Luigi Pellicone

Con Allegri si va al…Max. Turnover si, ma testa e muscoli rivolti solo ed esclusivamente al Chievo. Si cambiano uomini e modulo. Per scelta, sia chiaro. Non certo per paura. Non decide il calendario, né tantomeno il Camp Nou. Risultati alla mano, è il Barcellona che deve preoccuparsi della Juventus. E non viceversa. Ergo, con i clivensi si gioca per i tre punti. Senza se e senza ma.

Padrone assoluto della Juventus

Allegri, al di là delle apparenze, è un duro. Di ferro. Non di quelli che alzano la voce, ma impongono comunque regole insindacabili. Il tecnico ha lasciato andare via senza troppi problemi chi non lo rispettava e non si è scomposto. Anzi, ha guadagnato in carisma e sicurezza. Il suo è il classico “Dividi et impera”. Padrone assoluto della Juventus. Decide e dispone, senza creare malumori, anche perché nessuno, in fondo, può lamentarsi. Un dispotismo illuminato anche nella gestione degli uomini. Inserisce i nuovi senza scontentare i vecchi, anche se i neofiti hanno più talento. Come? Molto semplice. Lascia che il…campo faccia il suo corso. Quando il subentrato si dimostra più funzionale e migliore di chi c’era gioca. Così l’escluso non ha motivo per lamentarsi. Il resto della gestione è chiaro, limpido. Tutti sono utili, ma nessuno indispensabile. Risultato: mugugni negli spogliatoi ridotti al minimo sindacale.

Il futuro è suo…forse

Allegri è intoccabile. E fino a che è sostenuto dai risultati, anche inattaccabile. Allenerà la Juventus sino al 2020: sette anni insieme per uno dei tecnici più vincenti della storia bianconera. Sul suo bilancio, però, pesano, più degli scudetti consecutivi, le due finali di Champions perse. A dirla tutta, solo due allenatori sono riusciti a salire sul tetto d’Europa. Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi. Allegri ha ancora tre anni e altrettanti tentativi in Europa per tenergli compagnia nell’Olimpo bianconero.