Vincenzo Marangio

Il principino riparte dagli States. La nuova vita di Claudio Marchisio, emblema da sempre dell’eterna giovinezza che si evince anche dallo stesso nome (che poi è anche una sfida,) della sua Juventus. Ricomincia da una doppietta al Psg, una doppietta in cui c’è tutto: potenza e rabbia nel primo gol di sinistro dal limite dell’area e che si insacca all’incrocio dei pali, precisione e freddezza nel secondo gol, quello dal dischetto del rigore, il gol che regala alla Juventus la prima vittoria (non ancora ufficiale) della nuova stagione bianconera.

Marchisio, il Principino vestito di bianconero

Trentuno anni, da ben ventiquattro nella Juventus. Basterebbe questo a spiegare il forte legame che c’è tra Marchisio e la squadra Campione d’Italia, tra il Principino e la sua Signora. Occhi azzurri come il cielo, capelli sempre inappuntabilmente sistemati, un look impeccabile, elegante. Da principe appunto, anzi, da Principino, in ossequio a quella eterna giovinezza che contraddistingue la Juventus. Passano gli anni, cambiano i compagni ma lui è sempre lì, al suo posto, in mezzo al campo, cuore e polmoni della mediana, col tempo diventato anche cervello e non solo cilindri nel motore dei bianconeri. Riparte dagli States, dicevamo, quel percorso costellato da tanti momenti positivi ma anche negativi come quel drammatico 17 aprile del 2016 quando, al 12′ del primo tempo, dopo un contrasto di gioco con Vasquez durante un Juventus-Palermo, cade a terra dolorante e in lacrime richiama l’attenzione dello staff medico. S’intuisce subito che è qualcosa di grave e il risultato della risonanza è impietoso: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro.

marchisio, il principino

Claudio Marchisio con la maglia della Nazionale

Un recupero faticoso

La sua stagione si chiude alla 33esima giornata quando peraltro la Juventus, portandosi a + 9 sul Napoli si cuce praticamente il quinto scudetto sul petto, ma per il Principino il sogno Europeo con la Nazionale svanisce prima ancora di cominciare. Il recupero è lungo e difficile, perché a dispetto dell’immancabile giovinezza dello spirito, gli anni sono trenta e il corpo risponde più lentamente ad una completa riabilitazione. La prima luce fuori dal tunnel, Marchisio la vede il 26 ottobre del 2016 quando riprende ufficialmente le chiavi del centrocampo della Juventus, cilindri e cervello ma gambe da rodare, il recupero ha un concetto largo: tornare in campo non significa necessariamente essere tornati al top della forma. La Juventus batte la Sampdoria senza difficoltà, il numero 8 bianconero si illumina a tratti ma si capisce che non è ancora lui.

La presenza di Allegri

Lo capisce soprattutto Allegri, che durante tutta la stagione, quella del sesto scudetto di fila e della finale di Champions di Cardiff, lo usa a piccole dosi, delegittimandolo, di fatto, del ruolo di titolare, con l’intelligente e saggio tacito consenso di Claudio. Che scalpita, osserva i compagni dalla panchina, ma senza fargli mai mancare il proprio supporto, fosse anche con un semplice tweet a fine partita. Poi, d’improvviso, in una notte americana si riaccende il sogno di Marchisio, che contro il Psg torna a splendere e, soprattutto, a segnare: un gol sotto al sette, l’altro di freddezza dagli undici metri. E torna anche la sensazione che il Principino sia di nuovo finalmente pronto a prendere per mano la sua Signora.