Francesco Cavallini

Se ho visto più lontano, è perchè stavo sulle spalle dei giganti. Lo diceva, tra gli altri, Sir Isaac Newton, ma in realtà questa frase può tranquillamente essere utilizzata come motto della Juventus pluriscudettata di Conte e Allegri. I giganti, non serve neanche dirlo, hanno guidato le truppe bianconere sin dal primo trionfo, rappresentando l’ossatura indistruttibile di una squadra che si è a mano a mano completata con fior di campioni. Eppure nessuno, nell’immaginario collettivo o nell’economia tecnica del club, ha mai preso il loro posto. Per sei lunghi anni (esclusi infortuni o qualche scelta azzardata, poi subito smentita dai risultati), l’inizio della filastrocca è sempre stato lo stesso. Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini. 

La Juventus si affida a volti nuovi

Uno dei quattro giganti ora è lontano. Neanche troppo in realtà, ma abbastanza per far abbassare l’orizzonte di chi stando sulle spalle dei giganti si era ormai abituato ad una gran bella vista. Se ne è andato il più giovane, quello che nei programmi della società e dei tifosi sarebbe dovuto essere l’ultimo baluardo di una Juventus da legenda. E che invece è stato il primo ad abbandonare la nave, che ora, seppur non troppo platealmente, un po’ scricchiola. Restano, ed è il caso di chiamarli proprio così, i grandi vecchi. Il Gigi nazionale, che punta a Russia 2018 e poi chissà, potrebbe davvero smettere. Barzagli, la cui classe immensa è però offuscata da una forma fisica non sempre irreprensibile. E Chiellini, che lotta e combatte come sempre, ma che comincia anche lui a sentire il peso dei suoi 33 anni da compiere a breve.

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Chiellini, uno dei match-winner di Juventus-Barcellona

Non è certo una novità, ma molte delle fortune della Juventus 2017/18 dipenderanno da loro. Dalla loro capacità di resistere al logorio del tempo e di continuare a guidare le truppe più giovani verso il salto di qualità. Per alcuni calciatori della rosa bianconera questo sarà l’anno della verità. Come per Daniele Rugani, che sempre più spesso sarà chiamato a mettersi alla prova su palcoscenici importanti, dove l’esperienza a volte conta infinitamente di più del valore intrinseco del giocatore. O per Mehdi Benatia (che comunque giovane non è), che dovrà sostituire in tutto e per tutto Bonucci, non potendo solamente permettersi di difendere o di impostare. Non è un’eredità semplice e potrà influire su gioco e risultati.

Una squadra che sembra non crollare mai

Quella della Juventus diventa così una lotta contro lo scorrere delle ore, dei giorni, con la necessità assoluta di consacrarsi (non certo in Italia, dove si è vinto tutto) prima del doloroso ma ineluttabile addio di chi in questa storia ha messo le firme più importanti. Addio che non dovrà comunque necessariamente a breve. Perchè sono anni che raccontiamo di una Juventus all’ultima spiaggia, metaforicamente parlando. Berlino doveva segnare la fine di un ciclo, ma così non è stato. Ora anche la sconfitta di Cardiff viene presa come spartiacque. Comprensibile, dato che sono passate altre due stagioni. In cui tutti si aspettavano un crollo, o perlomeno qualche crepa, del muro bianconero.

Crollo che non c’è stato e che forse non ci sarà mai, almeno in maniera plateale. Ma la legittima preoccupazione che i tre giganti superstiti non siano invincibili e sportivamente immortali attanaglia il tifoso juventino. Che non per niente chiede sempre più a gran voce l’arrivo del tanto agognato centrale di difesa. Non certo per mancanza di fiducia nei confronti di chi c’è già o di chi, come Caldara, dovrà arrivare, ma per premunirsi. I grandi vecchi non saranno mai messi in discussione, neanche dopo prestazioni non irreprensibili. Ma è compito della società preparare il terreno per quando le gambe non gireranno più a dovere. L’erede di Gigi Buffon è già a Vinovo, per quello (o quelli) di Barzagli e Chiellini ci si sta ragionando su.

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Andrea Barzagli in marcatura su Maccarone

Intanto, come in ognuno degli ultimi tre anni, la Juventus parte con più di qualche dubbio. Che poi di certo sarà cancellato dalle solite prestazioni monumentali della vecchia-nuova BBC, ma che nonostante tutto è sempre più presente. Reggeranno i tre giganti all’ennesima logorante stagione? E saranno in grado i loro luogotenenti di sostituirli a dovere? La risposta, neanche a dirlo, ce la darà il tempo. Ma attenzione a sottovalutare la questione, dall’una e dall’altra parte. Chi crede che per quei tre gli anni non passino mai vive in un’utopia. Ma chi spera in una Juventus debole e frastornata, è un illuso. Per conferme, basta scorrere l’albo d’oro della Serie A.