Francesco Cavallini

Paolo De Ceglie, trentun anni a settembre, da venti alla Juventus. Dal lontano 1996 l’aostano ha fatto parte della grande famiglia bianconera, aiutando la Vecchia Signora a risorgere dall’abisso della Serie B e poi partecipando, seppur non da protagonista, a tre dei sei Scudetti consecutivi dell’era Conte-Allegri. Tre, non quattro, perchè quello 2016/17 non risulta nel palmares dell’esterno sinistro. Certo, non ha giocato neanche un minuto, ma Mattiello, anche lui mai utilizzato, può vantare campionato e Coppa Italia. Dove sta il problema?

Il problema è che De Ceglie è fuori rosa dall’inizio della stagione, dopo che per ben due volte si è opposto alla cessione da parte della Juventus, prima nello scorso mercato estivo e poi in quello di riparazione. Il contratto dell’ex Parma e Genoa scade il 30 giugno 2017 e dopo un’annata definita dallo stesso protagonista “un incubo” arriverà un nuovo capitolo della carriera del mancino. Una situazione non molto pubblicizzata, ma che sottolinea che, successi e fatturati a parte, tutto il mondo è paese. La Juventus non è una società perfetta, come le altre ha le sue gatte da pelare e, soprattutto, non sempre è in grado di gestire perfettamente le grane interne e esterne. Anche i dirigenti bianconeri, insomma, si arrabbiano. E quando lo fanno, usano il pugno duro.

Gli scarpini della finale di Champions apparsi sul profilo Instagram di Dani Alves

Gli scarpini della finale di Champions apparsi sul profilo Instagram di Dani Alves

Chiedere a Dani Alves, la cui rescissione è sì consensuale, ma causata da un attrito con la società (in particolare con l’Amministratore Delegato Marotta, ironicamente ringraziato nel post su Instagram in cui il brasiliano annunciava l’addio). C’è da capire se le continue gaffe social del terzino destro siano causa o effetto delle tensioni, poi scoppiate pubblicamente dopo l’ormai celeberrima foto degli scarpini celebrativi della finale di Berlino. In ogni caso, non certo la fine che ci si aspettava da una storia d’amore breve, ma che prima della sconfitta di Cardiff sembrava essere sbocciata in pieno. Richiesta del calciatore o decisione (accettata) della dirigenza, la risoluzione del contratto è stata solo la logica conseguenza di un rapporto che non poteva continuare.

Come quello, seppur ottimo, tra la Juventus e Arturo Vidal. Il cileno, quattro volte campione d’Italia in bianconero, non si è mai fatto mancare nulla nelle sue stagioni a Torino. Una notte brava prima di un match contro la Roma gli è costata una mega-multa da centomila euro, stessa cosa acccaduta a Caceres quando si è schiantato con la sua Ferrari in preda ai fumi dell’alcool . Ma se l’uruguaiano è stato lasciato andare a scadenza di contratto senza troppi rimpianti, il cileno deve combinarne un’altra delle sue per partire. Siamo nel 2015 e Vidal è in Cile per la Coppa America giocata in casa. Serata un po’ troppo sopra le righe, uscita di strada con la sua autovettura e siparietto con gli agenti di polizia che gli controllano il tasso alcolemico. Io sono Arturo Vidal, giocatore della nazionale cilena. E della Juventus, ma ancora per poco, perchè a Corso Galileo Ferraris non la prendono bene e a fine torneo lo spediscono al Bayern Monaco per 37 milioni. Separazione però soft, con le due parti rimaste in ottimi rapporti.

Arturo Vidal, quattro stagioni alla Juventus

Arturo Vidal, quattro stagioni alla Juventus

La stessa cosa non si può certo dire riguardo Fabrizio Miccoli, sedotto e abbandonato dalla Vecchia Signora nei primi anni del nuovo millennio. Lo screzio è con Luciano Moggi, allora deus ex machina della società bianconera. Il giocatore leccese racconterà diversi aneddoti sulla sua breve esperienza in bianconero, da lui stesso definita “una tragedia” e sulla sua situazione di separato in casa. Trasferimento in comproprietà alla Fiorentina, riscatto da parte della Juventus, prestito biennale al Benfica e poi nel 2007 la cessione definitiva al Palermo. Miccoli rimane ex con il dente avvelenato, al punto che nel 2005, durante l’esperienza in viola, quando qualcuno ha l’ottima idea di chiedere all’attaccante se guarderà il match di Champions dei bianconeri contro il Liverpool, la risposta è semplice, ma non scontata. No, c’è il pay-per-view di wrestling.

Eppure i contrasti con la Juventus non riguardano solo calciatori in attività, ma anche grandi stelle del passato. Il termine non è casuale, perchè proprio intorno ad una stella, quella celebrativa allo Juventus Stadium, che ruota la querelle ormai quasi decennale tra Zibì Boniek e la società bianconera. Nel 2010 il polacco, tanto caro all’Avvocato Agnelli che gli regalò il soprannome di Bello di Notte, viene votato dai tifosi juventini tra i cinquanta calciatori meritevoli di essere ricordati nella pavimentazione dell’impianto torinese. Apriti cielo, perchè i gruppi organizzati non apprezzano la scelta. Boniek vive a Roma da anni, è rimasto molto legato all’ambiente e alla squadra giallorossa, a volte è critico nei confronti della Vecchia Signora e viene quindi percepito come “poco juventino”.

Boniek esulta dopo una rete in maglia bianconera

Boniek esulta dopo una rete in maglia bianconera

Andrea Agnelli, da poco insediatosi a Corso Galileo Ferraris, cavalca l’onda e asseconda la tifoseria. La stella viene rimossa e, dopo un’altra votazione, assegnata a Edgar Davids. A Boniek l’affronto non va giù e qualche anno dopo (nel 2014) l’ex romanista più che il fioretto usa la clava. Con la Juventus penso che abbiamo vinto tutto quello che c’era da vincere. Hanno tolto la stella a me e l’hanno data ad Edgar Davids, che mi sembra che l’unica cosa che abbia fatto nella Juventus sia aver preso 6 mesi di squalifica per doping. Se prima era poco juventino, ora il polacco è nemico pubblico. E la storia non finisce certo qui. Ancora avanti, arriviamo alla vigilia di Cardiff. Boniek, sempre molto attivo sui social network, lancia la provocazione. Amici juventini sanno chi è potente. Mi chiamano per i ticket a Cardiff, ma non avete numero di Edgar la vostra stella vincente? Sette anni dopo la scintilla, l’incendio divampa più che mai.

Insomma, non che la Juventus sia immune da polemiche, piccole o grandi che siano. Quel che è evidente è che la società di Corso Galileo Ferraris difficilmente si fa sfidare apertamente senza tirare fuori gli artigli. Potremmo quasi sostenere che quando si arrabbia, la Juve più che una Vecchia Signora bianconera diventa semplicemente il leggendario cavaliere nero. Al quale, come insegna Gigi Proietti, è sempre e comunque consigliabile…non arrecare disturbo.