Matteo Muoio

Con la vittoria di domenica a Reggio Emilia e la contemporanea disfatta romanista a Marassi, la Juventus ha ipotecato il sesto scudetto consecutivo. Non che vi fossero grossi dubbi, alcune sconfitte inaspettate – Genova e Firenze – avevano animato timide disquisizioni da prima pagina e salotto televisivo, ma dal campo veri segnali di un possibile ribaltone non sono mai arrivati. Il recupero col Crotone renderà effettivo il virtuale +7 sulla Roma, poi, da qui a maggio, sarà un lento incedere verso il sesto titolo di fila. Come mai nessun altro in Italia. Impresa resa possibile da diversi fattori. Innanzitutto una società solida, ambiziosa e lungimirante, capace di riportare i bianconeri tra le top d’Europa – per organico e fatturato – con pazienza e organizzazione, acquistando bene, vendendo ancora meglio e programmando. Di contro, una concorrenza non all’altezza: la prima avversaria, l’unica in grado di regalare un campionato veramente avvincente fu il primo Milan di transizione – o l’ultimo dei big – poi c’ha provato il Napoli di Mazzarri, audace ma non costruito per vincere, quindi il biennio di conato romanista. Nelle ultime 2 stagioni sono sempre giallorossi e partenopei a – cercare di- contendersi il ruolo di anti Juve. In generale, mentre  i bianconeri crescevano fino ad affermarsi come potenza internazionale, le milanesi decadevano, Roma e Napoli studiavano da top club rimanendo, ad oggi, un progetto di top club. Nel prossimo futuro magari assisteremo ad un’altra storia, coi soldi cinesi – specie quelli dell’Inter – la crescita di Napoli e Roma e un livello medio che si sta alzando. Si spera almeno, per una questione di godibilità del campionato. Nel frattempo ripercorriamo questi sei anni di dominio bianconero.

Antonio Conte, 13 anni alla Juve da calciatore, 3 da tecnico

L’impresa di Conte

Estate 2011. La Juve viene da due settimi posti consecutivi; Marotta e Paratici – malissimo nella prima stagione – si affidano ad Antonio Conte per la panchina e portano sotto la Mole lo svincolato Andrea Pirlo, Mirko Vucinic, il laziale Lichtsteiner, e il cileno Vidal dal Leverkusen. La prima di campionato – prima allo Juventus Stadium, altro fattore determinante per la crescita bianconera – vede la Juve imporsi 4 a 1 sul Parma; Conte parte col 4-2-4, poi intuisce l’imprescindibilità di Vidal e passa al 4-3-3. La svolta però, coincide con l’infortunio di Simone Pepe: Krasic ed Elia non convincono il tecnico ex Atalanta, che opta per il 3-5-2. Non cambierà più. La Juve vince – spesso – e convince, fregiandosi a gennaio del titolo di campione d’inverno. Pirlo, Marchisio e Vidal si esprimono su livelli altissimi, dietro il muro eretto da Barzagli, Bonucci e Chiellini è difficile da abbattere. Un collettivo straordinario e un’intensità di gioco senza eguali riescono a sopperire all’assenza di un 9 importante. Ad inseguire c’è il Milan campione in carica di Allegri. Il 25 febbraio, al Meazza, c’è lo scontro diretto, con le squadre divise da 3 punti in classifica. E’ la notte del gol fantasma di Muntari, come pure del gol regolare annullato a Matri. Finisce 1 a 1, distanze invariate. La Juve comincia a perdere quota per via di qualche pareggio di troppo e alla ventisettesima giornata, bloccata al Marassi dal Genoa, si ritrova a -4 dai rossoneri che piegano il Lecce in casa. Ad aprile un nuovo ribaltamento: il Milan viene fermato sul pari dal Catania di Montella e perde in casa con la Fiorentina, la Juve batte Napoli e Palermo e si riprende la vetta, che non perderà più. Il 6 maggio, con la vittoria nel neutro di Trieste contro il Cagliari e la contemporanea sconfitta rossonera nel derby, arriva il ventottesimo scudetto della storia. La banda di Conte chiude il torneo imbattuta con 23 vittorie e 15 pareggi, nella storia del girone unico c’erano riusciti solo il Milan di Capello del ’91-’92 e il Perugia di Castagner nel ’78-’79. Quell’anno la Juve centra pure il record di 20 diversi marcatori in stagione, tutt’ora imbattuto.

