Luigi Pellicone

Era difficile, ma ci siamo riusciti. Ventura trasforma in un Everest lo spareggio mondiale. La notte svedese lascia in eredità una delle Italie più brutte della storia. E molta più rabbia che sfortuna. Una squadra confusa, impaurita, senza gioco né idee, legata alle invenzioni dei singoli piuttosto che alla proposta di gioco. E che è con un piede e due dita fuori dai Mondiali. Roba che bisogna tornare indietro di 60 anni per trovare una situazione simile.

Quanta confusione

Ventura parla di arbitri, chiede l’appoggio di San Siro al ritorno e una direzione di gara più equilibrata. Beh, spostare l’attenzione sul fischietto non è mai un bel segnale. Il destino sembra legato a un commissario tecnico apparso in grave confusione nelle scelte di uomini e moduli. Ventura è il primo responsabile del crac: non regala un briciolo di certezze alla squadra. Sceglie un modulo, lo rinnega, per poi riproporlo nel momento del bisogno inserendo Insigne, il giocatore più talentuoso, in un ruolo non suo e dopo averlo lasciato in naftalina per 75′ affidandosi a Immobile e Belotti, due duplicati.

L’esterno (di un attacco a tre, non di fascia, e c’è tutta la differenza del mondo) non sposta di una virgola un tema assolutamente insufficiente da qualunque chiave di lettura. Il gol ha generato il contraccolpo psicologico e la squadra si è arrotolata su se stessa, fino ad afflosciarsi. Nessuna idea di gioco, solo un undici in preda alla paura e all’incapacità di reagire. Ventura ha chiamato a raccolta San Siro. Come se fosse il pubblico a scendere in campo. La spinta, più che dagli spalti, deve arrivare dalla panchina.

Squadra senza mordente…

Gli svedesi, come promesso, hanno provocato sin dal primo minuto. E appellarsi alla direzione arbitrale casalinga significa concedersi un alibi che, oggettivamente, sembra immeritato. In mezzo al campo, la squadra ha perso tutti i contrasti ed è rimasta schiacciata dalla fisicità dei padroni di casa. Questa partita andava vinta. E, senza una guida tecnica, serviva qualcuno che prendesse la squadra per mano. La squadra è tradita anche dagli uomini più attesi: Parolo è un fantasma, Immobile e Belotti non la vedono quasi mai, Eder entra e non incide. Verratti, che doveva fungere da discriminante, prende un cartellino che gli vale la squalifica. 

…e a cui manca l’ultimo passaggio

Anche l’assedio (?) finale è un inno alla speranza. Manovra sempre in orizzontale, lenta, monotona, prevedibile. Cross morbidi e lenti, mai un pallone tra difensore e portiere. La coppia centrale svedese ringrazia un atteggiamento offensivo solo sulla carta. Sull’erba si è vista una squadra senza uno straccio di idee. Calcio men che scolastico: palla avanti e vediamo che succede. Roba che inorridirebbe anche il parroco. Adesso serve un miracolo. Da centrare, considerando questa squadra e questo CT, a prescindere dal modulo, con muscoli, cuore e testa. Tutto ciò che è mancato in una delle serate più tristi della storia calcistica italiana.