Francesco Cavallini

L’unica certezza, ammesso che nel mondo del calcio ce ne siano davvero, della Juventus 2017/18 sarà la difesa a quattro. Impossibile regalare un uomo agli avversari, più che altro poco sensato, dato che la retroguardia bianconera ha dimostrato di poter resistere senza troppi problemi agli attacchi atomici di Barcellona e Monaco anche con due soli centrali. E quindi Allegri è più che convinto, basta con le retromarce. Dopo l’assestamento necessario e più di qualche crisi di rigetto, le ultime vestigia dell’era Conte cadono sull’altare dei risultati. Quattro dietro. Punto. Poi, per gli altri due reparti, si vedrà.

Problemi di abbondanza per Allegri?

E ci sarà veramente molto da vedere, da valutare. da decidere. Restano sette maglie da assegnare, anzi sei, perchè quella di Buffon non va ovviamente neanche contata. Ed ecco che per il Conte Max iniziano i problemi. Problemi che, per carità, qualsiasi allenatore sulla faccia della Terra vorrebbe avere. Abbondanza, quella vera, sintomo di una rosa lunga e soprattutto competitiva. Poi ci si mette il mercato. Douglas Costa? Bernardeschi? Perchè non entrambi? E Matuidi, o comunque qualcuno che possa stabilirsi nel bel mezzo del campo e fare legna. Ogni grande squadra ne ha uno così, non è certo sacrilegio pensare di acquistarlo.

Però così il banco salta, e anche di brutto. Basta fare l’appello di presenti e futuribili per rendersene conto. E per capire che quest’anno, più che nelle stagioni precedenti, la diplomazia sarà l’arma fondamentale di Allegri. Cominciamo dal centrocampo, croce e delizia del tifoso bianconero. Ad oggi, gli effettivi sono quelli che hanno portato la Juventus al sesto scudetto consecutivo e alla finalissima di Cardiff. Pjanic, Khedira, Marchisio, Rincon, Sturaro, Lemina. Sei nomi per due maglie, quelle del 4-2-3-1 della svolta. Il Generale e Lemina sembrano sul piede di partenza, ma in entrata c’è di certo qualcuno. Matuidi, dicevamo, o N’Zonzi, la sostanza non cambia, il portatore d’acqua, possibilmente con un piede educato.

matuidi juventus

Matuidi, centrocampista accostato alla Juventus

Davanti la concorrenza è già non indifferente ancor prima che a Corso Galileo Ferraris decidano di aprire di nuovo il portafogli (perchè le trattative che vanno a rilento rischiano di far dimenticare che qualcuno in attacco è già arrivato, nonostante manchi l’ufficialità). Mister novantacinque milioni Gonzalo Higuain, la Joya Dybala, l‘Onnipotente Mario Mandzukic, Cuadrado. E poi il primo dei nuovi acquisti, Schick, e Marco Pjaca, che ormai si sta riprendendo dall’infortunio subito qualche mese fa. Sei per quattro posti, non pochi, ma neanche troppi, considerando che a volte nella scorsa stagione il trequartista destro lo ha fatto il fuggitivo Dani Alves.

Ma il portafogli, più prima che poi, verrà aperto e allora i numeri sono inesorabilmente destinati a salire. Douglas Costa e Bernardeschi completano alla perfezione un reparto offensivo già straordinario, ma sono due acquisti da oltre quaranta milioni ciascuno. Possibile pensare che facciano panchina entrambi? E infatti nei sei già presenti c’è qualcuno che potrebbe salutare Torino. Cuadrado è considerato il più sacrificabile della rosa attuale, ha un buon valore di mercato e le richieste non gli mancano. Certo, privarsene significherebbe dire addio a un giocatore che spesso ha saputo risolvere le partite con lampi accecanti, ma che nell’economia della squadra ha modo e maniera di essere rimpiazzato.

Tutto a posto quindi, esce il colombiano ed entrano il brasiliano del Bayern e Federico I da Carrara, sette giocatori per quattro maglie, resta una situazione vivibile. Sì e no. Perchè va considerato il totale, ma soprattutto l’architettura che Allegri ha intenzione di disegnare per la sua quarta Juventus. In Italia il 4-2-3-1 tutta fantasia ha funzionato, regalando l’ennesimo Scudetto ai tifosi e la terza Coppa Italia consecutiva. Si potrebbe obiettare che ha ben figurato anche in Europa, ma ha evidentemente fallito al momento decisivo. E se è vero che vincere è l’unica cosa che conta, è da questo dato di fatto che si dovrà ripartire. La falla atletica a centrocampo va tappata. Ecco quindi spiegata la ricerca del centrale di lotta e di governo. Ma chi gli farà spazio?

