Francesco Cavallini

Sette decenni. Dal 25 aprile 1947 a quello del 2017. Un battito di ciglia per la storia del mondo, un’eternità per quella del calcio. Nell’intervallo tra il giorno in cui viene alla luce Hendrik Johannes Cruijff, per tutti Johan, e quello in cui, se un crudele male non avesse deciso altrimenti, avremmo festeggiato i suoi settanta gloriosi anni, lo sport più amato del mondo ha subito una serie di trasformazioni così evidenti che sembra quasi un’altra disciplina. Ed è giusto dire che la più grande di queste rivoluzioni, così come sottolinea il titolo della sua splendida autobiografia, è proprio la sua. Se il calcio avesse il proprio sistema di datazione, di certo sarebbe suddiviso in due ere: avanti Cruijff e dopo Cruijff. Blasfemo? Forse. Ma uno sguardo alle eredità che il genio olandese ha lasciato a tifosi e addetti ai lavori non può far altro che convincerci che è davvero così.

5. Il Cruijff Turn

Pensavo di prendere il pallone. Ancora adesso non riesco a capire. Ancora oggi quando rivedo il filmato, ogni santa volta sono convinto che sto per prendergli il pallone. Fino all’istante prima sono assolutamente sicuro che sto per prenderglielo. Ma ogni volta mi sorprende.

A parlare è Jan Olsson, una discreta carriera tra Halmstad e Åtvidabergs. Eppure tutto il mondo lo conosce. È il ragazzo vestito di blu che il 19 giugno 1974 si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, nell’esatto punto dello spazio-tempo in cui nessun difensore al mondo avrebbe mai voluto essere. Tra Johan Cruijff e la porta. Olsson si avvinghia all’olandese, cerca di non lasciargli respiro. Il numero quattordici sembra subire la pressione e arretra, come per scaricare il pallone verso il compagno che gli si fa incontro. Lo svedese anticipa l’intenzione dell’avversario, allunga la gamba verso l’esterno e sta già immaginando come far ripartire la squadra.

Ma la palla non la trova. Non la troverà mai, non importa quante volte possa decidere di riavvolgere il nastro e rivedere l’azione. Perchè Cruijff non ha mai voluto passare la sfera. Non la colpisce con l’interno, ma la accompagna con il piatto mentre si gira di centottanta gradi. Olsson è tramortito. Perde l’equilibrio. Vorrebbe raggiungere l’olandese, ma non può. Le leggi della fisica glielo impediscono. Come avrebbero dovuto impedire al Profeta del Gol anche solo di pensare una finta del genere. Ma le leggi, si sa, sono fatte per essere infrante.

E quindi per un attimo l’universo si ferma ad ammirare un gesto che è poesia e pragmatismo, arte non fine a se stessa, ma per il più nobile degli scopi. Nessuno raccoglierà il cross frutto di questa splendida giocata. In fondo, è giusto così. Derubricarla a semplice preparazione per un assist sarebbe stato un delitto. Rimane invece uno dei simboli del genio immortale di Cruijff e probabilmente uno dei momenti più memorabili della storia della Coppa del Mondo, pur senza essere una rete o una parata decisiva. Non male per un movimento durato una frazione di secondo…

4. Il gol impossibile

A proposito di leggi di natura… Ci sarebbe la storia del calabrone. Quello che ha una struttura fisica che gli impedisce di volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso. Ecco, c’è di certo qualche formula, qualche serie di lettere e numeri atta a spiegare perchè non esiste al mondo un modo in cui quel cross, a rientrare sul secondo palo ed evidentemente troppo lungo, possa trasformarsi in gol. Balistica, meccanica, nessuna parte della fisica può permetterlo. Neanche la relatività di Einstein. Ma Johan Cruijff queste cose non le sa, o semplicemente non gli interessano. E quindi decolla e staccando i piedi da terra esce, per una manciata di secondi che sembra eterna, dal reame del possibile.

Colpisce la sfera in qualche modo. Probabilmente il come non lo sa neanche lui, figurarsi se potremmo mai capirlo noi, anche rivedendo mille volte la scena fotogramma dopo fotogramma. La torsione del corpo è quasi innaturale, la posizione della palla lascia un angolo di tiro ridotto al minimo se non del tutto inesistente, il punto d’impatto è così incerto da non poter lasciare spazio a nessun tipo di calcolo. Sembra un’equazione impossibile. Eppure è qualcosa che Cruijff può immaginare. E se può immaginarla, può anche farla.

