Redazione

Higuaìn non è da Champions. La Juventus non è da Champions. Il mercato non è da Champions. E vabbè. Nessuno che chieda: Allegri è da Champions? Un interrogativo non campato in aria, nonostante il tecnico toscano sia stato capace di raggiungere (e però perdere) due finali in tre anni.

Questione Higuain: nervi scoperti

La questione Higuaìn è deflagrata al termine di una partita vissuta male e giocata peggio dal calciatore che si è anche lasciato vincere dal nervosismo e si è reso protagonista di un brutto gesto. Il dito medio verso i tifosi del Barcellona è un gesto da condannare. Cosi come il dito di Allegri, esposto pubblicamente contro uno dei calciatori più rappresentativi. Non è una grande idea. Il vero limite del tecnico è non coinvolgere appieno i calciatori. E accusarli pubblicamente. Allegri non “shifta” mai l’attenzione. Nè funge da parafulmine. Perché? 

Un grande tecnico ma non un grande allenatore?

La Juventus è una squadra che in Europa ha poca anima. Regge botta con le big, ma sino a che la situazione rimane in parità o si trova in vantaggio. Se invece subisce gol, fatica a restare in partita. A Cardiff ha trovato il gol del pari con una prodezza di Mandzukic, che avrebbe potuto e dovuto scuotere la squadra, dare l’idea della possibilità di farcela. Invece, subito il secondo gol è arrivato il terzo e anche il quarto. Qualcosa di molto simile al Camp Nou. A testa alta sino a che la gara è incanalata sui binari voluti dal tecnico. Nel momento in cui si sbanda, è solo il preludio del deragliamento. E lui è il primo a perdere il controllo. Non è un condottiero. Neanche un generale? Di certo non ha il fascino di un Guardiola, né il carisma di Mourinho. Non è cattedratico come Ancelotti. Si sogna la personalità e la bacheca di Zidane.

L’incapacità di trattare i big

Allegri ha trovato in Higuaìn il capro espiatorio 2017/2018? Non è la prima volta che fra il tecnico e i calciatori più rappresentativi vi siano scintille. La storia è ricca di precedenti. Da Tevez a Vidal, passando per Bonucci. Adesso Higuaìn. Sembra quasi che il tecnico toscano abbia bisogno di trovarsi un “nemico” su cui costruire la propria credibilità. Lo sfida, impone il “dividi et impera” e prosegue. Sorretto dai risultati, il dispotismo illuminato funziona.  Nel momento in cui il piatto piange, l’equilibrio va a farsi benedire. La quintessenza di questa situazione è nella gestione di Lichtsteiner. Titolare in campionato, escluso dalla lista Champions. Perché? Per presentarsi con De Sciglio e adattare Sturaro come primo cambio? E allora si torna al punto di partenza: Higuaìn non sarà un attaccante da Champions. Si può dire che Allegri sia un allenatore da Champions?