Redazione

C’è una spina nella rosa di Luciano Spalletti. Joao Mario ha espresso il proprio malessere. Pretende un utilizzo più continuo e forse anche maggiore attenzione da parte del tecnico di Certaldo, che ha preso atto della posizione del portoghese ma guarda comunque avanti. Squadra che vince, non si cambia. E anche se con il Torino non ha vinto, difficile immaginare rivoluzioni.

Un problema di mentalità…

Il problema è essenzialmente caratteriale. Joao Mario avrebbe anche potuto dire voglio giocare meglio, piuttosto che pretendere di scendere di più in campo. Anche perché, fra i non titolari, è quello che comunque ha accumulato maggior minutaggio. Gli resta da compiere l’ultimo passo, abbinare qualità e quantità prima di pretendere maggiore considerazione. Spalletti è stato molto chiaro. Prende coscienza del lavoro. Settimanale e sul campo. In questo senso il talento di Joao Mario non si discute: geometria, visione di gioco, tecnica, capacità di saltare l’uomo e inventarsi l’ultimo passaggio. Qualità che riesce ad esprimere perfettamente con la maglia della Nazionale, sia da esterno che da incursore. Nel Portogallo certamente si giova del lavoro di Moutinho e Carvalho, una coppia ben assortita, probabilmente più di Borja Valero e Vecino (o Gagliardini). Il portoghese ha una predisposizione quasi naturale ad attaccare il campo in verticale. Ed è per questo che il tecnico toscano lo vede come incursore.

…e anche di collocazione tattica

Il problema non è nelle gambe, quanto nella…testa. Joao Mario interpreta ancora il ruolo come regista o centrocampista di appoggio, più che di assalto. Un limite che ne condiziona soprattutto l’approccio agonistico e lo impoverisce anche in fase realizzativa. A volte Joao Mario è un corpo estraneo al gioco di Luciano Spalletti. Soffre l’interpretazione del ruolo. Non corre in verticale, porta il pressing sul portatore ma non lo rincorre, è superato in velocità e, preso in mezzo, si ritrova troppo spesso davanti la linea del pallone e tagliato fuori dal gioco. Dunque? Resta la soluzione più dolorosa: l’addio a gennaio. Venderlo, ma senza svenderlo. Joao Mario è un capitale importante della società. Costato 40 milioni, non va svenduto. Ecco perchè Sabatini ha in mente uno scambio con Pastore. Il direttore sportivo nerazzurro insegue l’argentino da anni. Adesso è in procinto di tentare di nuovo. Stavolta però con ottime probabilità di riuscita: fra dicembre e gennaio, il presepe dell’Inter potrebbe arricchirsi di un nuovo protagonista.