Francesco Cavallini

Una Signora più europea, più Real Madrid e meno…Juventus. Inutile girarci intorno, questo si era chiesto ad Allegri nelle giornate successive a Cardiff. La difesa più forte del continente (solo due reti subite prima della finalissima) non era bastata per mettere le mani sulla Coppa. Troppa la potenza di fuoco degli spagnoli, che sopperiscono facilmente ad una fase difensiva non proprio impeccabile con un attacco in grado di segnare una media di quasi tre reti a partita (173 su 60 match disputati). E in effetti il mercato estivo ha seguito esattamente il trend previsto. Addio a due difensori (Bonucci e Dani Alves), sostituiti da due pari ruolo (Howedes e De Sciglio), ma nessun colpo di grido che potesse migliorare ulteriormente il reparto. Diverso il discorso per l’attacco, rafforzato dagli acquisti di Douglas Costa e Bernardeschi. Tutto secondo i piani. Tranne i risultati.

Questa Juventus subisce troppe reti

Tre vittorie in campionato, una sconfitta in Supercoppa Italiana e quella roboante in Champions contro il Barcellona, altra squadra dalla difesa a volte un po’ troppo svagata, ma dall’attacco atomico. Uno score non da Juventus, soprattutto se si guarda una statistica in particolare. Otto reti subite: tre dalla Lazio, due dal Genoa e di nuovo tre dal Barça. I bianconeri non subivano così tanto dai tempi di Gigi Maifredi (che solo a nominarlo a Corso Galileo Ferraris hanno ancora i brividi), quando in cinque match capitan Tacconi era stato costretto a raccogliere ben nove palloni da dentro la rete: addirittura cinque in Supercoppa contro il Napoli campione d’Italia, due in Coppa Italia dal non irresistibile Taranto e altrettanti in due pareggi in campionato. Quella Juventus, per la cronaca, arrivò settima.

Quasi nessuno in difesa dà certezze assolute

Il processo alla difesa coinvolge un po’ tutti i membri del reparto arretrato, con l’ovvia eccezione di chi non ha giocato, di Lichtsteiner, che quando è stato chiamato in causa ha sempre fatto abbastanza bene e di Alex Sandro, che del pacchetto è finora il migliore a paletti e non ha mai avuto grosse responsabilità nelle reti subite. Benatia alterna grandi giornate a partite insufficienti, Rugani non dà ancora abbastanza fiducia, Chiellini e Barzagli cominciano a sentire gli acciacchi dell’età e su De Sciglio meglio sorvolare. Se n’è andato un leader (Bonucci) e non è stato sostituito a dovere. Si è pensato all’attacco, ma difficilmente gli esterni offensivi impediscono agli avversari di segnare.

Ma con Allegri ogni problema è un’opportunità

Allegri però non si scompone e va per la sua strada, conscio che nel corso degli anni è riuscito ad adattarsi a qualsiasi situazione e a trasformare ogni problema in un’opportunità. Quando Howedes raggiungerà uno stato di forma accettabile, aumenteranno le opzioni a sua disposizione sia al centro che a destra. Chiellini e soprattutto Barzagli saranno centellinati con attenzione, in modo di averli sempre freschi per le gare di cartello. Questo significherà sempre più spazio per Rugani, che giocando con continuità potrà trovare la fiducia di cui sia lui che Allegri hanno bisogno. E Max continuerà nel processo di europeizzazione della sua squadra. Ci saranno intoppi, ma c’è un altro numero che parla chiaro: 12 reti in cinque match, più di due a partita. Una media da Real Madrid. E alla fine è vero che conta non prenderle, ma può andar bene anche farne sempre uno in più degli altri.