Francesco Cavallini

Chi nell’organico della Juventus si occupa del monitoraggio dei calciatori in prestito ha un ruolo importante, ma di certo molto faticoso. Una rapida ricerca mostra infatti che al momento attuale la società di Corso Galileo Ferraris ha in giro per l’Italia (e per il mondo) più di cinquanta calciatori. Si va dai più noti Caldara e Spinazzola agli illustri sconosciuti, come il venticinquenne Nico Hidalgo, centrocampista spedito al Cadice, o Timothy Nocchi, nella stagione appena terminata estremo difensore del Tuttocuoio, che è solo uno dei sette portieri presenti in questa lista. Un numero così impressionante è facilmente spiegabile dalla politica che i bianconeri seguono da ormai qualche decennio. La Vecchia Signora recluta i migliori virgulti del calcio italiano (e ormai europeo) e li aggrega alle sue squadre giovanili o, se sono già fuori età, gli fa fare esperienza lontano da Torino. Una prassi ormai consolidata, come dimostra l’esempio di Raffaele Palladino, che nel lontano 2002 viene ingaggiato dal Benevento a diciotto anni e girato alla Salernitana e poi al Livorno, prima di fermarsi a Vinovo.

Ma proprio la carriera del trentatreenne di Mugnano permette di analizzare quello che è il vero trend seguito dalla società bianconera. Basta infatti scorrere la rosa 2016/17 per accorgersi che dei giovani calciatori acquistati dalla Juventus in giro per l’Italia non c’è praticamente traccia. I quattro posti obbligatori per giocatori provenienti dal vivaio sono occupati da Marchisio (l’unico del poker ad aver giocato più di un match ufficiale), De Ceglie (ormai fuori rosa da tempo immemore), lo sfortunatissimo Mattiello ed il giovane terzo portiere Audero, che ha fatto il suo esordio in Serie A nell’ultima giornata contro il Bologna.

Rientro Marchisio

Claudio Marchisio, unico prodotto del vivaio bianconero regolarmente schierato da Allegri

Che c’entra quindi Palladino? È presto detto. La Juventus acquista un numero enorme di giovani calciatori, che nella stragrande maggioranza dei casi non sono poi però ritenuti abbastanza validi da entrare a far parte in pianta stabile della rosa bianconera. Proprio come il buon Raffaele, ceduto in comproprietà al Genoa per cinque milioni di euro dopo due stagioni a Torino. Ci sono poi delle eccezioni, come Daniele Rugani, acquistato dall’Empoli nel 2012 a diciotto anni appena compiuti e poi lasciato a maturare in provincia fino al 2015. Il difensore è ormai stabilmente nelle rotazioni dell’undici titolare e rappresenta (assieme a Caldara, già acquistato dall’Atalanta, ma che resterà a Bergamo per un altro anno) il futuro della retroguardia bianconera una volta che la gloriosa BBC terminerà le proprie trasmissioni.

Di eccezioni si tratta però, perchè le ultime sessioni di mercato dimostrano che, per rinforzare la sua rosa, la Juventus ha sempre puntato su calciatori pronti, a volte anche abbastanza in là con gli anni, come Evra o Dani Alves. Cosa farsene dunque dei vari Thiam e Marrone? Anche qui, la risposta è abbastanza semplice e scontata. Una volta stabilito che non rientrano nei piani bianconeri, i giocatori vengono venduti al miglior offerente da Marotta e Paratici. I giovani, salvo rari casi, vengono valorizzati sia tecnicamente che economicamente dalle esperienze in prestito ed offrono alla Juventus una ulteriore fonte di ricavi, da poter reinvestire per l’acquisto di calciatori ritenuti pronti. È il caso di Dybala, il cui cartellino (costato circa quaranta milioni), viene in parte ripagato dalla risoluzione della comproprietà di Berardi, di cui era stata acquistata la metà tre stagioni prima.

