Luigi Pellicone

Novanta sfumature di viola. Quanti gli anni che separano la sfida che si sta per disputare da quella del 1928. Molto, se non tutto, dipende dalla stagione 1928-29 quando nel primo campionato nazionale di Serie A, Fiorentina e Juventus si incrociano per un esordio indimenticabile. Fra le due squadre c’è un’abisso. Finisce 11-0 e tutto inizia…

La madre di tutte le partite

La rivalità che ha trasformato una sfida fra due citta distanti quasi 400 chilometri quasi in un derby affonda le radici in questo episodio mai dimenticato. Anche perché la stampa torinese alzò il tiro ad altezza…uomo con un titolo eloquente. “Firenze, un…dici niente?”. Una doppia beffa: sul campo e in vernacolo, in un Italia unita sì, ma ancora giovanissima e figlia dei campanili. Non a caso, nessuno, in riva all’Arno dimentica. E la rivalità si trasforma in odio sportivo.

L’indimenticabile rigore di Brady

Un altro episodio indelebile si regista nel 1982, anno di grazia del calcio italiano. Prima di quel mondiale, si consuma uno degli scudetti più discussi degli ultimi anni. Fiorentina e Juventus si contendono lo scudetto punto a punto. L’ultima giornata di campionato vede entrambe le squadre impegnate in trasferta. La Viola va a Cagliari a giocarsi un match molto duro che rimane sullo 0-0 dopo un gol annullato a Graziani. La Juventus invece passa in Calabria con un rigore trasformato da Brady. Scudetto alla Juventus, Fiorentina viola di rabbia. Franco Zeffirelli insulta Boniperti e la questione finisce in tribunale. Il regista dovrà pagare sei anni dopo il risarcimento danni.

In Codino il veleno…

L’ultimo e definitivo strappo si consuma, con una certa ridondanza, nell’anno dei mondiali. Finale di Coppa Uefa 1989-1990. La Viola, ancora una volta, incrocia la Juventus: si gioca nell’arco dei 180’ di gioco. Andata e ritorno. La Juventus si impone 3-1 a Torino, complice una rete di Casiraghi molto discutibile. Nel ritorno, giocato sul neutro di Avellino perché il Franchi è in fase di restauro in vista di Italia ’90 e il “Curi” di Perugia, lo stadio che ospitava la Fiorentina, è squalificato, non si va oltre lo 0-0. La Viola è delusa, contava nell’estro di Baggio, che però non incide. E quando la tifoseria scopre che il calciatore, quelle partite, le ha giocate, in pratica, da bianconero, è il delirio. Tecnicamente la cessione è postuma e avviene il 17 maggio, ma nessuno, a Firenze, crede ai Pontello. Gli ultras scendono in piazza e mettono a ferro e fuoco la città. Il presidente Pontello, come Dante nel 1300, dovrà lasciare la città. Esiliato per aver venduto il giocatore più forte alla rivale di sempre.

Il gran rifiuto di Roby e quella sciarpa…

Per la cronaca, l’amore per il Codino è intatto. Baggio, qualche mese dopo, torna a Firenze. L’arbitro decreta un calcio di rigore per la Fiorentina proprio per fallo sul numero 10 bianconero. Il “Franchi” trattiene il respiro. Roby calcerà? Baggio tentenna. Poi lascia l’esecuzione a Gigi De Agostini. Dal dischetto, errore che costa la partita. Vince la Fiorentina, 1-0. I tifosi, quando Baggio lascia il campo gli lanciano una sciarpa viola e lui  la raccoglie, tenendola per mano sino allo spogliatoio. Un gesto che fa il giro del mondo: Baggio non ha dimenticato la sua Fiorentina. E viceversa. Gli Juventini, ovviamente, non la prendono benissimo. È solo l’ultimo capitolo di una storia infinita. La Signora e la Fiorentina, amiche mai.