Redazione

Il Var non vale per tutti. Roma-Inter lascia in eredità una partita giocata sontuosamente dai giallorossi e rovinata da Irrati. É difficile sbagliare con l’aiuto della tecnologia. Eppure questo signore riesce ugualmente nell’impresa di non vedere, neanche con l’aiuto della moviola in campo, un rigore solare. É la sliding doors che cambia il verso di una partita sin allora dominata in lungo e in largo da una Roma bella coraggiosa, forte e determinata.

Il var vale per tutti? O No?

Incredibile, la Roma resta al…palo. Tre, i legni colpiti da una squadra che va a sbattere contro la sfortuna e l’incapacità di un direttore di gara. Corre il primo quarto del secondo tempo: corre anche Perotti, imprendibile per uno Skriniar in perenne affanno. La spinta è evidente, non ci sarebbe neanche bisogno dell’intervento del Var. Infatti Irrati non lo utilizza. Fischierà? No, neanche ci pensa. E decreta calcio d’angolo. Ora, il regolamento parla chiaro. La tecnologia può essere utilizzata a gioco fermo. Chi sta al monitor? Orsato e Aureliano. E nessuno dei tre ritiene che sia il caso di fermare.il gioco e valutare l’azione. E va bene cosi. Evidentemente sei occhi, di cui quattro fissi su un monitor, sono riusciti a lasciar correre.

Roma comunque positiva

Roma-Inter, oltre all’amarezza, lascia in eredità una Roma che lascia ben sperare. Mai visto un Dzeko cosi…Schick. Si prende sulle spalle la squadra, funge da stoccatore e punto di riferimento avanzato. Centravanti e regista offensivo senza perdere mai un contrasto aereo. Il gol confezionato è l’istantanea dell’evoluzione tecnico-tattica di una Roma che ha brillato come squadra. Ecco appunto la squadra. La Roma si presenta alla prima serale all’Olimpico intonando in coro un Do di petto. Un crescendo rossiniano di compattezza, autorità e sincronia. Altro che Zeman. La squadra si alza e si abbassa mantenendosi in un fazzoletto di campo al massimo di 40 metri. Si gioca a due tocchi, mai di più. Linee compatte, pochi spazi e pressing sul pallone. Poi ci si è mesa di mezzo la sfortuna. E l’arbitro.