Andrea Pirlo, 164 presenze e 19 gol con la maglia della Juve

Un bis di noia

Quello del 2012-2013 viene ricordato come uno dei campionati più noiosi degli ultimi anni. La Juve campione in carica si rinforza con Isla e Asamoah dall’Udinese, Lucio dall’Inter, Bendtner e il giovanissimo Pogba preso a 0 dal Manchester. Non c’è più Del Piero. Al Milan inizia l’opera di ridimensionamento: salutano Ibra e Thiago Silva, Cassano viene scambiato con Pazzini dai cugini dell’Inter, poi una manciata di svincolati. L’Inter prova a rifondare, perde parecchi pezzi del triplete e punta sui vari Alvarèz, Pereira, Silvestre, Handanovic, Gargano e Palacio. La Roma si affida, avventatamente, a Zeman. Una serie A senza storia. La Juve inizia forte, il Napoli di Mazzarri prova a stare dietro ma il 20 ottobre perde lo scontro diretto a Torino. La sorpresa di inizio stagione è l’Inter di Stramaccioni, capace di imporsi allo Stadium per 3-1 interrompendo la formidabile striscia bianconera di 49 gare interne senza sconfitta: nel girone di ritorno farà però registrare un calo vertiginoso fino a totalizzare 19 punti in 19 partite. La Juve accusa qualche passo falso – perde pure con Sampdoria e Roma – e si presenta al nuovo scontro diretto col Napoli con 6 lunghezze di vantaggio. Al San Paolo finisce 1 a 1 e la distanza rimane invariata. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria interna col Palermo, i bianconeri blindano il ventinovesimo scudetto con 3 giornate d’anticipo. Da segnalare, in stagione, lo straordinario rendimento di Pogba, che diventa subito un titolare aggiunto nel centrocampo della Vecchia Signora. In Champions invece, i bianconeri si arrendono al Bayern ai quarti, dopo aver superato da primi un girone che comprendeva pure il Chelsea campione in carica.

Paul Pogba, arrivato a 0 nel 2012, rivenduto in estate per 110 milioni

L’ultimo anno di Conte

Nel 2013-2014 è la nuova Roma di Rudi Garcia, grazie ad un mercato molto importante, a candidarsi come anti Juve. I bianconeri, dopo anni di sliding doors nel reparto offensivo, decidono di investire su punte importanti come Tèvez e Llorente, rinforzando il pacchetto arretrato con Ogbonna. Le milanesi sono cantieri aperti, il Napoli sceglie Benitez in panchina, perde Cavani e lo sostituisce con Higuain, prendendo dal Real pure Callejon e Albiol. I giallorossi partono alla grande con 10 vittore consecutive nelle prime 10, la Juve tiene comunque il passo con 8 vittorie e 2 pareggi. Il sorpasso si consuma alla tredicesima giornata, con i bianconeri che vincono a Livorno e i romani bloccati sul pari dal Cagliari. Dopo la sosta natalizia c’è lo scontro diretto: la Juve si impone per 3 a 0 con le reti di Vidal, Bonucci e l’ex Vucinic laureandosi campione d’inverno. Da lì i giochi sono praticamente fatti, i ragazzi di Conte ne vincono 12 di fila – raggiungendo pure il record di 15 vittorie consecutive in casa – e il 4 maggio, con la sconfitta giallorossa a Catania vincono il trentesimo scudetto con tre giornate d’anticipo. A fine stagione i punti saranno 102; miglior attacco, miglior difesa, da segnalare i 19 gol di Tèvez e la crescita esponenziale di Pogba. Malissimo invece in Champions, dove i ragazzi di Conte non superano neppure il girone cedendo il passo e Real e Galatasaray.

