Redazione

Cuore biancoceleste. Inzaghi è tecnico e tifoso della Lazio. Anzi, viceversa. Le sue parole, i suoi atteggiamenti dissipano ogni dubbio: questo ragazzo ha davvero a cuore le sorti di una squadra che sente “sua” adlilà del ruolo in panchina: ecco perchè va accontentato e non abbandonato a sé stesso.

Inzaghi e le sue perplessità

Inzaghi, nel post Lazio-Spal esprime preoccupazioni e perplessità. É deluso da chi non ha mostrato attaccamento alla maglia. Per la prima volta, il tecnico si sbottona davanti ai microfoni: le considerazioni su Biglia e Borini lasciano poco spazio alle interpretazioni. Evidentemente si aspettava qualcosa di diverso. Da un punto di vista prima umano, prima che tecnico. La Lazio va sentita come parte di sé, altrimenti meglio non farne parte. Discorso che coinvolge, in toto, Keita. Se ha tutti i sentimenti è benvenuto. Altrimenti, quella è la porta che il gruppo ha bisogno di certezze.

Ci mette il cuore, Inzaghi. E pretende che chi sia con lui lo getti oltre l’ostacolo. Il suo lavoro è metodico. Studio, passione, abnegazione, ricerca del particolare. In una parola: fatica. Il tecnico biancoceleste è giovane ma sicuro, ha un credo tattico e idee chiare sui giocatori  utili alla causa. Come Lucas Leiva fotografia perfetta del modo di fare di Inzaghino. Via il regista? Dentro un mediano di qualità, e via al 3-5-2.

Scelte nette, che lo rendono anche una guida autorevole. Una voce che pesa, eccome, in seno alla società. Inzaghi non vuole essere la vittima del secondo anno. É ambizioso e determinato: e si aspetta ancora qualche colpo di mercato. In questo senso è stato rassicurato. Avrà una Lazio all’altezza e in grado di competere su tre fronti.

La Lazio ha bisogno di Inzaghi

Meglio cosi: la Lazio ha bisogno di Inzaghi. Sopratutto la gente, in cerca di qualcuno in cui identificarsi. Il tifoso laziale ha passato troppo tempo senza un punto di riferimento e, a questo punto, poco male se lo ritrova in panchina piuttosto che in campo. Inzaghi non si sente ancora una bandiera ma ragiona e agisce per diventarlo. Ha una grande forza d’animo, una bella immagine e soprattutto due doti che non si comprano al mercato: umiltà e coraggio. E una responsabilità enorme: superare indenne la crisi del secondo anno dopo aver centrato risultati insperati al suo esordio.

Ripetersi è complicato e la Lazio ha sempre vissuto in altalena: ecco perchè Inzaghi, che conosce il calcio e sa che alla fine i risultati possono saldare o incrinare qualsiasi rapporto, chiede certezze. La società ha il dovere di ascoltarlo e consegnarli una formazione all’altezza. I presupposti ci sono. Avanti così, dunque.