Francesco Cavallini

In una giornata che doveva essere di festa, con l’arrivo a Torino del tanto desiderato Douglas Costa, per la Juventus arrivano tre schiaffi pesanti. Il primo è relativo, anche se mediaticamente rilevante. Dani Alves si presenta al Paris Saint-Germain e attacca, come suo solito senza peli sulla lingua. Differenze tra Juve e Psg? Ambizione e organizzazione. Non un’accusa da poco, per chi punta ad imporsi in Europa dopo anni di dominio casalingo. Ma al suo ex terzino destro, la Juventus risponderà sul campo se e quando ce ne sarà occasione. Poi la grana Schick. Problemi con le visite, scontro quasi frontale con Ferrero su eventuali nuove modalità di acquisto e l’arrivo a Torino del giovane ceco torna in bilico. Ma il mercato è ancora lungo, c’è tempo per mettersi d’accordo. E poi arriva la botta che non ti aspetti. Prima voci incontrollate. Bonucci vuole andare via. Panico social tra i tifosi, poi Lucci (l’agente di Leo) conferma. Stiamo lavorando a una cessione.

Bonucci-Juventus, l’addio che (non) ti aspetti

Per la piazza sembra uno schiaffo pesante e soprattutto inatteso. Ma ne siamo proprio sicuri? Per arrivare alle origini del malcontento del difensore della nazionale bisogna riavvolgere il nastro e tornare all’ormai mitologico 17 febbraio, giorno della lite in campo tra Bonucci e Allegri durante il match contro il Palermo. Parole dure, tribuna a Oporto. Una frattura pesante, poi ricomposta. O forse no? Non è complicato pensare che in due uomini molto orgogliosi come il toscano e il laziale lo scontro possa aver lasciato delle scorie. Che, se ci sono, non si vedono fino a inizio giugno. Cardiff, altra data fondamentale. La Juve si arrende e nel postpartita vengono in superficie dei retroscena. Protagonisti, neanche a dirlo, il tecnico e Bonucci, che avrebbero avuto un vivace scambio di vedute nell’intervallo. Poi arriva l’estate, non prima del terzo punto cardine di questa storia. Allegri rinnova. A cifre mostruose, che superano il tetto di ingaggi rappresentato dai sette milioni e spicci di Higuain e Dybala. Un segnale. Forte. A Vinovo comanda Max.

E non è quindi un caso, non può esserlo, che proprio in quei giorni si cominci a parlare di sirene britanniche per Leo. C’è Conte che chiama, quel Conte che lo ha avuto con sé nel suo triennio bianconero e che ha trasformato un difensore talentuoso ma discontinuo (a Torino qualche bonucciata iniziale ancora se la ricordano) in uno dei migliori centrali in circolazione. Bonucci è uomo di Conte, altro elemento da non sottovalutare nell’ambito di un rapporto, quello con Allegri, mai del tutto decollato. Il Chelsea si affaccia, ma da Corso Galileo Ferraris giunge un secco no. Leo non si tocca. A meno di offerte monstre. Che in quel momento non vengono recapitate. Vacanze e finalmente un po’ di silenzio. Ma dura poco, come le ferie dei calciatori. E giusto un giorno prima del ritorno dei nazionali per le visite mediche, scoppia di nuovo la bomba. Un po’ troppo per definirla coincidenza. La Juventus non apprezza. Iniziano gli esami, Bonucci arriva al J Medical, ma sui social non ha il suo post dedicato. Lo mettono in vetrina più tardi, assieme ai suoi compari (chissà per quanto) della BBC. Nè ignorato, nè esposto. Puro stile Juventus.

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Il rapporto tra Bonucci e Allegri non è mai stato idilliaco

E Leo cosa ne pensa? Silenzio, nessuna dichiarazione. I tormenti, innegabile, ci sono. Personali, tecnici, persino economici. L’idea dell’esperienza all’estero attira. Londra, città cosmopolita, dove far imparare l’inglese a Lorenzo e Matteo. Barcellona, per formare con Pique una coppia insuperabile. E in entrambi i casi, un ingaggio faraonico. Non pensarci, non considerare l’opportunità sarebbe delittuoso. A Torino qualcosa si è rotto e la felicità, in tutti i sensi, può essere altrove. E quindi ci si guarda attorno. Senza mai chiarirlo in pubblico, ovviamente, perchè Bonucci ha imparato sulla sua pelle che lo scontro frontale con la dirigenza juventina difficilmente paga. Ma il procuratore, chi lo controlla? Lucci ha tutto l’interesse a far sapere che una frattura c’è. Perchè per ingaggiare Leonardo Bonucci c’è la fila. In tutta Europa, ma anche in Italia.

La Juventus ed i suoi tifosi vorrebbero evitare di vedere Leo in Serie A con un’altra maglia, ma questo loro desiderio rischia seriamente di cozzare con l’elemento fondamentale di qualsiasi trattativa, la volontà del giocatore. I separati in casa sono scomodi, figuriamoci se si tratta di un simbolo della Signora pluriscudettata. Panchine e tribune non sono contemplabili. Se Bonucci ha deciso, andrà via. A patto che faccia entrare nelle casse bianconere quanto richiesto. E a Milano c’è qualcuno che potrebbe decidere di accontentare Marotta e Paratici. Più di qualcuno. Si è fatto avanti il Milan, che ha dalla sua contropartite importanti. Romagnoli, che numericamente e come tipologia di calciatore sostituirebbe il numero 19. De Sciglio, l’esterno destro che dalle parti di Vinovo latita. E soldi, perchè se la valutazione si aggira oltre i 50 milioni, i due cartellini non bastano mica. Ma la Cina (più o meno) più piccola, la gente mormora e potrebbero muoversi anche da Nanchino, dando mandato ad Ausilio di tentare il clamoroso ritorno di Bonucci alla casa madre, quell’Inter che lo ha cresciuto e con cui Leo ha vinto il primo dei suoi sette Scudetti.

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Conte accoglierebbe Bonucci al Chelsea a braccia aperte

Il futuro di Bonucci è nebuloso, ma forse per la prima volta dal 2010 l’ipotesi che il centrale bianconero possa lasciare Torino è particolarmente vicina alla realtà. È una storia importante quella tra Leo e la Juventus. Entrambi ci hanno messo del loro per renderla magnifica e felice, ma non sempre l’amore è eterno. E quando finisce, è dura ricomporre i cocci. Ci si prova, si tenta di appianare differenze che a volte sono inconciliabili. Ma se non va, meglio non insistere. Separazione più o meno consensuale e amici (?) come prima. Non sarà semplice. Più di qualcuno avrà da ridire. Ma poi, è il caso di dirlo, qualsiasi decisione venga presa, dovranno sciacquarsi tutti la bocca. Perchè si sa, per chi si scontra con Leonardo Bonucci, finisce sempre così.