Redazione

di Luca Covino

Finale di Coppa Uefa, 6 maggio 1998. Al Parco dei principi, l’Inter di Simoni si gioca il trofeo contro la Lazio di Eriksson, base del futuro dream team che Cragnotti metterà in piedi nelle stagioni successive. La Beneamata conduce per 1 a 0 grazie a un gol di Ivan Zamorano a cinque minuti dal calcio di inizio. Allo scoccare dell’ora di gioco lo spagnolo Lopéz Nieto concede un calcio di punizione sulla tre quarti per l’Inter. Ronaldo si appresta a batterlo e mette un cross sul secondo palo. Lì c’è Zamorano, che riesce a raggiungere il pallone servendo di testa una sponda al centro. La palla rimbalza, una volta, poi due, Simeone evita di toccarla, il pallone prova a rimbalzare una terza volta, ma arriva un giovane argentino alla sua seconda finale continentale. Quel ragazzo è Javier Zanetti e calcia di controbalzo una botta di destro a limite dell’area, dentro c’è tutta la voglia di vincere quella partita, tutta la voglia di cancellare la finale persa l’anno prima contro lo Shalke 04 ai rigori. Zanetti insacca sotto al sette: è 2 a 0. I nerazzurri vinceranno quel trofeo con una magia di Ronaldo a sigillare un risultato che permise all’Inter di aggiudicarsi la coppa.

Zanetti, da bandiera a dirigente

Da quel primo, personale, ricordo di Javier Zanetti calciatore è passato molto tempo, partite, gioie e dolori.

Milano, 2011. Zanetti palla al piede durante una partita di Champions contro il Marsiglia. (Ph. Vitez/Liverani)

Milano, 2011. Zanetti palla al piede durante una partita di Champions contro il Marsiglia. (Ph. Vitez/Liverani)

In 19 stagioni in nerazzurro Zanetti ha raggiunto – con invidiabile pazienza – tutto ciò cui un calciatore puo’ aspirare, diventando il capitano più vincente dell’Inter con 15 trofei conquistati, tra cui l’indelebile triplete dell’Inter di José Mourinho. Da quella botta da fuori a Parigi, Zanetti ha conquistato record anche a livello personale: da giocatore con più presenze in A e Inter (rispettivamente 615 e 858) fino a record di longevità (a 37 anni, giocatore più anziano a segnare in competizioni Uefa). Ma questi sono soltanto parte di quei grandiosi numeri che raccontano il giocatore più rappresentativo della storia interista, compitini statistici che riflettono degnamente il Zanetti calciatore e non l’attuale Zanetti, il dirigente. Al termine della sua carriera, per Pupi fu tenuto in caldo un posto all’Inter e, francamente, era il minimo dopo il trattamento offerto da Mazzarri, suo ultimo allenatore, che lo relegò alla panchina nonostante il pieno recupero dall’infortunio al tendine d’Achille e le ottime prestazioni in campo. Comunque, scindere Zanetti in due, calciatore e dirigente, è difficile per i tifosi interisti, ma è quello che bisogna fare per capire quanto sia decisivo nella sua nuova veste dirigenziale. Un’azzardo si puo’ dire: Zanetti è uomo da emozioni diverse da quelle da dirigente calcistico, Zanetti è oltre le decisioni calcolatrici da consiglio d’amministrazione. Ma il punto è un’altro: quanto spazio gli è concesso? La risposta è quella che non vorrei scrivere: poco.

Zanetti Inter

Zanetti alza da capitano la Champions League 2010. (Ph. Zimbio)

Il confronto con Pavel Nedved
Se in generale i latini sono calorosi e “originali” nel loro modo di lavorare, alora gli argentini sono calienti. Zanetti a modo suo lo è altrettanto, ma non rientra nei cliché argentini, non è riottoso né impertinente, ma serio e disciplinato. La sua atipicità è quasi sovversiva nel suo essere da larghe intese ed è questo che lo ha fatto entrare nella storia dell’Inter e del calcio. Ma dov’è finito ora El Tractor? Perché non riesce a fare le sue famose cavalcate? Colpa delle scarpe classiche? Non proprio. Per rispondere paragoniamo il Zanetti dirigente al un altro ex-calciatore convertito a compiti in giacca e cravatta. Pavel Nedved è diventato dirigente in casa Juventus dal 2010, quando Exor, holding che controlla e gestisce le aziende degli Agnelli, gli ha proposto di entrare nel Cda bianconero. Cinque anni dopo il ceco diventa anche vice-presidente del club in cui ha espresso le sue doti calcistiche. Nel mezzo della scalata, Nedved ha compiuto un cammino che, a quanto pare, è significativo per l’ecosistema Juventus. Scende negli spogliatoi, incita i giocatori nei momenti bui e taglia le loro gambe quando necessario, peggio di come tre partite settimanali possono fare. Nedved è un dirigente freddo e preciso, che va sotto la curva quando la Scirea lo chiama per il coro che apre ogni partita casalinga della Juve e prende.

Zanetti Inter

Zanetti al Match for Expo 2015 con i suoi figli e la moglie Paula con la quale ha creato la Fondazione Pupi. (Ph. Zimbio)

E Zanetti? Certo ha un altro stile, non è un uomo da potere alla Nedved, la sua indole è diversa ed è per questo che Zanetti è Zanetti: non ha – e meno male – brama di potere. Ma il paragone con l’ultimo pallone d’oro ceco non è sul piano caratteriale, ma su quel distacco dirigenziale dato da una diversa interpretazione che le due società hanno nei confronti delle rispettive ex-stelle. Quando diventò dirigente, Zanetti precisò i suoi compiti come dirigente e vice-presidente nerazzurro: «Da una parte – spiegò – il nuovo presidente dell’Inter Erick Thohir vuole espandere il marchio Inter in Cina, Giappone, Indonesia, Singapore, Australia. E io sarò ambasciatore. Ma sarò anche vicino alla squadra, soprattutto per spiegare ai giovani cosa significa indossare la maglia dell’Inter». L’ennesima sensazione è che, con la nuova proprietà cinese, la tendenza non cambi. Le diatribe nerazzurro delle ultime estati hanno visto due cambi dirigenziali nel giro di cinque anni oltre a varie controversie interne legate ad allenatori e trasferimenti. In questo contesto è certamente difficile lavorare anche se sei un manager nato. In casa Juventus, Nedved puo’ contare su un ambiente rigoroso e preciso, chirurgico nella gestione dei proventi e delle attività del club. Questo all’Inter attuale manca e i demeriti si vedono sul campo – oltre che nel mercato. Così Zanetti sembra relegato a un ruolo papale: quando c’è qualche avvenimento è importante che lui ci sia; quando qualcuno passa da Appiano Gentile va a fare visita Zanetti; ammonisce qualche comportamento, ma non gli concedono la possibilità di regolare l’ago della bilancia sulle questioni interne più importanti. L’impressione è che Pupi possa fare ben più del semplice ambasciatore nei mercati strategici e che lo possa fare bene. Eppure, l’altra, brutta sensazione, è che Zanetti stia provando a fare una cavalcata delle sue pure indossando le scarpe da completo, ma con i lacci legati per farlo cadere.