva. In questa stagione lo ha gestito meravigliosamente. Ha avvallato la scelta societaria di tenerlo fuori rosa nelle prime uscite dopo le bizze estive, ma Keitinha per lui era troppo importante e lo ha messo subito in chiaro con lo stato maggiore biancoceleste: con o senza rinnovo con lui Keita avrebbe giocato. Scontata la penitenza gli ha cucito addosso un ruolo di primo piano. Lo ha coccolato, gli ha fatto capire quanto potesse essere determinante. Sempre titolare – come fatto notare qualche settimana fa in un’intervista per Sky –, eccezion fatta per un mese e mezzo – da fine febbraio agli inizi di aprile – da spacca partite a gara in corso, scelta dovuta più che altro alla mancanza di alternative di qualità nel reparto avanzato: nessun declassamento, solo l’opportunità di preservarsi un ricambio di assoluto livello in caso di necessità. Poi lo ha reinserito stabilmente nell’11 di partenza, e il senegalese nelle ultime settimane è stato devastante: 6 gol nelle ultime 3 – 2 nel derby, ndr -, 14 totali in campionato, la media di uno ogni 128’. Lo ha avvicinato alla porta, se la Lazio nelle ultime uscite propone quasi esclusivamente il 3-5-2 è per consentirgli di giocare da seconda punta, forse il ruolo più congeniale al canterano Barça. Con l’estate che si avvicina è tornato prepotentemente in auge il discorso rinnovo, ancora complicatissimo: solo Inzaghi può convincere il giocatore – e il suo procuratore – a fare un passo indietro e Lotito a farne uno in avanti.

I SUOI GIOVANI
Altra nota lieta, lietissima. Inzaghi viene dalle giovanili biancocelesti, si fida dei suoi ragazzi e non ha avuto paura a lanciarli. Con lui hanno esordito in prima squadra 5 ex Primavera, più Crecco e Tounkara che hanno rigiocato con i grandi dopo esperienze poco felici in prestito. Ha promosso Strakosha secondo portiere viste le grosse lacune del croato Vargic, l’albanese si è dimostrato prima un n.12 valido, poi la debacle di Marchetti gli ha regalato i gradi del titolare ed è stato protagonista in positivo nella travolgente primavera biancoceleste. Le parate su Dzeko – e non solo – negli incroci di Coppa e campionato lo hanno fatto entrare nel cuore dei tifosi.  Forse è lui il portiere del futuro, molto probabilmente con un altro allenatore non avrebbe mai visto il campo. Lombardi fu la sorpresa della prima di campionato, quando venne lanciato a sorpresa contro l’Atalanta e ripagò Inzaghi con un gol; è nelle rotazioni, la prima alternativa a Keita e Anderson. Murgia pure si è tolto la soddisfazione della prima rete in A, a novembre contro il Torino, da gennaio nelle gerarchie ha preso il posto di Cataldi e ora è il vice Biglia. Magistrale la sua prova da titolare contro l’Inter, a San Siro, nei quarti di finale di Coppa Italia. Prce e Rossi hanno solo assaggiato il campo, così come Tounkara; a proposito dello spagnolo, riuscisse a recuperarlo Inzaghi aggiungerebbe un altro tassello interessante al reparto avanzato. In estate poi torneranno i pupilli Germoni e Palombi, che a Terni hanno fatto benissimo, più Minala che è diventato il faro del centrocampo della Salernitana. Chissà che il prossimo anno non ci sia posto anche per qualcuno di loro.

Thomas Strakosha, 22 anni. E’ arrivato alla Lazio dal Panionios nel 2012

MODULI
Inzaghi è stato tatticamente perfetto. Per tutto l’arco della stagione ha lavorato su 2 moduli, 2 sistemi di gioco, 2 modi differenti di interpretare la partita. Al classico 4-3-3 ha alternato il sistema con la difesa a 3, alle volte 3-5-2, altre 3-4-2-1. Inizialmente lo aveva pensato come alternativa accorta per affrontare e tamponare le squadre sulla carta più forti: così ingabbiò Sarri lo scorso novembre al San Paolo, così ha umiliato Spalletti nei derby. Nell’ultimo periodo è diventato quasi il modulo di riferimento, quello che forse riesce a far esprimere appieno il potenziale della sua Lazio: perché Keita, come detto, gioca più vicino alla porta, la difesa è più protetta e Milinkovic ha maggiore libertà in fase offensiva. Nota di assoluto rilievo, Inzaghi ha trasformato Anderson in un esterno a tutta fascia: meno gol, ma tanto impegno e abnegazione, con svariati assist e la solita qualità.

GESTIONE DEL GRUPPO
Tra le chiavi del successo biancoceleste. La Lazio, su 14-15 elementi, ha una rosa di assoluto spessore. Inzaghi è riuscito a tenere tutti i giocatori sull’attenti, sempre pronti e motivati. Emblematici gli esempi di Bastos e Lukaku nei derby. Nella prima parte di stagione avevano giocato pochissimo, sembravano quasi finiti nel dimenticatoio, eppure Inzaghi a marzo decideva di affidarsi a loro nell’andata del derby di Coppa, venendo ripagato con una prestazione super. Bene anche al ritorno, come pure nel 3-1 di una settimana fa. Lukaku è in crescita esponenziale, può diventare un terzino importante, Bastos nonostante le poche presenze – causa concorrenza spietata – si è dimostrato un centrale di spessore e il prossimo anno, con la partenza di De Vrij, avrà più spazio.

COMUNICAZIONE
Sempre equilibrato, pacato, acuto. Non sarà Mourinho, però Inzaghi è un attento comunicatore. Non si è mai esaltato e non ha mai cercato di esaltare l’ambiente, nelle dichiarazioni ha sempre tenuto tutti con i piedi per terra e con la testa verso l’obiettivo Europa. Che non ha mai cercato di nascondere, anzi. Si è scrollato di dosso la facile etichetta di yes man non perdendo mai l’occasione di ribadire l’importanza di Keita e la volontà di tenerlo per il futuro; ha scelto bene tempi e modi per coccolare pubblicamente i giocatori – vedi Anderson, lo stesso Keita o i ragazzi della Primavera – e in svariate interviste e conferenze ha fatto trasparire una fiera lazialità, trasmessa ai giocatori e che – insieme agli ottimi risultati – ha riavvicinato l’ambiente.

Lukaku contro Dani Alves