Redazione

Quando si incrocia il Barcellona difficilmente si può parlare di un match come un altro. Soprattutto per la Juventus, che contro i blaugrana ha conosciuto gioie e dolori. Ed è forse per questo che il pubblico dello Stadium indossa il vestito delle grandi occasioni e sfodera una coreografia da Champions. Sullo sfondo c’è tutta la squadra, ma sul drappo che campeggia sulla maggior parte della Curva c’è un solo volto. Quello di Mario Mandzukic. Lo striscione che accompagna il tutto è abbastanza eloquente: tra gli uomini, i guerrieri. Però, sorpresa sorpresa, tra gli undici che Allegri schiera per sfidare i blaugrana, il guerriero per eccellenza non c’è.

Senza Mandzukic, è una Juventus spenta

Sarà anche vero che se Valverde non schiera Messi, il tecnico juventino ha tutto il diritto di tenere a riposo Mandzukic, ma la partita racconta che senza il croato è un’altra Juventus. Spenta, senza mordente, particolarmente impalpabile soprattutto in attacco dove il fioretto (rappresentato dai due trequartisti, Dybala e Douglas Costa) non infastidisce quasi mai il Barcellona. Ci sarebbe voluta la clava per risvegliare una partita al limite del soporifero, ma Allegri se la tiene accanto in panchina per tutti i novanta minuti, preferendo infoltire il centrocampo con i cambi, piuttosto che dare una scossa. E quindi la pur bella coreografia bianconera resta tristemente inascoltata.

Esame fallito per Dybala e Douglas Costa

C’è da immaginare, ad esempio, che davanti a Mandzukic (piuttosto che a Pjanic), Busquets non avrebbe certo tentato una veronica nella sua trequarti campo. O almeno, che se lo avesse comunque fatto, avrebbe assaggiato l’erba dello Stadium prima di poter proferir parola. Ed è anche piuttosto interessante notare come, proprio nella settimana in cui Chiellini denuncia una mancanza di voglia di vincere nella rosa bianconera, il tecnico decida di escludere colui che sul campo e nell’immaginario collettivo juventino più rappresenta la determinazione e la feroce volontà di ottenere il risultato. Se era un modo di mettere alla prova e respnonsabilizzare gli altri (nella fattispecie Dybala e Costa) nell’impegno in fase difensiva, l’esperimento pare miseramente fallito. Nessuno dei due è stato in grado di alzare il pressing sui portatori di palla del Barcellona, che ha potuto così gestire la partita sui ritmi che ha via via ritenuto più consoni.

Per evitare scherzi bisognerà vincere ad Atene

È mancata la rabbia agonistica di SuperMario, quella che anche in questa Champions ha spesso tolto le castagne dal fuoco. Come contro lo Sporting, firmando la rete che a conti fatti vale finora la qualificazione alla Juventus. Una capocciata di forza, che ha fatto crollare il muro portoghese e regalato ad Allegri una vittoria fondamentale. E che ha permesso al tecnico di poter affrontare il match contro i catalani a cuor leggero, nella consapevolezza che anche con una sconfitta casalinga, la Juventus sarà comunque padrona del suo destino. Già, perchè per evitare brutti scherzi da parte dello Sporting (e soprattutto del Barça), i bianconeri dovranno vincere ad Atene, in uno stadio, il Geōrgios Karaiskakīs, in cui le partite si trasformano spesso e volentieri in battaglie. E lì, Allegri non avrà scuse. Dovrà schierare il suo guerriero più fidato. Il miglior oplita della falange juventina, che dal combattimento non si tira mai indietro. Quello che, nella miglior tradizione greca, torna col suo scudo o su di esso.