Domenico Berardi, acquistato in comproprietà dalla Juventus e poi lasciato al Sassuolo

Berardi che, come i vari Palladino, Zaza, Giovinco e Immobile, rappresenta però la punta dell’iceberg, ovvero l’acquisto (o il ri-acquisto, come nel caso della Formica Atomica) non abbastanza azzeccato da essere inserito nella rosa bianconera, ma ottimo per fare cassa e garantire un equilibrio economico per tentare di nuovo la sorte. Molti dei giovani non trovano invece un acquirente e spesso trascorrono anni della propria carriera in prestito qua e là, nella speranza di attrarre l’interesse di qualche club. Ecco spiegata la dimensione abnorme della lista, che comprende ex calciatori della Primavera che per una variegata serie di motivi non sono riusciti a sfondare (il succitato Marrone), scommesse ancora in bilico (è il caso del portiere Brănescu, che alla Dinamo Bucarest pare aver finalmente trovato un minimo di continuità di impiego) e qualche scelta francamente incomprensibile (Gallinetta, pagato quasi due milioni al Parma nel 2013 e oggi riserva del Santarcangelo).

La fine dell’era delle compartecipazioni ha creato qualche grattacapo a Torino, dato che la società era maestra nello sfruttare questa tipologia di trasferimento dei calciatori. Avrà però di certo fatto tirare un sospiro di sollievo al povero Marotta, che si era ormai abituato a trascorrere gli ultimi giorni di giugno con la calcolatrice in mano a formulare le offerte da inserire nelle famigerate buste. Ma se c’è qualcosa che non si può di certo imputare alla Juventus, è la mancata volontà di stare al passo coi tempi. E quindi l’esperto DS ha cominciato a prendere confidenza con la formula della recompra, destinata ad aumentare gli introiti delle cessioni dei giovani bianconeri, diminuendo al contempo il rischio di lasciare andare troppo presto qualche talento a esplosione ritardata. È il caso di Mattia Vitale, ceduto al Cesena in prestito con diritto di riscatto, mantenendo però l’opzione di riacquisto qualora i romagnoli dovessero decidere di rilevare il cartellino del centrocampista classe ’97.

Simone Zaza, prestato al West Ham e poi ceduto al Valencia (ph. tratta dal profilo ufficiale Facebook di Simone Zaza)

E quindi il 30 giugno 2017, termine ufficiale della stagione in corso, tornerà a Vinovo, almeno metaforicamente parlando, una variegata truppa composta da ragazzi di belle speranze e promesse non mantenute. Alcuni di loro (come Orsolini) dovrebbero essere valutati in ritiro da Allegri e dal suo staff, nell’ottica di aggregarli alla prima squadra. Altri cercheranno una sistemazione definitiva, salutando per sempre la Juventus e la grande occasione che non si è mai concretizzata. Altri ancora faranno invece di nuovo le valigie verso l’ennesimo prestito, sempre nella speranza di dimostrare il proprio valore e di poter tornare a Torino dalla porta principale.

Non sarà semplice, neanche per i più promettenti. La Juventus, salvo rarissime eccezioni, non è una squadra per giovani. Chiaro, per i talenti alla Dybala ci sarà sempre posto ed una macchina perfetta come quella di Allegri si può anche permettere di sperimentare di tanto in tanto e di lanciare la freschezza e la sfrontatezza dei Kean e dei Mandragora (quest’ultimo schierato una sola volta in questa stagione per un infortunio abbastanza fastidioso al piede). Eppure l’età media della rosa, ventotto anni e tre mesi, la dice lunga sulle scelte concettuali che vengono fatte nelle stanze chiuse di Corso Galileo Ferraris.

Orsolini Juve

Riccardo Orsolini, 20 anni, con Beppe Marotta della Juventus

Nonostante questo, per alcuni il futuro pare più roseo. I nomi su cui Marotta pare puntare maggiormente sono quelli attualmente in prestito biennale. Caldara, Spinazzola e Lirola termineranno il loro apprendistato a Bergamo e Sassuolo con un bagaglio di esperienza tale da potergli permettere di trovare posto nella Juve che verrà. Agli altri non si può che fare un enorme in bocca al lupo. La maglia bianconera è per molti un sogno e per tutti una splendida opportunità, ma bisogna dimostrare di valere quel simbolo sul petto. Perchè la Juventus non fa sconti. Neanche al talento più fulgido.