Francesco Cavallini

Chi fa da se…fa per tre. Centrocampista di lotta e di governo, capace di recuperare palloni, gestire il reparto con i tempi giusti e di mettere i compagni davanti al portiere. Sembra impossibile, ma tutte queste caratteristiche convivono in un solo calciatore. Che fino a qualche mese fa era uno dei dubbi della Juventus e che, nel corso di un’estate, si è trasformato in certezza. Miralem Pjanic è sbocciato, è cresciuto. In molti sensi. A partire dai minuti giocati, quasi tutti sui 450 finora disputati dalla Juventus. Per passare agli assist, già quattro. E vai a vedere che il Piccolo Principe, come lo chiamavano a Roma, è diventato il Re della squadra bianconera.

Da acquisto che non convince…

Nella Capitale il suo addio è stato metabolizzato in due maniere differenti. C’è chi si è strappato i capelli, riconoscendo il talento del bosniaco. E chi in fondo non lo ha mai apprezzato, convinto che i mezzi a sua disposizione gli avrebbero permesso di fare molto di più. Dicotomia perfettamente ricreatasi nella prima stagione a Torino. Tutto bene, ma… Ma c’è stata Cardiff. Dove il volto del numero 5, assieme a quello del compagno di reparto Khedira, è divenuto il simbolo della resa incondizionata della Juventus al Real campione d’Europa.

…a idolo dei tifosi

Pjanic ha fatto tesoro della lezione e, nella serata finora più buia della stagione, è stato l’unico raggio di luce. Non è stato aiutato dai compagni, ma se la partita fosse stata solo una serie di uno contro uno, il bosniaco non avrebbe sfigurato davanti alla sua controparte, quell’Andres Iniesta che molti avrebbero voluto a Torino al suo posto. Peccato che anche al Barça avere Pjanic non dispiacerebbe molto, e l’apprezzamento della dirigenza blaugrana qualcosa vorrà pur dire. Peccato che, rispetto a qualche mese fa, l’ex giallorosso sia divenuto indispensabile per la squadra e, finalmente, anche un idolo dei tifosi.

Centrocampista di lotta e di governo

Nelle reti di Dybala e Higuain c’è quasi sempre il suo zampino e la presenza di Matuidi, sia in un centrocampo a tre che nel più canonico 4-2-3-1, lo sgrava parecchio da compiti di interdizione. Che però Pjanic continua ad assolvere in maniera impeccabile. Sempre tra i primi in quanto a contrasti vinti, quando gli si rimproverava di non mettere abbastanza il piede. C’è lo zampino di Allegri, che lo ha scelto e lo ha plasmato, combattendo contro le perplessità di tifosi e addetti ai lavori. Alla fine, ha avuto ragione lui. E in una Juventus in cui il giovane argentino eletto monarca non riesce a prendersi il trono una volta per tutte, chissà che la corona non finisca su un’altra testa.