Matteo Muoio

La Lazio ripartirà dal 3-5-2, le prove tattiche del ritiro di Auronzo vanno in questo senso, Inzaghi lo ha proposto in tutte e 4 le amichevoli disputate sotto le Tre Cime di Lavaredo. Partito come soluzione ‘tampone’ contro le grandi, in primavera è diventato il modulo di riferimento, quello che riusciva ad esaltare le qualità dei suoi giocatori: il feeling con la porta di Keita, gli inserimenti di Milinkovic, la corsa di Lukaku, le caratteristiche di difensori come Bastos e Wallace. Un sistema tattico di rimessa, studiato per aspettare e arginare l’avversario e colpirlo con ripartenze devastanti. Una volta rodato al meglio la Lazio è riuscita ad esprimere anche un calcio di qualità, controllando e dominando match con avversari sulla carta inferiori e, talvolta, contro grandi squadre: emblematici gli esempi delle sfide interne contro Samp e Palermo o il derby di ritorno contro la Roma. Un 3-1, quest’ultimo, sofferto e meritato, conquistato bloccando ogni soluzione Spallettiana e reagendo pure al rigore più assurdo fischiato nelle ultime stagioni. Gli incroci nella stracittadina, tra Coppa Italia e ritorno di campionato appunto, rappresentano però l’unica gioia laziale contro le big nell’ultimo campionato, oltre ad un pareggio strappato al Napoli al San Paolo. Inzaghi, alla prima vera stagione in A, ha incassato i complimenti di addetti e colleghi: l’unica accusa mossagli, quasi in toto, è stata quella di aver sempre messo in campo una Lazio troppo rinunciataria nelle sfide contro dirette concorrenti e prime della classe. Cercare di non subire ed, eventualmente, provare a sfruttare gli spazi lasciati dall’offensiva avversaria per fare male. Spesso non ha funzionato. La Lazio ha perso a San Siro con un Milan non irresistibile, sempre a Milano è stata schiacciata dall’Inter dopo aver disputato un buon primo tempo, ha subito una lezione di calcio dal Napoli di Sarri all’Olimpico. Nei due match di campionato contro la Juve non ha mai tirato in porta. Inzaghi sta lavorando tantissimo sotto questo aspetto, vuole una squadra in grado di proporre il suo calcio anche nei big match. Ma il mercato lo sta aiutando?

Il primo allenamento di Lucas Leiva con la Lazio (ph. dal profilo ufficiale della società)

Una Lazio di rimessa: le mosse sul mercato

La Lazio non si sta rinforzando realmente e già questo potrebbe non essere d’aiuto. Le operazioni in entrata sono legate a quelle in uscita, si procede per sostituzione, è stato ceduto Biglia e presto saluterà Keita. Due giocatori fondamentali. Al posto di Biglia è arrivato Leiva, che ha caratteristiche diverse, al posto di Djordjevic ci sarà Caicedo, Di Gennaro rileva Cataldi. Per l’eredità del senegalese saranno importanti i prossimi giorni, sfumato Azmoun Tare sta individuando nuovi profili. L’unica aggiunta è stata quella del montenegrino Marusic, da scoprire e testare nel nostro campionato. Comunque, le mosse in entrata dei biancocelesti sembrano studiate per il 3-5-2; un 3-5-2 di rimessa, appunto. Leiva è un interditore puro, un eccellente ruba palloni, non ha la regia di Biglia: dalla mediana il diktat potrebbe diventare quello di spezzare il gioco e ripartire, lasciando all’avversario il pallino dell’incontro. Marusic è un esterno ideale per la mediana a 5: fisico e tanta corsa, in Belgio ha dimostrato di avere pure un piede discreto. Ricorda un po’ il primo Lulic, con il suo acquisto Anderson potrà tornare a giocare vicino alla porta. Il brasiliano dovrebbe giocare vicino ad Immobile, come ha fatto Keita nel finale di stagione: l’ex Santos però non è Keita, non vede la porta come la maravilla. Ha giocato da seconda punta nell’andata del derby di Coppa Italia, partita giocata e vinta in contropiede. Le offensive biancocelesti erano affidate agli strappi del numero 10, alla sua capacità di ribaltare l’azione. In quell’occasione ha fatto bene, ma ipotizzare una stagione da 14-15 gol risulta veramente chimerico. Poi Caicedo. Prima punta sì, ma non d’area di rigore, lo scarno bottino in carriera parla per lui. L’ex City ama creare gli spazi e attaccare la profondità, un po’ come Immobile, ovviamente senza gli stessi risultati. E’ abbastanza rapido, cerca e resiste allo scontro col difensore, prova spesso la soluzione da fuori. Insomma, anche lui un attaccante da contropiede. Questo il quadro complessivo, al momento: il rischio di un’altra stagione di ‘sudditanza’ tecnica nei confronti delle big è da mettere in conto.

Felipe Caicedo, 29 anni