Redazione

Diffidate dalle imitazioni. Non basta avere buoni polmoni e tanta forza di volontà per cambiare il verso di una squadra, trasformandola e garantendole un equilibrio che nessun’altra formula aveva offerto. Non ci si improvvisa Mario Mandzukic. Se n’è accorto Bentancur, che a sua discolpa si è trovato a fare da ago della bilancia nella partita più complicata di questo inizio stagione. Lo ha capito anche Sturaro, che a volte è stato schierato nella batteria di trequartisti proprio per cercare di sopperire all’assenza del croato, ma che non è riuscito a non farlo rimpiangere. Di Mandzukic ce n’è uno. Fortuna per tutti, ma sfortuna per la Juventus, che quando il suo equilibratore viene a mancare, soffre.

Un cambio di ruolo provvidenziale

Poi spesso vince comunque, perchè è palesemente più forte delle avversarie e perchè in rosa ci sono altri calciatori in grado di fare la differenza. Ma a volte perde, e viene da pensare che l’assenza del croato abbia un minimo a che fare con questa evenienza. Le statistiche dello scorso anno sono la perfetta cartina di tornasole di questa situazione. Dopo la sconfitta contro la Fiorentina, in cui Mandzukic era sceso in campo solo per dieci minuti, Allegri, fulminato sulla strada per Torino, ha deciso che alla qualità andava per forza di cose abbinata la quantità. E quindi il numero 17 si è ritrovato a fare l’esterno a sinistra, ruolo non propriamente nuovo per lui, ma non esattamente quello che stava ricoprendo alla Juventus.

A questa Juventus, Mandzukic serve come il pane

Da quel momento in poi, con lui in campo, solo due sconfitte. Una ininfluente, contro la Roma in campionato, più quella di Cardiff, dove Mandzukic ha fatto di tutto e di più per aiutare la squadra (compreso l’eurogol in rovesciata), ma non è comunque bastato. Il suo unico gol stagionale partendo dall’out mancino, tra l’altro. Mario per questo un po’ soffre, gli manca la rete e l’esultanza, ma non si può voler tutto dalla vita. Vanno combinate due esigenze. Alla Juventus serve un altro tipo di lavoro in campo e al croato serve giocare. La panchina non la sopporta e fare di necessità virtù è stata la soluzione più sensata.

La concorrenza è avvisata, Mario non si tocca

In questa stagione però aumenta la concorrenza. Sono arrivati Douglas Costa e Bernardeschi. Entrambi possono giocare a sinistra, ma nessuno dei due garantisce la mole di lavoro di Mandzukic. Non per nulla nelle prime tre partite di campionato e nella Supercoppa Italiana contro la Lazio, in quella posizione non c’è stata storia e il croato si è preso la sua maglia da titolare. Al Camp Nou non è andata così, e si è visto. Fuori il trentunenne per un infortunio alla gamba, equilibri saltati e tre reti sul groppone. Ma l’attaccante della Juventus è di ferro, anzi, d’acciaio, e già freme per riprendersi il campo. Allegri non lo lascerà certo fuori, non dopo la partita di Champions. Ha bisogno del suo talismano. E gli altri sono avvisati. Non basta un cartellino da quaranta milioni per togliere il posto all’Onnipotente Mario.