Juve crisi gioco

Pjanic e Sturaro in campo in Champions League

Che Juventus sarà?

La coppia Pjanic-Khedira a Cardiff ha deluso. È sembrato abbastanza evidente che in fase di non possesso, contro una squadra dai valori tecnici impressionanti (ma che per questioni di equilibrio ha comunque sempre in campo un randellatore con il numero 14), i due centrocampisti non fossero in grado di opporre troppa resistenza. Quando c’è da creare, da fare la partita (e in campionato va quasi sempre così), il bosniaco e il tedesco fanno meraviglie. Quando c’è da soffrire, un po’ meno. E qui Allegri potrebbe ponderare un deciso cambio di marcia. Per mantenere il 4-2-3-1 diventa necessario che uno dei due si sieda in panchina e lasci spazio al Matuidi di turno. Senza dimenticare Claudio Marchisio, che di riffa o di raffa nelle rotazioni ci entra quasi sempre. Turnover. Ok, ci sta, soprattutto in vista di un’altra stagione particolarmente dispendiosa.

Ma la scelta del modulo sarà per forza di cose legata alle decisioni in avanti. La chiave tattica è quella che ha rappresentato la svolta della  scorsa annata. Volendo ridurre la questione all’osso, la domanda è una. Gioca Mandzukic? Scenario 1. Sì, Mario gioca. Con Higuain e Dybala abbastanza irremovibili, volendo considerare per fatti entrambi i possibili acquisti e out Cuadrado, sulla destra si profila un ballottaggio Douglas Costa-Bernardeschi. Ma i grattacapi per Allegri arriveranno nello scenario 2, ovvero quando il croato non sarà tra gli undici titolari. Il modulo vincente della Juventus 2016/17 si basa in gran parte sulla predisposizione al sacrificio di Mandzukic, capace sia di segnare in rovesciata in finale di Champions che di rincorrere l’ala del Crotone in campionato. Fuori lui, gli equilibri cambiano.

Juventus record

Mario Mandžukić, la chiave tattica di Allegri

E cambiano al punto che non è più possibile fare il gioco delle tre carte e immaginare una sostituzione diretta con uno degli altri. Bernardeschi può somigliare a Mandzukic, ma gli mancano le straripanti doti fisiche del croato. Douglas Costa è tutto un altro tipo di giocatore, salta l’uomo, è molto offensivo, ma se si tratta di difendere o di rincorrere l’avversario nel confronto con Mario perde, e di molto. E allora, come può Allegri sopperire alla mancanza di quantità? Aumentando il numero dei centrocampisti. Passando a un 4-3-2-1, non troppo dissimile a quello che utilizzava al Milan con Ibra. Higuain a tenere il peso dell’attacco, Dybala e un altro a rotazione a rimorchio, un mediano e due palleggiatori a centrocampo. Così i conti tornano in mediana, con tre calciatori in campo e altrettanti fuori, ma non lì davanti, dove la fila per tre sole maglie (di cui un paio virtualmente già assegnate) comincia a diventare fastidiosa per chi è costretto a sedersi spesso e volentieri in panchina. 

La prossima stagione si prospetta quindi per Allegri come un complicato gioco di equilibri, in cui il tecnico toscano dovrà spendere ogni briciolo della sua diplomazia per gestire una rosa numericamente e qualitativamente superba. Un calendario fitto di certo aiuterà, perchè è impensabile che qualcuno (escludendo l’inossidabile Buffon) riesca a giocare tutte le circa 60 partite in programma. Se i risultati daranno (come è sempre accaduto negli ultimi tre anni) ragione al Conte Max, ci sarà poco spazio per i mugugni. In caso contrario, ci sarà da fare spazio, senza escludere qualche cessione eccellente, anche a metà stagione. Dalla Spagna, in caso Verratti non dovesse lasciare Parigi, potrebbero chiamare Pjanic. E non è detto che in casa Juve questo debba per forza diventare un problema…