Elisa Ferro Luzzi

Joe Hart è sbarcato ieri a Torino, accolto come si accoglie una star birtish con tanto di saluto alla folla dal balcone e maglia sventolata come Higuain nel giorno della presentazione alla Juventus. E’ davvero suggestivo il colpo di mercato messo a segno da Urbano Cairo, che è anche riuscito a far accollare al Manchester City l’oneroso ingaggio del portiere dell’Inghilterra andando a sborsare solo un terzo dei 4,2 milioni che percepisce. Hart ha detto no al Sunderland scegliendo i granata dopo 454 partite da professionista (348 con il City), due Premier League, due Coppe di Lega, una FA Cup e un Community Shield vinti in carriera. Con l’arrivo di Guardiola e soprattutto con quello del portiere Claudio Bravo dal Barcellona ha capito che per lui non c’era più spazio ma, visto il legame con i citizens e la loro tifoseria, non ha voluto tradirli passando ad un altro club inglese.

Era ora di cambiare completamente aria. Un campionato un po’ in declino come quello italiano ed un squadra che non gioca nemmeno le coppe forse non sono proprio l’ideale per non perdere la Nazionale, ma il Toro è un club comunque blasonato con una storia importante alle spalle, una scelta se vogliamo ”romantica” sia per lui che per la società: può diventare il nuovo idolo della curva visto il carisma tipico del giocatore inglese che piace tanto ai tifosi, la capacità di guidare la difesa, la reattività tra i pali e la voglia matta di rimettersi in gioco dopo aver vinto tutto. L’acquisto di Hart è stato suggerito da Attilio Lombardo, osservatore per Roberto Mancini ai tempi del City e ora vice di Sinisa Mihajlovic in granata. Certo è che per i giocatori inglesi approdati nel nostro campionato di recente (Ashley Cole e Micah Richards) l’Italia non ha rappresentato una buona occasione per il rilancio.

Quello di Cairo è senza dubbio un colpo mediatico, un modo per non farsi parlar dietro dai tifosi e per attirare sulla Torino granata l’attenzione della stampa internazionale: di portieri inglesi in Italia se ne sono visti soltanto due, ovvero James Spensley numero uno del Genoa a fine ottocento e il milanista Hoberlin Hood. Nella Serie A a girone unico, cioè dal 1929-30, Hart sarà il primo keeper in assoluto. C’è però un particolare da non sottovalutare: è certamente un portiere di livello, ma purtroppo è anche il re delle papere. Su Youtube da tempo circola un video circa le sue numerose figuracce e a Torino di papere di portieri ne sanno qualcosa visto che anche Padelli negli anni ne ha fatte vedere delle belle.

Se andiamo a guardare la storia recente, nell’ultimo Europeo il suo contributo è stato fondamentale per l’ennesima e prematura eliminazione dell’Inghilterra dalla competizione: ha consegnato a Bale il titolo di re delle punizioni e anche contro l’Islanda ha voluto dire la sua.

Ma a Torino può far bene, consentendo inoltre al club granata di avere un grandissimo ritorno di immagine senza andare ad indebolire troppo il bilancio. I tifosi sono già in delirio, sta ora ad Hart non deludere le aspettative di una piazza che vive all’ombra di un club come la Juventus. Queste le sue prime parole da giocatore granata: “All’improvviso la mia carriera ha subìto una svolta, l’ho interpretato come un segno del destino. E così anche io dovevo fare qualcosa… L’offerta del Torino è arrivata al momento giusto, con il modo giusto. Sono molto felice di potermi confrontare in un campionato bello e difficile come la Serie A. La vostra scuola dei portieri è riconosciuta in tutto il mondo, perciò sono convinto di poter imparare ancora molto qui nel Toro: anche per questo ho accettato subito con grandissimo entusiasmo la proposta del Presidente Cairo. Dello staff conosco già Lombardo, con Attilio abbiamo lavorato a Manchester e abbiamo anche vinto: speriamo di rivivere tante belle emozioni insieme. Ho letto alcune interviste sul Toro, l’allenatore vuole che i calciatori siano umili ma ambiziosi: anche questo mi piace molto, è così che io voglio essere”

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Joe Hart accolto dai tifosi del Torino