La sfera termina in rete e neanche Miguel Reina, il portiere dell’Atletico, padre di Pepe ed ex compagno di squadra dell’olandese, riesce a capacitarsi di come tutto ciò sia potuto accadere. Non lo capisce neanche il pubblico del Camp Nou, ma gli interessa relativamente mentre si spella le mani per applaudire il suo numero nove. Eppure la gente di Barcellona non dimenticherà mai quell’attimo, tanto da dedicargli parte di un film. Nel toccante En un momento dado, meraviglioso affresco su come la figura di Cruijff abbia influito sulla squadra e sulla città catalana, un campionario di varia umanità cerca senza successo di ricreare quella rete su campi da calcio improvvisati. Un atto d’amore incondizionato per il calciatore che più di tutti ha saputo dare al club blaugrana l’identità che ancora oggi lo rende così speciale.

3. Il sistema Barcellona

Sappiamo che il Barcellona è molto più che Johan, ma il suo arrivo è stato molto più di una rivoluzione, all’epoca nel club non c’era nulla. A noi che abbiamo avuto la fortuna di vivergli accanto, ha lasciato molte cose. In qualche modo, tutti lo abbiamo seguito: chi diventando allenatore, chi segretario tecnico o commentatore. E ciò è possibile soltanto se qualcuno ti dà qualcosa… 

E al Barcellona Cruijff ha lasciato ben più di qualcosa. A ricordarlo è Pep Guardiola, che è stato allenato dall’olandese e che da lui ha appreso le basi ed i segreti per diventare il grande allenatore che è oggi. E non è il solo. Nessuno dei trofei conquistati dai catalani negli ultimi trent’anni sarebbe oggi nella bacheca del Camp Nou se non fosse per Johan. La sua impronta, a partire dallo stile di gioco offensivo e spettacolare, fino al modo di concepire il settore giovanile, ha contribuito a plasmare quello che comunemente definiamo il sistema Barça, vero e proprio modello da imitare per la maggior parte delle società calcistiche mondiali.

Il tributo dei social network del Barcellona in occasione della scomparsa di Cruijff

Come allenatore blaugrana ha contribuito a vincere quattro campionati, una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni, ma anche quando ha deciso di abbandonare la panchina la sua presenza non ha mai veramente lasciato il club. Proprio a partire da calciatori che da Cruijff hanno appreso molto di ciò che sanno del calcio e delle sue mille sfaccettature, si è venuto a creare un modello societario che non ha eguali e che, fedele ai dettami del suo (forse) involontario fondatore, cerca costantemente di unire arte e pragmatismo, spettacolo e risultati, lavorando continuamente per la crescita tecnica e umana dello sportivo e del calciatore.

Johan ha insegnato a Pep, che a sua volta ha trasmesso questo sapere a Luis Enrique. Ma ogni allenatore e ogni singolo tesserato del Barça, a qualsiasi livello, è intriso dello spirito di Cruijff. Gioca secondo i suoi insegnamenti ed i suoi dettami, vive il club rispettando le sue regole. Ognuno è quindi allo stesso tempo piccolo tassello e parte integrante della rivoluzione calcistica del numero 14. Uno che, come amava ripetere, non aveva titoli di studio e tutto ciò che sapeva l’aveva appreso dall’esperienza. E che questa esperienza ha sentito il dovere di tramandarla.

2. Il Calcio Totale

Elemento imprescindibile di questa esperienza, nonchè chiave di volta necessaria per comprendere lo sviluppo del Cruijff allenatore, è il periodo in cui Johan fa risplendere il suo talento nei campi di tutta Europa e del mondo. Ma soprattutto quella magnifica utopia calcistica che ieri come oggi soprannominiamo Arancia Meccanica, l’affascinante nazionale olandese che fa innamorare il mondo durante la Coppa del Mondo 1974. A guidarla c’è Rinus Michels, che ha già allenato il numero 14 all’Ajax e che assieme a lui e ad altri campioni di quell’Olanda ha sviluppato e reso famoso il concetto di Calcio Totale.

Ma senza nulla togliere agli straordinari meriti di Michels, se è vero che Cruijff è diventato il calciatore che è stato grazie al Calcio Totale, è altrettanto vero che l‘allenatore non avrebbe mai potuto applicare in pieno il suo sistema fluido e innovativo senza la leadership in campo e le qualità di Johan. La capacità di vedere il gioco prima degli altri, di capire con quel secondo di anticipo come si sarebbe sviluppata l’azione è l’elemento che permette agli olandesi di funzionare come una perfetta macchina ad orologeria, in cui tutti sono in grado di fare tutto e ruoli, compiti e indicazioni sono totalmente intercambiabili.

