Redazione

L’Italia femminile supera 3-0 la Romania e sogna un’impresa storica: la qualificazione ai mondiali del 2019. Un appuntamento che manca da vent’anni e che è a portata di mano dopo tre vittorie in altrettante partite, nove gol fatti e nessuno subito. Protagonista assoluta Barbara Bonansea. La miglior calciatrice italiana, stella polare del sogno azzurro.

Unica fra gli uomini

Classe 1991, di Pinerolo. Piemontese e juventina doc. Barbara esordisce a 16 anni nel Torino con un sogno: diventare la CR7 in rosa. Gioca nello stesso ruolo del Pallone d’Oro e ne ammira la determinazione. Anche Barbara ne ha. E da vendere. Subito nel calcio che conta. A Brescia, dove lo scorso anno conquista lo scudetto e la nomination a miglior calciatrice della stagione 2016/2017. Unica donna premiata al Gran Galà del calcio. Questa estate nasce la Juventus femminile che fa incetta di campionesse. Barbara, ovviamente, è nella rosa delle prescelte. Il cerchio si chiude. Il sogno si avvera. Inseguire lo scudetto in maglia bianconera e il mondiale con l’Italia.

L’erede della Morace e di Melania Gabbiadini

Barbara Bonansea è una top player che potrebbe serenamente giocare in campionati più competitivi e remunerativi. Classe cristallina, unico difetto, è un po’ “comoda”. La consapevolezza di avere in canna il colpo che può decidere la partita la porta, a volte, a impigrirsi. Nella Juventus trova un 4-3-3 che ne esalta a pieno le caratteristiche: dribbling a destra o sinistra, indifferentemente, e conclusione verso la porta o assist per i compagni. Numeri che spende anche in Nazionale.

Questa “rosa” è uno sport per il calcio

Questa Nazionale Femminile piace e appassiona. Come uno sport che inizia finalmente ad avere seguito. Una media di 2000-3000 spettatori è un buon passo, il primo per raggiungere il professionismo, uno step ancora molto lontano da raggiungere. Barbara è fortunata, ma molte altre colleghe sono costrette a enormi sacrifici pur di giocare a calcio. Spesso il compenso è solo un rimborso spese: poco per dedicarsi costantemente al calcio. E così si innesca il processo dell’abbandono. Se, come tutto lascia credere, il percorso della “Italrosa” proseguirà su questi binari, è lecito sperare che traini l’intero movimento.