Vincenzo Marangio

Vincere aiuta a vincere ma confonde spesso anche le idee. Si, perché si corre il rischio di abituare e abituarsi alla vittoria rinnegando il principio umano della fallibilità che a volte può rendere il cammino più difficile. Ogni anno in casa Juventus ci sono incidenti di percorso che, più che altro, sono da identificare come cali fisiologici dovuti a diversi fattori, uno dei quali la sperimentazione, passaggio fondamentale per chi vuole crescere e cambiare pelle con l’obiettivo di migliorarsi costantemente. Quest’anno, dopo l’ennesimo cambiamento sostanziale avvenuto sul mercato, l’inizio del percorso bianconero è andato ben oltre ogni più rosea speranza: 6 vittorie e un pareggio (a Bergamo contro l’Atalanta) nelle prime sette giornate di campionato. Eppure c’è chi la critica e chi pensa sia in crisi, soltanto perché per una volta c’è una squadra, il Napoli, che, al momento, corre di più.

Allegri e la società sapevano bene che la problematica di quest’anno sarebbe stata la difesa, la cui copertura sarebbe stata sacrificata a beneficio di una spinta offensiva maggiore, un voluto cambiamento di pelle di una squadra che punterà ad attaccare più che a difendere. Strategia tanto ambiziosa quanto rischiosa che espone i bianconeri ad inevitabili incidenti di percorso. Eppure, nonostante questa “rivoluzione bianconera”, sono arrivati 19 punti in sette partite. Ma la pazienza, si sa, non è una virtù comune in Italia e allora, al primo pareggio a Bergamo contro un’Atalanta che si sta dimostrando tra le squadre più in forma in Italia e in Europa, arrivano i primi processi. Quelli dei tifosi juventini che tornano ad accusare Allegri (tre scudetti e due finali Champions in tre anni) e la società (che soltanto qualche mese fa ha regalato la gioia del leggendario sesto scudetto di fila). Follie italiane. A questi processi si aggiungono anche quelli di chi è stanco di vedere sempre la stessa squadra vincere e, alla prima difficoltà, festeggia quello che erroneamente identifica come un declino ma che in realtà è un cambio di passo…

Già, perché mentre tutti sono pronti a fare i processi, la Juventus si prepara ad una crescita importante: più varianti offensive tra il 4-2-3-1, il 4-3-3 e il 3-5-2. Perché l’idea innovativa è proprio questa: aver individuato sul mercato i giocatori giusti per permettere ad Allegri di cambiare abito a seconda delle partite e cambiarne più di uno a partita in corso, senza alterare gli equilibri. E se prima il 4-2-3-1 dipendeva esclusivamente dalla presenza (e il lavoro) di Mandzukic, adesso può essere interpretato all’occorrenza da Douglas Costa o da una combinazione di altri elementi. Tutto ciò aspettando i rientri di Khedira, Marchisio e Pjaca Non tre nomi qualsiasi.

Attenti, quindi, a considerare la Signora fuori moda, in realtà si sta soltanto ritoccando il look, capendo l’importanza di saper far aspettare i pretendenti e non arrivare troppo presto con il rischio di farsi sciogliere il trucco…