Redazione

Ci siamo. Dentro o fuori. No, dentro. Vincere. I conti si faranno dopo. Adesso, silenzio. Si gioca. Servono due gol. Senza subirne. Non è facile. Neanche impossibile. Oh, si può. Anzi. Si deve. Ventura si affida ancora al 3-5-2. Rinuncia alla grinta di De Rossi e al talento di Insigne. Inserisce Jorginho in cabina di regia e si affida alla fantasia di Gabbiadini. Scelte. Più o meno rischiose. Se ne parlerà dopo, a bocce ferme. Questa sera non contano i moduli e gli schemi. Queste sono partite che si vincono con muscoli, cervello, cuore e coraggio. Niente paura, né incertezze. Siamo l’Italia. Quattro mondiali in bacheca. Nessuno pretende il quinto da questa nazionale. Arrivarci, però, sì.

Non centrare l’obiettivo sarebbe un disastro epocale

Un dramma per la credibilità di un sistema che, di per sè, non è che si sforzi di essere credibile. La nazionale, dal 2006 ad oggi, non ha neanche raggiunto gli ottavi di finale e si deve sudare la qualificazione in una notte agonica. Il calcio italiano viaggia in seconda classe, a caccia di posti in piedi. Ci resta la dignità, l’orgoglio, la voglia e quella innata capacità di tirarci fuori dai guai quando siamo alle corde. Il burrone è alle nostre spalle. La Svezia vuole farci ruzzolare giù. Non può. Non deve succedere. E allora chi scenderà in campo stasera sappia che ha in mano la storia. Può scriverla, o entrarci dalla porta sbagliata. Che sia gloria. Forza, azzurri.

Come si vince? Lottando

Giocando ogni pallone come se fosse l’ultimo della carriera. Aiutando il compagno. Si copra il campo in ogni zolla. Serve essere modesti, ma determinati. Umili, ma non dimessi. E anche il pubblico deve recitare la propria parte. Gioca l’Italia. Al momento dell’inno abbracciamoci forte. Tutti uniti. San Siro deve essere un muro tricolore e un santo protettore. Tutti con qualcosa d’azzurro. 50 milioni di cuori battono per voi. 100 milioni di occhi in fonderanno Coraggio. Non traditeci. Portateci al mondiale. Come, non importa. Purché si vada.