Redazione

Vincere è l’unica cosa che conta e questo alla Juventus lo sanno bene tutti, soprattutto Allegri. Al punto che davanti a ogni critica, a ogni lamentela, il tecnico bianconero ha potuto contrapporre la bacheca, sempre piena di trofei e in continuo abbellimento. Non giocano i big? La Juventus vince. Vanno via campioni conclamati? La Juventus vince. La squadra fatica a trovare una propria identità di gioco? Poco importa, perchè parlano i tabellini e il palmares. Eppure…

Il valore dei singoli copre le mancanze del gioco

Eppure succede che almeno una di queste critiche continui a essere reiterata un po’ ovunque e sottolineata da tifosi e addetti ai lavori. La Juventus gioca male. Si basa sui singoli e sui loro colpi di genio. Il che diventa ovviamente molto più semplice quando si ha un valore tecnico parecchio superiore alla media. Ma quando si incontrano squadre coriacee ed attente o, peggio ancora, dal livello equivalente a quello dei bianconeri, la sterilità (soprattutto in fase offensiva) comincia a diventare un problema.

La Juventus vince, ma Allegri non convince

Poche idee, ma efficaci. E davanti alla classifica le critiche più aspre perdono valore. Però continua quel vocio di sottofondo di qualcuno che non riesce a essere tranquillo. Ovvio, ad Allegri manca sempre il classico soldo per fare una lira, che poi in realtà è la Coppa dalle grandi orecchie e già questo permette di muovere eccezioni al dogma della sua infallibilità. C’è poi da considerare l’abitudine, che per la Juventus è l’abitudine a vincere, a collezionare trofei nazionali come fossero figurine, con tanto di doppioni. Il tifoso vuole di più e non potendo criticare la bacheca, si getta sul gioco.

Le soluzioni funzionano, ma rischiano di non bastare

Che in effetti latita, anche se non si direbbe. Ci sono un paio di soluzioni sicure (palla ad Alex Sandro e cross al centro dell’area sembra essere il leit motiv dell’inizio di questa stagione), ma per il resto il canovaccio è abbastanza vuoto e a libera interpretazione. Il genio di Dybala, la palla filtrante di Pjanic, ma anche il colpo di testa di Mandzukic o la zampata di Chiellini in mischia. Tutte scene funzionanti, che creano un’opera di livello alto, ma che da qualche critico riceve stroncature, probabilmente eccessive.