Matteo Muoio

La Juventus è campione d’Italia. Il 3-0 sul Crotone certifica il sesto tricolore consecutivo della Vecchia Signora, record assoluto per il campionato italiano e difficilmente eguagliabile; praticamente una tirannia. Un successo mai realmente in discussione, ufficialmente procrastinato fino alla penultima giornata per via del glorioso cammino europeo che ha tolto un po’ d’energia e – insieme al rassicurante distacco dalla Roma – attenzione. Double nel giro di quattro giorni, tra due settimane l’appuntamento è a Cardiff per tentare l’impresa triplete, ormai unico inedito dell’epopea bianconera. Intanto due settimane per godere del 33esimo scudetto, di cui oggi vi proponiamo i 6 maggiori protagonisti.

Per Allegri si tratta del quarto scudetto da allenatore

Juve campione, i protagonisti: mister Allegri

Doveroso iniziare da lui. La sua mano è sembrata ancor più evidente delle stagioni precedenti; se 2 anni fa vestiva al meglio la Signora per le notti d’Europa con il passaggio alla difesa a 4 e lo scorso anno vinceva il campionato dopo averne regalato la prima parte, in questa stagione è riuscito a zittire definitivamente gli ultimi detrattori rimasti. Alla sua Juve veniva imputato di giocare male e dopo qualche scivolone invernale – Genoa, Milano e Firenze – i toni si alzavano inverosimilmente, quasi non fosse prima. La svolta è datata 22 gennaio, quando in occasione della sfida interna contro la Lazio schiera i suoi con un inedito 4-2-3-1 che vede i 5 tenori in campo tutti assieme; Pjanic in mediana assieme a Khedira, Dybala trequartista e Mandzukic – uno che in carriera non era mai uscito dall’area di rigore – largo a sinistra. Coraggio, qualità ed equilibrio. La Juve cambia passo, in campionato fa il vuoto e arriva in fondo in Champions, asfaltando il Barcellona ai quarti. Giocando bene, molto bene. Esce vincitore pure dalla querelle Bonucci, altro episodio chiave della stagione bianconera. Ottimo nella gestione delle risorse e del turnover.

Juventus record

Mario Mandžukić, 7 gol in questo campionato

MARIO L’ESTERNO
Poi Mandzukic, appunto. La metafora del successo bianconero, forse, sta tutta nella stagione dell’attaccante croato. Doveva essere una riserva di lusso, nelle occasioni avute a inizio stagione ha fatto capire ad Allegri che la panchina non era posto per lui; dall’alto del suo metro  e novanta ha accettato di fare l’esterno nel 4-2-3-1 e lo ha fatto alla grande, coniugando sacrificio alla solita pericolosità offensiva spostata qualche metro più indietro. Ha segnato di meno, certo, ma nel nuovo ruolo si è comunque rivelato decisivo per le trame bianconere, un incubo per ogni terzino che la domenica sapeva di dover marcare un colosso del genere.

LA JOYA
Paulo Dybala è diventato grande
. Vero, lo scorso anno lo score recitava 23 reti tra campionato e coppe, quest’anno ‘solo’ 17, ma la Joya 2016/2017 si è mossa da trequartista, da numero 10, e lì ha brillato come i più grandi fantasisti della storia bianconera. Impressionante la maturità, la continuità di rendimento, la capacità di rendersi pericoloso per tutti i 90′, senza pause. Il passaggio da top player a fuoriclasse è stato certificato la sera dell’11 aprile, quando ha steso il Barcellona dell’idolo Messi con una doppietta da fenomeno.

Gigi Buffon, alla Juve dal 2001

IL NUMERO 1
Il più forte di sempre, nel suo ruolo
. Ormai dubbi non ce ne sono più. Trentanove candeline spente a gennaio, Gigi Buffon ha giocato una stagione strepitosa, fra le migliori degli ultimi anni. Decisivo quando serviva, specie nelle partite più importanti. Leader, uomo spogliatoio, qualcuno azzarda pure secondo di Allegri in campo. In molti avanzano la sua candidatura per il Pallone d’Oro, non è un caso. E chissà, con la Champions non sarebbe una chimera…

IL PIPITA
Mister 90 milioni
, il trasferimento più oneroso e discusso nella storia del calcio italiano. In campo Higuaìn ha spento qualsiasi polemica, con 32 gol tra campionato e coppe, sei in meno di quelli fatti a Napoli la stagione scorsa, in un impianto che però non lo vede come unica soluzione di finalizzazione. Poi si sa, i gol che portano trofei valgono di più.

Dani Alves-Juve

Dani Alves esulta dopo il gol all’Atalanta

IL RIMPIANTO BLAUGRANA
Volevamo premiare un elemento del pacchetto arretrato e sarebbe stato giusto citare uno dell’intramontabile BBC, magari Bonucci, dei tre il più presente. Dani Alves però è stato fondamentale nella seconda parte di stagione, rientra nelle nomination anche per quanto fatto vedere in Champions. Un inizio sottotono, poi la frattura del perone nella trasferta di Marassi; sembrava la Juve avesse preso un pacco, uno prossimo al pensionamento dorato. Altroché. Quando ha sentito il profumo delle sfide importanti l’ex Barça è tornato su livelli altissimi, qualcuno azzarda pure i più alti di sempre. Decisivo nel doppio confronto con la sua vecchia squadra, che ora lo rimpiange, come pure in semifinale contro il Monaco, con un gol e due assist. Ha segnato pure in finale di Coppa Italia e, al netto delle ultime giornate, anche quello a Bergamo contro l’Atalanta si è rivelato importante. A 34 anni aveva ancora fame di vittorie, è andato nel posto giusto.