Carlitos Tèvez, 50 gol in due anni di Juve

Via Conte, c’è Allegri

L’estate del 2014 è quella del caos. Conte  chiede un salto di qualità dal punto di vista degli investimenti per poter competere in Champions, parla di ristoranti da 100 euro dove non puoi mangiare con 10 euro, chiede Cuadrado e Iturbe ma non viene accontentato. Il 15 luglio, a ritiro iniziato, rassegna le dimissioni. Al suo posto arriva Allegri, esonerato a gennaio dal Milan. Pare il preludio di un campionato diverso, ma il campo parla diversamente. La Juve, rinforzata dagli arrivi di Pereyra, Morata ed Evra, inizia un testa a testa con la Roma che vede le due squadre a pari punti dopo 5 giornate. Poi lo scontro diretto, allo Stadium. La Juve si impone per 3-2 con la doppietta di Tevez e l’eurogol di Bonucci. E’ la gara decisa dalla controverse decisioni di Rocchi, della sviolinata di Garcia. La Roma tiene comunque il passo fino a fine dicembre, arrivando alla sosta con 3 lunghezze di svantaggio. Poi il tracollo, una serie incredibile di pareggi e qualche sconfitta; a febbraio la Juve è già a più 11 e può concentrarsi sulla Champions, dove Allegri presenta la difesa a 4. In Europa la Juve stupisce e raggiunge la finale dopo aver buttato fuori i campioni in carica del Real in semifinale. Si imporrà il Barcellona per 3-1 ma i bianconeri tornano a fare paura pure in Europa. L’ufficialità del 31esimo scudetto arriva il 3 maggio a Marassi, grazie alla vittoria contro la Samp. In quel momento la distanza dalla Roma seconda è di più 15, record assoluto. Tèvez si conferma miglior marcatore con 20 gol e decide di tornare in Argentina.

Massimiliano Allegri, 2 scudetti, due Coppe Italia e una Supercoppa italiana con la Juve

Estate 2015 ad oggi

Saluta Tèvez, saluta Vidal e pure Pirlo. Arrivano Dybala, Alex Sandro, Zaza, Mandzukic, l’ agognato Cuadrado e Khedira. Una piccola rifondazione. La Juve parte malissimo, perdendo le prime 2 con Udinese e Roma. Dopo 10 partite, con la sconfitta contro il Sassuolo a Reggio Emilia, i punti sono appena 10. La Roma va forte e pure il nuovo Napoli di Sarri, dopo un inizio incerto, comincia a fare paura con un Higuain immenso. Dopo Reggio la svolta; la Juve si ricompatta e comincia a vincerle tutte. Delle 28 partite rimanenti ne vincerà 26. Nel frattempo la Roma tracolla e a prendersi la vetta è il Napoli. Allo scontro diretto del 13 febbraio i partenopei ci arrivano con 2 lunghezze di vantaggio; la partita è tiratissima e pare destinata a rimanere inchiodata sullo 0 a 0, poi Zaza, entrato da pochi minuti, raccoglie l’invito di Evra e scaglia un sinistro violentissimo dai 20 metri che trova la deviazione Albiòl e batte Reina. Il sorpasso decisivo. Il Napoli rimane vicino per un paio di giornate, poi alla 31esima perde a Udine e scivola a -6, dovendo addirittura badare al pericoloso ritorno della Roma di Spalletti, subentrato a Garcia a febbraio. Il 32esimo scudetto bianconero arriva con 3 giornate d’anticipo, grazie alla vittoria per 2 a 1 sulla Fiorentina e la sconfitta dei partenopei all’Olimpico contro la Roma. Dybala è il miglior marcatore stagionale con 23 gol tra campionato e coppe, Pogba gioca un’ultima, super stagione. Il resto è storia molto recente. Pogba è tornato allo United per 110 milioni, Morata è stato recomprato dal Real e i bianconeri hanno tolto Higuain e Pjanic alle dirette concorrenti. Era quasi impossibile immaginare un campionato diverso.

Paulo Dybala, costato quasi 40 milioni