Luigi Pellicone

Dopo un precampionato e un inizio di Serie A promettente, Joao Mario è tornato punt e daccapo: il portoghese è l’emblema della discontinuità del gioco a centrocampo dell’Inter.  E la numero 10, piuttosto che responsabilizzarlo lo ha quasi appesantito.

Bocciato da incontrista

A Bologna Joao Mario ha perso l’ennesima occasione: mai nel pieno dell’azione. Su 30 palloni giocati, 16 passaggi positivi e ben 11 palle perse. Quanto basta per convincere Spalletti a sostituirlo con Eder: un cambio che ha permesso alla squadra di guadagnare, perlomeno, in dinamismo. Joao Mario è un corpo estraneo al gioco di Luciano Spalletti. Non sembra solo un problema di testa, ma di interpretazione del ruolo. Sempre fuori posizione, in ritardo sull’uomo e sul pallone, lento e poco reattivo nei contrasti. Non riesce a correre in verticale, porta il pressing sul portatore ma non lo rincorre, è regolarmente superato in velocità e, preso in mezzo si ritrova troppo spesso davanti la linea del pallone e tagliato fuori dal gioco.

Rimandato anche da regista?

Joao Mario avrebbe anche i numeri da “8”: tecnica cristallina, piedi vellutati, ottima visione di gioco: potrebbe essere riciclato da regista per la giocata che inneschi la transizione offensiva in velocità. Il problema però è in quel ruolo c’è Borja Valero, cui Spalletti non rinuncerebbe mai. E al fianco dello spagnolo serve un giocatore di quantità più che di qualità. Non a caso, Vecino e in seconda battuta Gagliardini, anche lui alle prese con i suoi bravi problemi di inserimento nel tessuto di gioco del tecnico di Certaldo. Risultato: Joao Mario è diventato una riserva, a tutti gli effetti.

Possibile addio

Se,come tutto lascia credere, Spalletti opterà per il cambio di modulo varando il 4-3-3 o il 4-4-2 Joao Mario è il primo della lista dei bocciati. Peggio, degli esuberi. In un centrocampo a quattro è la quarta scelta dietro Vecino, Gagliardini e Brozovic. Qualora si optasse per la soluzione a 3, non troverebbe comunque un posto da titolare, appannaggio di Gagliardini. Dunque? Resta la soluzione più dolorosa: l’addio a gennaio. Venderlo, ma senza svenderlo. Joao Mario è un capitale della capitale importante della società. Costato 40 milioni quindi di difficile collocazione anche sul mercato. L’Inter non può permettersi di generare perdite. Quindi persino una cessione sarebbe un problema. Un bel rebus per Ausilio e Sabatini.