Vincenzo Marangio

Vince perché è forte, si, ma non brilla. D’accordo, è dieci anni avanti a tutte ma gioca male. Parte come favorita, ma non si sa mai. E poi, in fondo, il mercato quest’anno l’ha depotenziata molto. Si dice tanto, forse troppo, ogni inizio anno sulla Juventus. Sensazioni tutte inquinate da forzature che poi sul campo vengono di fatto sempre smentite. L’Italia, si sa, è il Paese degli allenatori, che poi durante il mondiale diventano CT, che d’estate diventano manager ed esperti in economia. Ma poi si finisce tutti al bar dello sport, chi a lamentarsi degli arbitri, del palazzo e del potere, chi a festeggiare ed esaltare un allenatore che alla prima occasione viene gettato giù dalla torre.

La prima Juventus di Conte, tutta da assemblare

Proviamo per una volta a cominciare con un piede diverso. Proviamo ad analizzarla la Juventus, prima di giudicarla. A capirla, prima di emettere giudizi. Tutto nasce con la prima Juventus di Conte, la cui formazione titolare recitava grossomodo così: Buffon; Lichtsteiner, Bonucci, Barzagli, Chiellini; Marchisio, Pirlo; Pepe, Vidal, Krasic; Vucinic o in alternativa Matri. Una squadra completamente nuova con diverse lacune e ben lontana dai pretendenti al titolo, il Milan di Nesta, Tiago Silva, Zambrotta, Seedorf, Boateng, Ibrahimovic e Cassano (tanto per fare alcuni nomi) allenato da un certo Massimiliano Allegri. Questa Juve, che definirono ancora troppo acerba e con poca qualità per vincere, portò a casa uno scudetto che arrivò senza perdere mai una partita.

Contraccolpo Del Piero

La seconda Juve era la prima del post Del Piero. Il capitano di tante battaglie saluta squadra e società accasandosi in Australia per non scontentare nessuno. Anche di questa Juve fu detto tutto: irriconoscente verso la sua bandiera, ormai completamente dominata da un Agnelli considerato poco competente e incapace di aprire una ciclo. Anzi, secondo molti la partenza di Del Piero era preludio ad un inevitabile declino. Nel frattempo arrivò per poche migliaia di dollari (più il cachet a Raiola) un giovane di belle speranze che rispondeva al nome di Poul Pogba. Insieme al francesino misero piede a Torino Lucio, Bendtner, Anelka. Stavolta i bianconeri partirono favoriti ma con lo scetticismo del post Del Piero e di un mercato insufficiente. In effetti Lucio, Bendtner, Anelka risultarono molto deludenti al punto da ripartire l’anno seguente ma Pogba no, e tutto sommato neppure la Juve che vinse il secondo scudetto di fila.

Tevez il Gordo

Conte atto terzo. Partono i deludenti Lucio, Bendtner, Anelka, arrivano un certo Llorente (spagnolo misterioso a parametro zero che “se l’Athletic Bilbao ha fatto partire a parametro zero ci sarà un perché”) e Carlos Tevez, a lungo inseguito dal Milan che poi sceglie a sorpresa la Juventus. Un colpo di mercato snobbato per via di un certo ingiustificato scetticismo sulle condizioni fisiche dell’argentino che in moti vedono molto sovrappeso.  Risultato? Terzo scudetto di fila della Juventus, Tevez il Gordo segna 19 gol in campionato, Llorente lo sconosciuto ne fa 16.

Senza Conte, fine di un ciclo

E poi viene l’estate più strana e difficile in casa Juventus. Quella in cui, a sorpresa, poco prima di un ritiro già programmato e organizzato, Conte decide di lasciare la Juventus. Ovviamente il titolo è fatto: senza il suo condottiero, termina un ciclo per i bianconeri che perdono il loro vero valore aggiunto, tutto il resto crollerà come un castello di carte. La situazione si amplifica quando Agnelli comunica il nome del successore: Massimiliano Allegri. Da Milano ridono, a Torino i tifosi si arrabbiano e accolgono il tecnico livornese con fischi e pernacchie. Nel frattempo parte Vucinic e arrivano Morata, Coman, Evra e Pereyra. Si cambia ancora, dunque, e la nuova scommessa del club bianconero è Allegri. Scommessa vinta, anche questa volta e non solo in Italia perché la Juve è anche finalista di Champions League. Nel frattempo arriva il quarto scudetto di fila, qualcuno a Torino ha quasi vergogna a festeggiare ma in fondo decide di salire sul carro dei vincitori..

Squadra smontata

Il secondo anno di Allegri comincia come peggio non potrebbe e gli scettici si ringalluzziscono, perché vanno via nell’ordine: Vidal, Pirlo, Tevez, in pratica cuore, muscoli e cervello della Juventus. E poco importa se arrivano giocatori come Khedira, Zaza, Rugani, Hernanes, Alex Sandro, Cuadrado, Mandzukic, Lemina, Dybala. Tra vecchie glorie e giovani promettenti, secondo l’opinione pubblica questa Juve no, proprio non può vincere. Ennesimo errore di valutazione: in casa Juventus arriva il quinto storico scudetto di fila, eguagliato il record dei bianconeri del Quinquennio, del Grande Torino e dell’Inter. Eppure piovono critiche su Allegri per essere uscito troppo presto dalla Champions League.

Centrocampo poco convincente

Squadra che vince non si cambia? Alla Juventus questo proverbio proprio non lo conoscono. Anzi, per Agnelli, Marotta, Paratici e Nedved, l’unico modo per tenere alti gli stimoli è cambiare, crescere, costantemente. E allora nuova mini rivoluzione nel terzo anno di Allegri: partono Pogba (arrivato quasi gratis dal Manchester United e rivenduto proprio ai reds per oltre 100 milioni di euro), Llorente, Morata, Hernanes; e arrivano Benatia, Pjanic, Higuain, Pjaca, Dani Alves. Una campagna acquisti clamorosa, con una spesa di oltre 120 milioni solo per prendere Pjanic e Higuain, soffiati alle rivali Roma e Napoli depotenziandole nella lotta allo scudetto. Servivano gli effetti speciali per lo scudetto della leggenda che si materializza immancabile.

Ma il Napoli gioca meglio…

Sei anni di Juve dovrebbero aver finalmente aperto gli occhi, e convinto gli scettici a capire che questa società costruisce mentre continua a vincere, e che non esiste ciclo nuovo e ciclo vecchio se lo rigeneri strada facendo. Eppure, sempre gli stessi giudizi. Questa è storia recente, la Juventus perde Bonucci e Dani Alves, e pazienza se arrivano Douglas Costa, Bernardeschi, Matuidi, Szczęsny (il dopo Buffon da far crescere strada facendo), Bentancur, De Sciglio, Hoewedes, perché tanto c’è il Napoli di Sarri che gioca meglio e vincerà lo scudetto. E probabilmente questa volta sarà così, perché una squadra non può vincere in eterno ma crescere rigenerandosi si. Ed è questa la forza della Juve, un’eterna giovinezza che tutti invidiano e nessuno capisce. Perché è meglio giudicare che imparare.