Luigi Pellicone

Di Francesco vuole fermare il Napoli rubandogli lo…spartito. Il tecnico giallorosso chiederà ai suoi di imporre il “proprio” 4-3-3. Un’impresa, fra l’altro, già riuscitogli lo scorso anno quando allenava il Sassuolo.

Bloccare Jorginho significa spegnere la luce

La sfida si deciderà a centrocampo. Roma e Napoli hanno i migliori reparti del campionato. Neanche la Juventus ha un cosi ampio ventaglio di scelte e soluzioni tattiche. La Roma è molto più fisica. Il Napoli più tecnico, perchè ha Jorginho. Il brasiliano è l’ingranaggio che accende il gioco partenopeo. Neutralizzarlo, significa imbrigliare il Napoli. Una gabbia intorno al vertice basso del 4-3-3 costringe gli esterni bassi a non sovrapporsi, impedisce di soffrire la superiorità numerica a centrocampo e interrompe il flusso di gioco. Come si ferma Jorginho? Aggredendolo o, meglio ancora, impedendogli di ricevere palla. In questo senso molto, se non tutto, dipende dalle giocate di Nainggolan e degli esterni alti, chiamati a ripiegare e a tagliare le linee di passaggio verso il numero 8. Non facile.

Impresa ardua: il brasiliano ha corsa e capacità di governo

Jorginho ha uno stile di gioco che lo rende quasi etereo. Uno, al massimo due tocchi. Con calma e serenità. Il suo gioco è geometria pura. Mai un pallone fuori giri. L’essenza del suo talento è nella semplicità nel trovare la giocata più semplice. Un regista che aggiunge alle sue peculiarità la dinamicità. Jorginho corre e si smarca come pochi e trova sempre tempo e spazio giusto per calamitare il pallone e far girare la squadra. I suoi movimenti sono fondamentali per eludere il pressing, aprire gli spazi, scegliere la soluzione migliore. Non a caso tutti i palloni che partono da Jorginho sono puliti e giocabili. Un metronomo che accompagna la squadra, gioca ad alta velocità e quasi sempre in orizzontale. Un giocatore completo, che farebbe comodo a qualsiasi allenatore. Tranne a Ventura…