Redazione

Una serata amarissima. Messi…male. No, Juventus, così no. Cadere a Barcellona rientra anche nell’ordine naturale delle cose. I bianconeri, però, sono usciti sgretolati dal confronto. Nella prova da primi della classe, Allegri toppa. Ancora. Sopratutto sul piano della personalità. Doloroso ammetterlo, ma si sente l’assenza di Bonucci, e, soprattutto, di Dani Alves. Inutile girarci intorno. Manca la personalità. La forza di tenere aperte le partite. Il 3-0 condanna la Juventus che, a meno di miracoli o regali insperati, si deve già rassegnare al secondo posto nel girone. E a un percorso in salita.

Contano più le assenze o le scelte?

Inutile pensare a chi non c’è. Preoccupano più gli assenti…per scelta. Più discutibile, invece, pensare alle scelte. La Juventus fa acqua sulla destra. Allegri è stato costretto a sostituire De Sciglio, non all’altezza neanche nella serata del Camp Nou, con Sturaro. Orbene, con tutta la buona volontà, Lichtsteiner ha visto la partita dal salotto di casa. Era proprio necessario rinunciare allo svizzero, che avrà anche tanti difetti, ma è indiscutibilmente ordinato tatticamente e legato come pochi alla maglia? Se De Sciglio è quello che si è visto, e la sua prima alternativa è un adattato, si può sostenere con ragionevole certezza che qualcosa è stato sbagliato in sede di scelte?

Il problema è solo a livello mentale?

Nel primo tempo la squadra regge il ritmo del Barcellona e se la gioca anche alla pari. Manca all’appello Higuaìn, e anche questo è un caso da analizzare, ma nel complesso la squadra è al livello dei catalani. Il gol ha tagliato le gambe alla Juventus ed è pesato soprattutto a livello mentale. Una volta subìto il gol, proprio come a Cardiff, la squadra si è “arresa” ha mollato. Come se fosse impossibile recuperare. Allegri deve lavorare moltissimo sulla testa di una squadra che giganteggia in Italia ma che si scopre fragile in Europa. La non reazione è preoccupante.