Vincenzo Marangio

C’era una volta il 4-2-4 della prima Juventus di Antonio Conte, che poi era 4-4-2, che e si trasformò nel secondo anno della sua gestione in un 4-3-2-1. Metamorfosi completata in una serata al San Paolo, diventando un 3-5-2, il cavallo di battaglia del triennio di Conte, con piccole trasgressioni ammesse soltanto nelle fase a gironi di Champions, quando l’attuale tecnico del Chelsea si affidava al 4-5-1 o al 4-3-2-1.

L’ampio guardaroba della Juventus di Allegri

Juve camaleontica? Sì, ma nulla a che vedere con quella di Allegri. Il tecnico livornese, subentrato a sorpresa in una bollente estate all’amatissimo Conte, incassati fischi e pernacchie soltanto per aver accettato l’incarico, entra in punta di piedi. Come richiede logicamente la situazione, non stravolge nulla ma medita, come ama fare, non solo un nuovo abito per la Juventus ma più vestiti. Già, perché l’idea, suggerita dalla logica, è questa: ogni avversaria va affrontata con la stessa grinta, la stessa attenzione ma, con il vestito adatto alla circostanza.

Allegri parte senza stravolgere il 3-5-2 di Conte, che aveva creato una difesa insuperabile, la famosa BBC. Eppure bisogna cominciare a gettare le basi per i necessari cambi tattici, anche a gara in corso. Il tecnico livornese comincia quindi a trasgredire piano piano dal 3-5-2, passando al 4-3-2-1, che poi diventa il marchio di fabbrica della nuova Juventus e che la proietta, dopo una fantastica cavalcata, dritta alla finale di Champions di Berlino nel 2015.  Ma questo cambiamento è soltanto il primo di un percorso che Allegri intraprende per rendere più europea la Juventus. Nella stagione 2015\16 il tecnico livornese vince un altro scudetto, mostrando per la prima volta una Juventus camaleontica in campionato. Si parte col 4-3-2-1, poi si ritorna al 3-5-2, che in fase di non possesso diventa 4-4-2. Ma questa squadra non è ancora abbastanza europea, non secondo le idee innovative del “conte” Max.

La miglior difesa è l’attacco

E allora la definitiva consacrazione del nuovo modulo arriva in occasione dell’anno dello scudetto della leggenda, il sesto di fila, con cui i bianconeri battono ogni record. Allegri, dopo qualche imbarazzo iniziale della sua squadra, a corto di motivazioni e con tanti giocatori che non ci stanno ad interpretare il ruolo di comprimari, cambia ancora. Sarà 4-2-3-1. Juve a trazione anteriore, con un patto tacito: gli attaccanti saranno i primi difensori, altrimenti salta tutto. Il cambio modulo porta non soltanto allo scudetto, ma addirittura alle seconda finale di Champions in tre anni. In finale la Juventus contro il Real Madrid si sente favorita, anche troppo, grazie a una difesa molto più forte di quella degli spagnoli. E pazienza se il loro centrocampo è più dinamico e se l’attacco è galactico, in fondo i bianconeri sono quelli che avevano lasciato a bocca asciutta in due partite i fenomeni del Barcellona.

E invece la finale dimostra che non è sempre la miglior difesa a raccogliere il risultato migliore, almeno non in Europa. E allora si riparte, alla ricerca di stimoli che non tardano ad arrivare. Allegri, da buon matematico, ama giocare con i numeri ed è pronto a ripartire dal 4-2-3-1, rinforzando sul mercato il reparto offensivo. E pazienza se parte Bonucci, i soldi devono essere investiti per aumentare il numero degli attaccanti, perché se in Italia può bastare avere la difesa migliore, il Real Madrid insegna che in Europa se vuoi andare fino in fondo devi avere il miglior attacco, anche a costo di concedere qualcosa dietro. Eccolo il nuovo stimolo, la nuova sfida di Allegri. E non è un caso che dopo tre giornate di campionato i bianconeri abbiano già messo a segno 10 gol, cosa che non accadeva dal 1981. Il camaleonte colpisce ancora….