Cruijff con la maglia della nazionale olandese (ph. presa dalla pagina Facebook ufficiale di Johan Cruijff)

Già, perchè Cruijff, essendo Cruijff, potrebbe anche permettersi di tirarsi fuori da ogni dettame tattico, decidendo di essere la classica mina vagante. E invece tutta la sua classe e la sua conoscenza del gioco vengono messi al servizio della squadra, che sia l’Ajax o la nazionale. È chiaramente il leader, la fonte di ispirazione, non c’è foto che non lo veda intento a dare indicazioni a questo o a quel compagno. Eppure è una sorta di primus inter pares, che non si risparmia e che guida con l’esempio, piuttosto che con le parole. E quindi non deve sorprendere vederlo coprire sulla fascia destra se il buon Suurbier ha deciso di farsi una sgroppata, oppure contrastare come l’ultimo dei mediani se una transizione rapida degli avversari ha tagliato fuori Jansen o Van Hanegem.

Se avesse voluto, avrebbe potuto essere il miglior giocatore in ogni posizione del campo.

Lo dice Eric Cantona, notoriamente non molto propenso a fare complimenti a qualcuno che non sia se stesso. Ma lo testimonia tutta la splendida carriera di Cruijff.

1. Johan Cruijff

E non può quindi essere una sorpresa constatare che in fondo l’eredità più grande lasciataci dal numero 14 sia proprio la sua figura, in tutte le sue sfaccettature. Un gigante del calcio, in campo, in panchina e dietro una scrivania. Una personalità non semplice, a volte spigolosa e spesso presuntuosa. Ma senza dubbio un maestro, un conoscitore del football come ce ne sono stati davvero pochi. Un uomo conscio della sua importanza nella storia di questo sport, ma che ha sempre voluto e saputo trasmettere i propri valori alle nuove generazioni. Sempre con gli occhi rivolti al futuro, mai al passato.

Ogni finta, ogni rete, ogni schema, ogni lezione di calcio. Il mito della maglia numero quattordici. La consapevolezza che, non importa quanto tu sia grande, amato, importante, si vince e si perde sempre in undici. Le massime storiche che ancora oggi tutti citiamo a memoria. I concetti di spazio, tempo e velocità applicati al gioco. E onestamente potremmo stare qui ore, giorni, a citare idee e innovazioni partorite dalla geniale mente di Johan Cruijff.

Il tributo dell’Amsterdam Arena in occasione della scomparsa di Cruijff (ph. presa dalla pagina Facebook ufficiale di Johan Cruijff)

Ma se l’amore degli appassionati, che nemmeno gli anni e la morte sono stati in grado di cancellare, le immagini d’epoca e gli albi d’oro non dovessero bastare, beh, forse è il caso di lasciar parlare alcuni degli altri addetti ai lavori che nel corso dei decenni hanno voluto dire la loro sull’olandese. Tralasciando i giudizi sul Cruijff uomo, che come abbiamo già detto non era nuovo ad incomprensioni con compagni ed avversari, mai nessuno ha saputo, potuto o voluto sminuire la figura del calciatore o dell’allenatore. In un ambiente in cui ognuno porta acqua al suo mulino e in cui l’apprezzamento sincero è un lusso che in pochi si permettono, è traccia indelebile della grandezza del figlio del fruttivendolo di Amsterdam, che partendo da Betondorp ha saputo conquistare il mondo.

Non solo ammiro Johan: è il mio idolo; lo è stato fin da quando ero ragazzo. Per me è stato semplicemente il più forte giocatore che abbia mai visto in vita mia: era il più completo, organizzatore, realizzatore… il più carismatico di tutti. (Michel Platini)

L’unico che poteva dare lustro ad un semplice 14, capace di far germogliare calcio dove non ce n’era traccia. (Gianluigi Buffon)

Sono riuscito a vederlo solo al tramonto, ma mi è sembrato un giocatore fantastico. Era più veloce degli altri, sia fisicamente che mentalmente, e sfruttava bene le sue doti. Accelerava come Caniggia, da uno a cento e poi frenava. E aveva una visione del campo impressionante. (Diego Armando Maradona)

Il Cruijff calciatore era gloriosamente impudente, un genio che ha saputo dimostrare che l’intelligenza poteva vincere sulla forza bruta […] Il Cruijff allenatore è stato in grado di sottolineare la necessità della gioia nel giocare a calcio, l’importanza della bellezza e, cosa assai più difficile, ha saputo trasmettere queste idee ai suoi giocatori. Nessun calciatore così forte è mai stato anche un allenatore così apprezzato. In un certo senso, è una figura unica nella storia del football. (Jonathan Wilson)

E allora buon compleanno Johan. Nonostante quel maledetto 24 marzo, sei sempre qui con noi.