Bruno Tucci

Allora, ci siamo. O dentro o fuori dai mondiali di Russia. Ci si gioca tutto in quattro giorni. Dal 10 al 13 novembre. Prima in trasferta a Stoccolma, poi in casa a Milano. Ventura, il ct della nazionale azzurra, sfoglia la margherita, perché se non dovesse andar bene, preparerà presto le valigie. Sentenza drastica? Forse si, ma inequivocabile. Del resto, non sono pochi gli esperti che non vedono di buon occhio il nostro selezionatore. Lo accusano di non aver dato un gioco alla nazionale, di aver sbagliato alcune scelte fondamentali e, soprattutto, di una tattica che ha dato pochissimi frutti. Parole spietate, ma sappiamo che per il calcio è così. O alle stelle o alle stalle. Dunque, si incontra la Svezia in un doppio confronto. Non siamo stati molto fortunati nel sorteggio, ma questa è la realtà ed è inutile recriminare. Se poi si pensa che è dal 1998 che i giovanotti nordici non riescono a battere l’Italia, non dobbiamo essere pessimisti. Certo, non bisognerà sottovalutare i nostri avversari che nelle qualificazioni hanno battuto la Francia, in una partita secca, e preceduto l’Olanda in classifica. D’accordo, non ci sarà quella “bestia nera” di Ibrahimovic che ha deciso di mollare la nazionale; però, mister Janne Andersson, sconosciuto ai più, avrà a sua disposizione elementi da non buttar via, i quali potrebbero creare seri grattacapi agli azzurri.
I precedenti sono a nostro favore: in ventitre incontri, undici sono state le vittorie italiane, sei i pareggi ed altrettante le sconfitte. Ma la storia non fa distinzioni e se giochi male e sbagli la formazione non ci sono sondaggi che tengono. Ventura ha recuperato qualche giocatore che arriva dall’infermeria: Verratti, Marchisio, Belotti, Pellegrini ed ha chiamato a far parte del clan della nazionale anche un “mezzo italiano” (mi si passi il termine), di nome Jorginho, centrocampista del Napoli, richiamando pure in Patria quel Zaza che al Valencia sta facendo faville. Tutto ok, quindi? Si può stare tranquilli? Le scuole di pensiero variano. Ci sono gli ottimisti e i pessimisti, come da tradizione italica. Ma su un punto vogliamo essere chiari sino in fondo: finchè le squadre del nostro campionato saranno formate da otto o nove undicesimi da stranieri (spesso mezze calzette) non si potrà contare su una formazione azzurra degna di questo nome. Esprimiamo un desiderio: puntiamo sui giovani nati da Trieste ad Enna e poi stiliamo un bilancio.