Redazione

I bianconeri ritrovano la Lazio, che le ha sfilato la Supercoppa Italiana ad agosto. Una partita decisa da una condizione atletica palesemente differente: la Juve, reduce dalla ICC e con poco fondo patisce una Lazio che prepara la partita nei minimi dettagli, in tre settimane di ritiro studiato per avere maggiore brillantezza. Risultato: tre gol subiti (prima e unica volta in Italia, in questa stagione) e una partita spesa a rincorrere. Ad agosto, il gap tecnico è stato annullato dalla maggiore fisicità. A ottobre, cambia tutto…

Questa volta, sul piano fisico, sarà diverso.

Tre mesi fa, la Juventus non aveva Matuidi. E non è poco. La presenza del centrocampista francese ha cambiato la morfologia del centrocampo bianconero. Tanta corsa, altrettanta sostanza, sopratutto in fase di non possesso quando c’è da portare il pressing al portatore o rompere le linee di passaggio. La presenza del chewing gum, ha cambiato tutto. Matuidi si incolla all’avversario, recupera palla e la consegna ai piedi sapienti dei costruttori di gioco. Ed è tutto un altro vivere.

Matuidi è il discriminante della mediana

Il centrocampo è la vera forza della Lazio: è la chiave che permette ai Inzaghi di aprire e chiudere la “fisarmonica” del suo 3-5-1-1 che in fase difensiva si trasforma in 5-4-1 difficilmente aggirabile considerata la densità e la copertura degli spazi. In questa ottica Matuidi è decisivo perché garantisce quegli “strappi” che possono mettere in difficoltà i biancocelesti. Nessuno, tranne Leiva, ha la forza fisica per contrastarlo.  E comunque il mediano laziale non ne ha la corsa e la resistenza sui 90′ di gioco. In una squadra che a Roma ha sofferto parecchio perché la tecnica superiore non era sostenuta dalle gambe e dal fisico, Matuidi è discriminante. L’ago della bilancia che può far pendere, questa volta, il peso specifico della mediana dalla parte Juventina. E se la Juve non subisce, vince.